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Un ben trovati a tutti i radioascoltaori.

Care sorelle e fratelli, ben trovati sintonizzati sulle onde di Radio Mater per trascorre insieme un tempo di preghiera nella casa di Nazaret in compagnia di Giuseppe per recuperare il legame tra il pregare e l’agire in questa giornata particolare da dedicare alla pregherà e al digiuno per spingere l’aurora della pace a spuntare all’orizzonte e là con la chiesa preghiamo: il Papa domenica ha pronunciata parole pesanti: dicendo. «Chi fa la guerra dimentica l'umanità, non sta con la gente, si interessa della vita concreta delle persone, ma solo all'interesse del potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi e in ogni conflitto la sofferenza dei poveri è lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune che in ogni conflitto è la vera vittima. Penso agli anziani, a quanti cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini.

Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti. Con il cuore straziato ripeto tacciano le armi. Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione italiana, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” ... Chi fa la guerra dimentica l'umanità, non sta con la gente, non si interessa della vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto l'interesse di parte del potere. Penso agli anziani, a quanti cercano rifugio, penso alle mamme in fuga con i loro bambini. Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti. Con il cuore straziato ripeto tacciano le armi» - Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione italiana, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Domenica scorsa abbiamo pregato nella messa; «Dio che hai affidato all'uomo l'opera della creazione e hai posto al suo servizio le immense energie del cosmo, fa' che oggi collaboriamo a un mondo più giusto e fraterno a lode della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli».

Il Papa, affacciandosi in Piazza san Pietro, ha detto: «Chi fa la guerra dimentica l'umanità, non sta con la gente, non si interessa della vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto l'interesse di parte del potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi e in ogni conflitto allontana la vita umana dalla volontà di Dio.  Ogni conflitto calpesta tante persone innocenti. Penso agli anziani - ha detto l Papa-, a quanti cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini. Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti. Con il cuore straziato ripeto tacciano le armi. Dio sta sempre con gli operatori di pace, con chi non usa la violenza. Perché chi ama la pace -come recita la Costituzione italiana-, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

 

 Sappiamo da sempre che la Quaresima è tempo dedicato alla conversione; è un tempo primaverile in cui fiorisce ardente il desiderio di una vita spirituale carica di speranza e animata di responsabilità per il futuro che Dio affida alle nostre mani.

 In questo tempo, simbolicamente racchiuso in 40 giorni, la chiesa ci invita a dissodare il terreno in modo che Dio, l’Onnipotente, possa trovare un terreno arato e così infiltrarsi in queste crepe aperte nella parete dell’anima dove le mani sapienti e creatrice dell’Onnipotente possa fabbricare il suo nido.

In quel lavoro, la mano del contadino, che sparge il seme, già nel suo cuore gusta il sapore del pane prima ancora che il grano sia frantumato della macina e cotto dalle fiamme del forno.

Il triangolo del terreno quaresimale intravvede la sua meta all’alba del mattino di Pasqua. 

Quest’ arco di tempo quaresimale scandisce il suo passo camminando su tre corsie: quella del digiuno, della preghiera e di una vita operosa edificando opere buone.

Per noi cristiani nel ricordo dell’acqua del battesimo, è come aprire le vele al vento dello Spirito e spingere il veliero della nostra vita ed approdare al porto di una più intima comunione con Dio solcando sempre l’oceano dell’amore.

 Questo atteggiamento interiore non è altro che lo stile abituale di ogni sillaba della preghiera coltivata e vissuta nella misteriosa fecondità del silenzio. 

Ogni azione liturgica, infatti, inizia sempre con un atto penitenziale, che è sì una richiesta di perdono, ma è, soprattutto, un predisporre il nostro spirito ad aprire la porta dell’anima per poter ospitare Gesù come ospite alla mensa della vita, maestro nel dirigere la melodia della preghiera.

Il senso della quaresima lo possiamo intuire efficacemente e quotidianamente, tentando di afferrare una frazione di tempo e così per ritagliarsi qualche minuto da dedicare alla lettura della Bibbia e sentire il pulsare nell’anima una realtà che avvertiamo come un’intuizione benefica di questo passaggio.  Infatti, tutta l’esistenza umana è esposta al sole, come tutto il creato è mantenuto in vita dal sole dell’amore di Dio. Tutta l’esistenza umana ha un rapporto esistenziale con Dio.  Il cristiano con il battesimo ha un rapporto con il divino che pervade tutta la nostra personalità.

