Nella festa di san Luigi Guanella, una proposta semplice per sostenere la Pia Unione del Transito di San Giuseppe
di don Bruno Capparoni, Direttore della Pia Unione
È dal cuore caritatevole di san Luigi Guanella che è nata la Pia Unione del Transito di San Giuseppe. Quasi al termine della sua vita, dopo aver condotto a termine la costruzione della grandiosa Basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma, egli ebbe un’ispirazione. Siccome nel suo cuore c’era posto per tutti i poveri, pensò anche a quei bisognosi per i quali non si poteva fare umanamente nulla, cioè ai morenti. Pensò che per loro si poteva almeno pregare.
Un libro per rendere omaggio a don Mario Carrera
La Pia Unione dal Transito di San Giuseppe ha dedicato questo libro alla memoria di don Mario Carrera (1935-2025), per esprimergli la sua gratitudine. Don Mario, al termine di una vita, offerta a Dio nell’Opera Don Guanella, tra il 2005 e il 2021 si è dedicato alla Pia Unione presso la Basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma e in questa sua ultima attività ha messo a frutto la personale passione per la comunicazione, come pure le sue esperienze in tale campo, e ha incrementato specialmente la rivista La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, organo mensile dell’associazione.
A Boma, nella Repubblica Democratica del Congo, è stata posta la prima pietra di un’Opera guanelliana
per giovani in disagio psichico. Sarà realizzata a tappe, secondo i mezzi a disposizione, ma fiduciosi nell’aiuto divino
Boma, nella provincia del Kongo Central, è una città di circa 200.000 abitanti, a 500 chilometri dalla capitale Kinshasa in direzione ovest, vicino all’oceano e al confine con l’Angola. È stata il primo porto, la prima capitale, la prima diocesi dell’antico Congo Belga, ma il suo relativo benessere è molto diminuito negli ultimi trent’anni, per lo sviluppo del porto nella vicina città di Matadi, che le ha sottratto gran parte del traffico. Con la riduzione delle attività portuali e la chiusura di alcune industrie, la maggior parte delle famiglie sopravvive grazie a piccoli commerci di confine con l’Angola e a un’agricoltura di sussistenza, coltivando campi intorno alla città.