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«Alla radice dei conflitti c'è sempre ingratitudine e pensieri avidi, l'ingratitudine alimenta l'avidità, l'ingratitudine genera violenza, mentre un semplice 'grazie' può riportare la pace!». «Quando l'uomo si illude di farsi da sé e dimentica la gratitudine, dimentica la realtà fondamentale della vita: che il bene viene dalla grazia di Dio, dal suo dono gratuito».

Del tempo con San Giuseppe

Trasmissione radio - marzo 2022

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Percorso pedagogico

Occorre prestare attenzione speciale ai primi mille giorni di vita del bambino. È pure necessario conoscere le fatiche naturali della sua crescita cognitiva

di Ezio Aceti

Premessa

I primi mille giorni sono basilari per ogni crescita e vanno seguiti con molta cura. Un agricoltore si accinge a curare una pianta particolarmente quando è piccola, perché più vulnerabile alle varie intemperie e a maggior rischio di morire. Così è pure dello sviluppo del bambino che, sin dai primi giorni di vita, necessita di cure speciali e attente in modo che, una volta divenuto grande e autonomo, possa cavarsela da solo e a sua volta occuparsi degli altri. La famosa psicoterapeuta infantile Françoise Dolto (1908-1988) ha speso tutta la vita a curare i bambini e spesso nei suoi libri insisteva nel ritenere i primi mille giorni di vita come i più importanti per l’intera esistenza. Infatti ora, grazie agli studi della neonatologia, della puericultura e delle scienze infantili, siamo in grado di garantire una base sicura di cura e attenzione a ciascun bambino.

Ci occuperemo adesso dello sviluppo del bambino nei primi tre anni di vita, evidenziando in modo sintetico i passi più importanti nelle varie sfere della personalità. Scopriremo sicuramente l’evolversi di un progetto che con straordinaria velocità si sviluppa e si realizza. Questo viaggio ci porterà lentamente nel mistero del bambino e ci sorprenderà, grazie alla genialità delle leggi di sviluppo che testimoniano l’amore e la grandezza di Dio creatore.

Lo sviluppo cognitivo

Gli studiosi cognitivi hanno iniziato le loro ricerche occupandosi di valutare l’intelligenza delle persone adulte e, a partire dai pionieri ricercatori come Alfred Binet (1857-1911), Frederich Skinner (1904-1990), Raymond Cattell (1905-1998) e David Wechsler (1896-1981), hanno ideato strumenti e scale di valutazione sempre più sofisticate. Tuttavia, per quanto riguarda i bambini, sono emerse alcune evidenti difficoltà.

Anche il concetto di intelligenza è andato modificandosi con il tempo, tanto che ormai oggi si considera l’intelligenza come una capacità multifattoriale e comprensiva di molte “intelligenze”. Recentemente poi gli studi di Thomas Gordon (1918-2002) e di Daniel Goleman (1946) hanno dimostrato come l’intelligenza relazionale e quella emotiva rappresentino un aspetto importante della capacità di comprensione e conoscenza della persona. Insomma, da tutto questo di evince che l’intelligenza comprende molti fattori interdipendenti.

L’intelligenza dei bambini

È stato lo psicologo svizzero Jean Piaget (1896-1980) che ha cercato di tenere insieme varie dimensioni del bambino. Questo cresce mediante un adattamento e una tensione continua alla scoperta di nuove esperienze del reale. Piaget sostiene che siano due i processi caratterizzanti l’adattamento, cioè l’assimilazione e l’accomodamento. Entrambi accompagnano tutto il percorso cognitivo della persona, flessibile e plastico in gioventù, più rigido con l’avanzare dell’età.

L’assimilazione consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito. In pratica, il bambino utilizza un oggetto per effettuare un’attività che fa già parte del suo repertorio motorio o decodifica un evento in base a elementi che gli sono già noti.

L’accomodamento consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti. Mediante questa continua esplorazione il bambino, soprattutto con il corpo, inizia a fare esperienze che si specializzano sempre più.

Gli studi di Piaget sull’infanzia identificano vari stadi o fasi evolutive. L’intelligenza segue di pari passo tutta l’esperienza del bambino che, sostanzialmente fino ai sei anni, è ancora egocentrica, in quanto il bambino trova molta difficoltà a “mettersi nei panni dell’altro” e soprattutto non è in grado di percepire la realtà così com’è.