Esprime questo rapporto intimo l’inno introduttivo dell’Ora terza quando si prega:

O Spirito Paraclito,
uno col Padre e il Figlio,
discendi a noi benigno
nell'intimo dei cuori.

Voce e mente si accordino
nel ritmo della lode,
il tuo fuoco ci unisca
in un'anima sola.

O luce di sapienza
rivelaci il mistero
del Dio trino e unico,
fonte di eterno Amore. Amen

 Tra gli scritti di san Luigi Guanella c’è un’espressione che sta a fondamento della sua molteplice azione di carità, là dove egli afferma: è «Dio che fa». 

Noi siamo dei semplici e obbedienti manovali. Addetti ai lavori per costruire una società di pace.

La parola pace percorre come sottofondo musicale tutte le parole della Bibbia; è una parola che costituisce il pilastro che sorregge l’impalcatura degli interventi di Dio. La pace è il riassunto di tutte le parole bibliche che hanno il loro vertice in Gesù sulla scia delle beatitudini evangeliche.

 La Quaresima come tempo di conversione, di rinnovamento personale e comunitario, soprattutto immagine del tessuto dell’intera esistenza terrena.

Nel Messaggio per il tempo che prepara alla Pasqua, il Papa nel suo messaggio per a quaresima paragona l’esistenza umana ad un campo da seminare e far fruttificare con opere buone di pace e di amore reciproco.

Lo slogan del messaggio si ispira all’esortazione di san Paolo nella lettera ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo». Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).

Il punto di partenza nel fare il bene, è connaturale alla nostra nascita alla vita terrena. Il primo agricoltore, all’alba della vita, è Dio stesso.  Questo annuncio, lievito del tempo della quaresima, ci invita ad adottare la mentalità, quella che ci insegna a trovare verità e bellezza «non tanto nel preoccuparsi dell’avere molto nel donare, quanto di seminare il bene e di condividerlo». Se ci impegniamo in questo modo, se diffondiamo semi di bene, i frutti non potranno che essere abbondanti, a cominciare da noi stessi e dalle nostre «relazioni quotidiane».

 «In Dio», infatti, «nessun atto di amore, per quanto piccolo, e nessuna generosa fatica vanno perduti». Ed è un contagio positivo che riguarda l’intera comunità, perché – osserva il Papa – servire il Padre, «liberi dall’egoismo, fa maturare frutti di santificazione e di pace per la salvezza di tutti».

Un cammino anche di purificazione personale, che ci fa partecipi della magnanimità del Signore. «Seminare il bene negli gli altri ci libera dalle anguste logiche di un torna conto personale e conferisce al nostro agire il respiro ampio della gratuità, inserendoci nel meraviglioso orizzonte dei benevoli disegni divini». Nessuno si salva da solo, soprattutto, nessuno si salva senza Dio.

Preghiera a san Giuseppe umile artigiano pag. 58

 Alla scuola della Parola, dunque siamo chiamati a riporre la nostra fede e la nostra speranza nel Signore.

 Anche «di fronte all’amara delusione per tanti sogni infranti, alla preoccupazione per le sfide che incombono su di noi sino allo scoraggiamento per la povertà dei nostri mezzi», può nascere «la tentazione di chiudersi nel proprio egoismo individualistico e rifugiarsi nell’indifferenza alle sofferenze altrui». Si tratta invece di togliere da noi stessi e di mettersi al servizio dell’amore di Dio e della comunità.

Per riuscirci bisogna impegnarsi in un itinerario intessuto di inviti corrisposti a non stancarsi: «pregare così da estirpare il male dalla nostra vita, di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo».

Una delle sfide di questa Quaresima è quella di «cercare, e non ignorare, chi desidera ascoltare una buona parola; nel godere di una visita, per chi soffre di solitudine una pagina amara di indifferenza».

Consapevoli che «il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre ma vanno conquistati ogni giorno», chiediamo dunque al Signore la paziente costanza dell’agricoltore per non desistere di fare il bene.

