Alla scuola del Vaticano II, papa Leone spiega il significato della preghiera liturgica, “voce della Chiesa”, e richiama alla Messa domenicale
Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti! In questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium. Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.
Come suggerisce l’Apostolo Paolo, è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. «Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” (Lc 24, 27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (2Cor 9, 15) nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria” (Ef 1, 12), per virtù dello Spirito Santo» (SC, n. 6).
A Boma, nella Repubblica Democratica del Congo, è stata posta la prima pietra di un’Opera guanelliana
per giovani in disagio psichico. Sarà realizzata a tappe, secondo i mezzi a disposizione, ma fiduciosi nell’aiuto divino
Boma, nella provincia del Kongo Central, è una città di circa 200.000 abitanti, a 500 chilometri dalla capitale Kinshasa in direzione ovest, vicino all’oceano e al confine con l’Angola. È stata il primo porto, la prima capitale, la prima diocesi dell’antico Congo Belga, ma il suo relativo benessere è molto diminuito negli ultimi trent’anni, per lo sviluppo del porto nella vicina città di Matadi, che le ha sottratto gran parte del traffico. Con la riduzione delle attività portuali e la chiusura di alcune industrie, la maggior parte delle famiglie sopravvive grazie a piccoli commerci di confine con l’Angola e a un’agricoltura di sussistenza, coltivando campi intorno alla città.
Il monastero delle Ancelle Adoratrici è fedele al carisma della venerabile Maria Costanza Zauli.
È luogo di silenzio nella dispersiva vita di Bologna
La Via Murri corre veloce, con il traffico intenso di una grande arteria che collega il centro di Bologna con San Lazzaro di Savena e le periferie a sud della città. Quasi nascosto tra le case, con discrezione, sorge il Monastero delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento. Fondato nel 1933, è l’unica sede di un Istituto non molto conosciuto, ma che rappresenta un polmone spirituale per la città di san Petronio.
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