In questi ultimi giorni, abbiamo vissuto un tempo particolarmente intenso. La morte di papa Francesco ha riempito di tristezza il nostro cuore e, in quelle ore difficili, ci siamo sentiti come quelle folle di cui il Vangelo dice che erano «come pecore senza pastore» (Mt 9, 36). Proprio nel giorno di Pasqua, però, abbiamo ricevuto la sua ultima benedizione e, nella luce della Risurrezione, abbiamo affrontato questo momento nella certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo, lo raduna quando è disperso e «lo custodisce come un pastore il suo gregge» (Ger 31, 10).
C'è un viavai di bambini e mamme con gli hijab (i caratteristici copricapo colorati) in alcune parrocchie della periferia romana. Con gli zainetti sulle spalle e ancora con il grembiule addosso, alcuni ragazzini entrano nelle salette dell’oratorio, si siedono ai tavoli, aprono astucci e quaderni. Ad attenderli ci sono alcuni “maestri” volontari. Fare i compiti insieme, trovare il significato delle parole più difficili, ripetere ad alta voce la lezione di storia: queste le attività. Poi viene anche il momento dello svago: qualcuno ha portato le caramelle o una piccola merenda da condividere.
Papa Francesco ha pubblicato un’enciclica sul Sacro Cuore di Gesù. Da questa devozione ha ripreso un messaggio di novità, che forse è l’eredità di tutto il suo pontificato
Si resta sorpresi dai giudizi sostanzialmente e universalmente positivi espressi sui social media riguardo all’enciclica Dilexit nos sul Sacro Cuore di Gesù, pubblicata da papa Francesco il 24 ottobre 2024.