È un appello di costante attualità, domenica scorsa, si è concluso a Firenze l’incontro dei vescovi delle diocesi e dei sindaci che i loro territori si affacciano sul mar Mediteremo. Era un incontro programmato da tempo e purtroppo l'orologio della storia ha segnato una voragine di lutto, di morte, distruzione e di sofferenza a causa sa di una guerra fratricida scoppiata in Ucraina.
Per questo motivo il Papa ha indetto per oggi mercoledì delle ceneri una giornata  di digiuno e di preghiera.  Il nostro pensiero di partecipazione al disagio vanno verso tutte quelle persone che adesso si trovano nei rifugi sotterranei e a coloro che stanno fuggendo".

 

  I Vescovi hanno inviato alla comunità cristiane, pellegrina in Italia, l’invito ad impostare la nostra quaresima all’insegna della conversione che significa recuperare la consapevolezza della presenza di Dio nel quotidiano del nostro vivere.

«L’anima mia ha sete di Dio» una sete che ogni persona non può cancellare dalla parete della sua anima.

 Il credente in questo periodo quaresimale non solo desidera sapere più di quanto la ragione gli possa concedere, ma desidera sapere “un di più” poter avvertire passo dell’Onnipotente che desidera camminare insieme a noi come Gesù sulla strada di Emmaus nella sera di Pasqua: illustrando ai due pellegrini il messaggio racchiuso negli avvenimenti della resurrezione. Gesù, in quella circostanza, ha rinvigorito di luce di quelle rassegnate ombre che trascinavano i due discepoli di Emmaus.  

Pausa preghiera e musica

 

«Pensavamo di essere sani in un mondo malato». Con queste parole papa Francesco si rivolse al mondo quella triste sera del 27 marzo di due anni fa, quando la pandemia ci teneva prigionieri in casa.

 Un mondo sempre più malato di egoismo, carico di stoltezza, di orgoglio personale, familiare, comunitario che in questi giorni è stato portato su sulla trincea di una folle guerra. La preghiera, oggi e sempre, è prima di tutto l’accoglienza di una benevole Parola di Dio.

 Per questo ad ogni tentativo di agganciarsi a Gesù, il principe della pace, bisogna far spazio allo Spirito che è dentro di noi, e noi tranquilli come un bambino sulle braccia della mamma, e non dobbiamo arroccarsi prigionieri delle nostre logiche istintive e divisive.

La quaresima ci aiuta a vaccinarsi dalla tentazione di sentirci padroni del tempo della nostra esistenza.

 Alla messa festiva di domenica scorsa, la Parola di Dio ci ha indicato il modo di scrutare la vita con lo stesso lo sguardo di Dio che non si limita ad uno sguardo superficiale, ma a guardare con benevolenza come lui ha guardato la creazione: «Dio guardò e vide che tutto era cosa molto buona» (Gen 1,31).

  Il Dio biblico è un Dio felice, che non solo vede il bene, ma lo emana, perché ha un cuore di luce e il suo occhio buono è come una lampada che dove si posa diffonde luce (Mt 6,22). Un occhio cattivo, invece, emana oscurità, moltiplica pagliuzze, diffonde amore con la pesantezza di ombra.  Per impedire il contagio del bene alza una trave davanti al sole.

Gesù dice che non c'è albero buono che faccia frutti cattivi. La morale evangelica è un'etica della fecondità, di frutti buoni, di sterilità vinta.

 Dio non cerca alberi senza difetti, con nessun ramo spezzato dalla bufera o dallo contorto o danneggiato dai roditori o dalle tarme.

 L'albero sviluppato in pienezza, giunto a perfezione, non è quello senza difetti, ma quello appesantito piegato dal peso di tanti frutti, gonfi dei colori del sole e gustosi succhi.

Così, nell'ultimo giorno, quello della verità di ogni cuore (Mt 25), lo sguardo del Signore non si poserà sul male ma sul bene; non sulle mani pulite, ma sui frutti di cui saranno cariche, spighe e pane, grappoli di uva, di sorrisi donati e di lacrime asciugate.
La legge della vita è quella di donare. Tutto questo è scritto nel cuore degli alberi che crescono tra terra e cielo per decine d'anni per se stessi, semplicemente per riprodursi: alla quercia e al castagno basterebbe una ghianda e una castagna qualche volta negli anni, invece ad ogni autunno offrono lo spettacolo di uno scialo di frutti, uno spreco di semi, un eccesso di raccolto, ben più alto della necessità del riprodursi. Tutti i frutti sono al servizio della vita, degli uccelli del cielo, degli dei figli dell'uomo e della madre terra. Le leggi della realtà fisica e quelle dello spirito reciprocamente coincidono.

