Il Santo Padre Leone XIV alle famiglie dei ragazzi deceduti a Crans-Montana (Canton Vallese), 15 gennaio 2026
Dico molto sinceramente che sono molto commosso nell’incontrarvi. Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questa udienza, subito ho detto: «Sì, troveremo il tempo». Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è veramente una prova della nostra fede, è una prova di ciò che crediamo.
di don Bruno Capparoni, direttore della Pia Unione
Quando don Guanella, verso il 1905, si presentò alla Santa Sede per chiedere l’approvazione pontificia delle sue Opere, da Roma gli furono inviati osservatori (i cosiddetti “visitatori”) che nelle sue Case trovarono molte cose da approvare, altre da migliorare. Ma quello che suscitava perplessità nei “visitatori” era lo scopo delle Case guanelliane, il cosiddetto “fine” che il loro fondatore si prefiggeva. Nella loro relazione alla Santa Sede scrissero che don Guanella si proponeva «un fine senza fine», perché qualsiasi povero che non trovava accoglienza altrove, la trovava presso di lui. Ed egli dovette faticare non poco per spiegare che il suo modo di operare non era frutto di imprudenza, ma di carità. Era la carità che apriva il suo cuore e le sue Case a ogni genere di bisogno.
di don Bruno Borrelli
Svolgiamo un breve pensiero su san Giuseppe, che è invocato dai fedeli cristiani come patrono dei moribondi, dei morenti. Oggi si cerca di evitare la parola “morte” perché fa sempre un po’ di paura, ma il Catechismo ci insegna che un cristiano non deve aver paura della morte, deve invece prepararsi all’ora della morte.
di don Gabriele Cantaluppi
Il 9 marzo 1463 a Bologna, nel monastero del Corpus Domini da lei fondato, moriva quasi cinquantenne Caterina de’ Vigri, di nobile famiglia ferrarese, nota come santa Caterina di Bologna. Ella era solita trascorrere la notte di Natale nella contemplazione del mistero della nascita di Gesù, recitando mille volte l’Ave Maria. Nella notte del 25 dicembre 1445 le apparve la Madonna, che depose fra le sue braccia il bambino Gesù durante «la quinta parte di un’ora», come racconta lei stessa. A ricordo del prodigio, in quel monastero per un certo periodo di tempo si continuò a Natale la devozione di recitare mille Ave Maria, e questo ben presto divenne abituale anche fra i fedeli. Nel 2023 il monastero, a motivo della mancanza di vocazioni, ha cessato e le ultime monache clarisse sono state trasferite altrove.