La realtà oggettiva infatti per essere compresa necessita di una separazione da sé che permetta di cogliere le cosiddette relazioni topologiche (altezza, bassezza, profondità, lontananza, vicinanza) e le regole di fondo. Questa incapacità di distogliersi dal proprio punto di vista fa sì che il modo di pensare e di ragionare del bambino sia caratterizzato da pensieri che agli occhi degli adulti sembrano strani e banali.

Il pensiero “magico” del bambino

Nei primi anni di vita il bambino diventa consapevole degli oggetti e delle persone che lo circondano; verso i due anni il bambino inizia a costruire delle teorie sul mondo che lo circonda mediante il finalismo, l’animismo e l’artificialismo. Queste strategie di pensiero sono, in effetti, delle operazioni mentali specifiche che si trovano alla base del pensiero preoperatorio.

Vediamole con qualche esempio.

  • Il finalismo fa sì che il bambino ritenga che la gallina deponga l’uovo allo scopo che lui possa mangiarlo.
  • L’animismo consiste nella convinzione che tutti gli oggetti siano viventi e dunque, ad esempio, il sole è cosciente di muoversi e lo fa per dare luce alle nostre attività.
  • L’artificialismo si manifesta sotto la forma della convinzione che tutto sia stato costruito dall’uomo, comprese le montagne, i laghi e i fiumi...

Per i bambini risulta difficile staccarsi dal proprio punto di vista; nella loro visione del mondo e delle cose essi sono spesso convinti che gli altri possano percepire i loro pensieri e desideri, anche se non li esprimono verbalmente. Questo modo di ragionare del bambino determina una serie di fatiche e di difficoltà relazionali, a causa dell’egocentrismo cognitivo. Ma l’amore dei genitori e la cura educativa aiuteranno il piccolo a diventare grande, sempre più simile al modo di pensare degli adulti.

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Preghiere a San Giuseppe

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    Preghiera della Pia Unione per i morenti


    Come impegno c’è la preghiera per i Morenti, da recitarsi devotamente anche più volte al giorno. La preghiera è la seguente:


    “O San Giuseppe,
    padre putativo
    di Gesù Cristo
    e vero sposo di Maria Vergine,
    prega per noi
    e per gli agonizzanti
    di questo giorno (o di questa notte)”



    L’“Ave” a San Giuseppe


    Rallegrati, o Giuseppe,
    pieno di grazia,
    Dio Padre è sempre con te.
    Tu sei benedetto tra tutti gli uomini,
    sposo santo della Vergine Maria,
    scelto per accogliere
    il Salvatore del mondo, Gesù.

    San Giuseppe,
    protettore del Popolo di Dio,
    guida i nostri passi
    sulla via della croce
    fino all’ora della nostra
    morte felice.

    Amen.




    Preghiera a San Giuseppe lavoratore


    Caro san Giuseppe,
    Sei stato lavoratore come noi
    e hai conosciuto la fatica e il sudore.
    Aiutaci ad assicurare lavoro per tutti.

    Sei stato un uomo giusto che ha condotto,
    nella bottega e nella comunità, una vita integra
    nel servizio a Dio e agli altri.
    Fai che anche noi siamo integri nel lavoro
    e attenti alle necessità del nostro prossimo.

    Sei stato sposo che ha portato in casa Maria già incinta
    per opera dello Spirito Santo.
    Fai che i nostri genitori accolgano le vite che Dio manda.

    Hai accettato di essere padre di Gesù
    e ti sei preso cura di lui contro chi lo voleva uccidere
    e lo hai protetto nella fuga in Egitto.
    Fa che i nostri genitori proteggano i loro figli e fìglie contro le droghe che corrompono e contro le malattie che uccidono.

    Sei stato educatore di Gesù, insegnandogli a leggere le Scritture e introducendolo alle tradizioni del suo popolo.
    Fa che conserviamo la pietà familiare
    e sempre ci ricordiamo di Dio in tutto ciò che facciamo.

    Caro san Giuseppe,
    nel tuo volto umano vediamo ritratto il volto del Padre divino.
    Che Egli ci dia rifugio, protezione
    e la certezza che siamo portati sul palmo della sua mano.
    Mostraci, san Giuseppe, la forza della tua paternità:
    Dacci determinazione di fronte ai problemi,
    coraggio di fronte ai rischi, senso del limite delle nostre forze
    e fiducia illimitata nel Padre celeste.

    Tutto questo ti chiediamo nella forza del Padre,
    nell'amore del Figlio e nell'entusiasmo dello Spirito Santo.
    Amen.



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