Anche la persona, per star bene, deve donare: è la legge della vita: deve donare il figlio per il genitore, il marito per la moglie, la mamma per il suo bambino, l'anziano con i suoi ricordi.

Ogni uomo buono, infatti, trae fuori il bene dal tesoro del suo cuore.

Noi tutti abbiamo un tesoro, è un cuore da coltivare come il giardino dell’Eden; un dono da spendere come un pane, da custodire con cura perché è la fonte della vita come dice il libro dei proverbi. Allora, non essere avaro: donalo come suggerisce il libro dei Proverbi anche attraverso la preghiera.

Pausa e preghiera   A te, o beato Giuseppe (p. 55) musica

La preghiera è sempre un umile esercizio di affidamento ed è l’unica realtà che ha la forza di cambiare la storia civile e religiosa con modalità misteriose che sfuggono ai nostri calcoli. La preghiera in cui Dio elabora i suoi capolavori fatti dell’intreccio del sangue dell’umanità e dello spirito del cielo.

 

Dopo tanta sofferenza piombata a noi a piene mani da un virus invisibile e cattivo, avevamo sperato di essere diventati più buoni, più umili, più fratelli. Sarebbe stata, in verità, l’unica cosa sensata da fare. La pandemia, sottraendoci – almeno per qualche tempo – a quella quotidianità che non abbiamo saputo apprezzare e invece siamo riusciti a renderla noiosa, ripetitiva, scialba.

 Non è ancora passato il pericolo del virus, siamo piombato nel vortice assurdo della follia di una guerra.

La guerra. Che cos’è la guerra? Che cosa sono state le guerre? Chi vuole le guerre? Di certo la guerra è la distruzione dii tutto, non solo delle cose, ma di persone. La guerra tenta di soffocare la speranza. Cancellare secoli di pensiero, di riflessione, di studi, di pazienza, impedendo di cercare e di trovare l’indispensabile modo di vivere insieme senza farci male e rendendoci orfani di bellezza e voglia di vivere. La guerra manifesta incapacità di dialogo incapacità di sentirsi fratelli nati da una comune radice cristiana che invece avrebbe dovuto fecondare la vita nel segno della fraternità e non della morte.

 I cristiani se non riescono a vivere la fratellanza almeno nel spirito ad essere compagni di viaggio in questa avventura unica e preziosa che è la vita. La guerra sarà sempre e soltanto- come diceva il papa Benedetto decimoquinto-  per la prima guerra mondiale: una «inutile strage». 

 Sempre, ogni guerra approderà sulle rive di un mare avvelenato di odio dove «tutto è perduto».

La pace va perseguita, ricercata, rincorsa, acciuffata, trattenuta come un tesoro prezioso. La pace è la culla calda della vita. Alla pace ci si educa coltivando tutte la qualità positive che la vita ci dona.

Preghiera Nelle tue mani (p.56)

  Le comunità cristiane soprattutto nei giorni scorsi sono invitate ad accodarsi a quel gruppo di persone fiorentine, uomini e donne di ardenti spiriti della città del fiore, che a Firenze hanno ripercorso le coste del Mar Mediterraneo al seguito di Giorgio la Pira, il sindaco santo per riavvicinare le sponde del Mediterraneo.  Putin, gonfio del ricordo del passato di una grande Russia, inviato carri armati sull’Ucraina invadendo la nazione e mettendo in fuga donne e bambini in luoghi in luoghi fuori dalle minacce di un’assurda occupazione.

 Nel ricordo di La Pira che guardava con predilezione Firenze, sua città di adozione come il popolo ebraico guardava Gerusalemme la città della Pace, così il Servo di Dio Giorgio la Pira sognava che la Chiesa e il Comune di Firenze diventassero i condottieri sui sentieri della pace. 

 Ma mentre le comunità civile ed ecclesiali si davano appuntamento per una progettare pacificamente il futuro e avvicinare le sponde del Mediterraneo la Russia ha acceso fuochi di guerra nella confinante Ucraina.

La guerra distrugge la possibilità della convivenza nel presente e nel futuro.  Dopo oltre 60 anni di pace vediamo vanificato un caposaldo della pace nell’Europa unita.

 Dobbiamo avere il coraggio di domandarci «con quale coraggio continueremo a chiedere ai piccoli, alla loro età di non fare i prepotenti con i più deboli? Dove troveremo la forza per combattere il sopruso delle mafie assassine e sanguinarie quando uno Stato prepotente, può usurpare un diritto usando le armi della violenza?

 Noi credenti di ogni religione, più che mai oggi affratellati globalmente dall’orrore della guerra inginocchiati tutti davanti allo stesso Dio, preghiamo e digiuniamo.

Preghiamo ed imploriamo il Padre, che è nei cieli e in ogni angolo della terra, di evitare a persone di qualunque razza e condizione, di finire sotto il giogo assurdo, spaventoso e illogico delle armi atomiche.

Preghiera

 Ricevi, o Signore tutta la mia libertà. Accetta la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà. Tutto quanto sono e possiedo, mi è stato donato per te, ecco io vengo a rimettere nelle tue mani, per lasciarlo interamente a disposizione della tua volontà. Dammi solamente il tuo: amore con la tua grazia: sarò abbastanza ricco e non chiederò più nulla perché lo so che il tuo amore previene ogni mia necessità. Amen.

 Allora non ci stancheremo mai di domandarci che significa pregare?  È solo un ripiego? È solo l’arma dei deboli, di chi non ha voce nella società? Non ho altro cui appellarmi se non chiedere all’Onnipotente di intervenire? Chi è l’uomo che prega?

Entriamo con decisione nel mistero dell’agire di Dio.

Ai suoi discepoli Gesù ha chiesto di pregare. E loro lo fanno ma l’invito è anche per noi a livello personale noi.

 Gesù promise di porgere orecchio alle loro angosciante grida. Noi crediamo che lo sguardo di Dio veglia sulle nostre vicende e continuiamo a crederci anche quando i potenti di questo mondo, dimenticando il mandato ricevuto di governare nella pace. Essi si tappano le orecchie, indifferenti alle grida di paura degli innocenti e imprigionati dall’orgoglio e da interessi economici, non ascoltano più il grido dei poveri, che muoiono, dei bambini innocenti che pagano con la loro giovane vita la loro follia, pur di esercitano il loro potere;

In questa sosta di preghiera comunitaria, oggi segnata dal digiuno e dalla riflessione per spegnere i fuochi della guerra, chiediamoci: davvero crediamo che la preghiera può fermare la guerra? Certo, sì. Noi ci crediamo! 

Ma come e con quale modalità la preghiera disarma questa follia omicida? Non lo sappiamo, e nemmeno ci interessa sapere la modalità; a noi preme essere certi della protezione di Dio sulle vittime innocenti sui bambini, sugli anziani, sui malati e le persone fragili, sì noi continuiamo a fidarci di Dio.

 Il potere dell’amore conosce delle strade infinite a noi sconosciute che solo Gesù conosce.

Amiamo, appassionatamente e fiduciosamente.

Amiamo senza perdere tempo a misurare il tempo e le parole delle preghiere. Non temiamo di soffrire. Questa sofferenza ci promuove come persone.

Amiamo e preghiamo. Il Signore, amante della vita, non permetterà che, ancora una volta, questa vita unica, preziosa e irripetibile di tanti suoi poveri figli venga umiliata, calpestata e uccisa da una guerra stupida, assurda ed evitabile.

 

 Davanti ai drammi della guerra, che dimostrano la nostra fragilità, tuttavia, esce un grido di fiducia e di speranza di papa Francesco che per oggi ha chiamato i credenti ad una giornata di digiuno e di preghiera.

 Nei momenti difficili è istintivo rivolgersi a Dio, perché solo in lui si coglie quella risorsa di infinito che ci permette di guardare oltre la sofferenza e la paura.

 

Le parole possiedono ancora la forza della profezia. Nella seconda parte sono offerte suggestive evocazioni di quella ineffabile esperienza che è il silenzio contemplativo.

In questi ultimi tempi la pandemia ci ha costretto ad un silenzio forzato anche nei rapporti umani.

Molte volte abbiamo ascoltato della voce degli esperti che hanno messo in luce quanto la scienza sia fallibile, ma l'ascolto anche dei più piccoli e in particolare dei bambini e degli adolescenti che a causa del Covid hanno subito molte privazioni.

 L'ascolto dei piccoli, degli ultimi, inoltre, si rivela particolarmente prezioso perché ci ha ripropone esattamente lo stile di Gesù.

L'ascolto cui siamo invitati, però, deve essere sempre un ascolto empatico, partecipe, che comunica un livello di attenzione massimo verso l'altro, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi.

Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione. Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti.

Infatti spesso dice Dio al sui popolo: «Ascolta, Israele».

Troveremo molte volte Gesù in preghiera, soprattutto nei momenti più importanti. Infatti, non è possibile un vita religiosa senza preghiera. 

La preghiera è il centro di ogni rapporto con Dio, è l’anima di ogni atto di devozione. Il respiro della fede è unito al respiro stesso di Dio. Pregare è respirare a due polmoni.

L’atto di credere e di pregare s’identificano. «La fede, infatti, è preghiera che ascolta e la preghiera è fede che parla».

 È necessario convincerci che il pregare non è solo parlare, chiedere e bussare, ma dovrebbe essere anzitutto ascoltare e far cantare l’eco dell’ascolto nelle parole della preghiera.

  È proprio da quest’ascolto che nasce la fede, che a sua volta diventa parola d’invocazione. Dovremmo tentare di far in modo che fede e preghiera si diano la mano e camminino insieme come sorelle gemelle: affluenti dell’unico fiume della grazia divina. 

Il celebre libro- intitolato «Le confessioni» quello scritto da sant’Agostino è una diffusa preghiera una diffusa preghiera. In questo scritto il santo vescovo Agostino veleggia nell’oceano delle sue esperienze, fotografando ogni attimo della sua vita: l’inquieta ricerca di felicità lontano da Dio e la melodia dell’anima nel visitare «la città di Dio» e «la città dell’uomo». 

Nelle Confessioni è raffigurato «l'esempio più alto di come fede e preghiera comunichino così strettamente tra loro, da essere pressoché inseparabili». Infatti, afferma testualmente sant’Agostino: «Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia. […] O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti; o Dio di carità, infiammami».  

Di san Francesco d’Assisi è stato detto: «non era tanto un uomo che pregava, quanto era diventato lui stesso preghiera».

Non possiamo mai dimenticare che la carità verso il prossimo non è altro che una ricarica di spiritualità che affiora: infatti, dai sentimenti coltivati nell’anima passa all’energia operosa nelle mani.

Don Guanella voleva i suoi discepoli fossero «contemplativi nell’azione»; oltre aver chiamati i suoi religiosi «Servi della Carità». Nello stemma della sua congregazione ha scelto un motto di sant’Agostino: «In omnibus charitas», «In tutto carità», perché solo l’amore verso Dio genera la carità verso il prossimo.  In questo modo la preghiera si fa grembo che feconda nella carne i desideri dello Spirito Santo. 

Afferma ancora sant’Agostino che «nella preghiera avvengono la conversione del cuore e la purificazione verso Dio che è sempre pronto a dare» rinnovate energie per soddisfare le esigenze del prossimo sofferente.

La nostra società frenetica ci ha rubato l’interiorità, il saper ascoltare l’anima. Non abbiamo più uno spazio dove, come dice Gesù: «raccogliersi nel segreto» per parlare e ascoltare Dio e così sentire scendere su di noi la rugiada della ricompensa divina. Nelle nostre giornate la televisione ci mangia il tempo e ci nutre di leggerezze e distrae l’attenzione ai valori che offrono la sostanza del vivere. 

Oggi la Quaresima ha i colori smunti, sbiaditi e soffrono di una spirituale anemia. 

Dare un volto autentico alla preghiera significa convincersi che «la preghiera è una relazione vivente dell'uomo con Dio. La preghiera mette l'uomo a contatto diretto con Dio, in una relazione personale con lui.

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