San José Gregorio Hernández Cisneros è il primo santo del Venezuela. Come san Giuseppe, seguì in tutto la divina volontà e fece della sua professione un “sacerdozio”
di Corrado Vari
Mentre a Napoli san Giuseppe Moscati (1880-1927) era nel pieno della sua missione di medico, scienziato e testimone della carità di Cristo (cfr. La Santa Crociata, 4/2025, pp. 20-21), dall’altra parte del mondo, in Sudamerica, un altro santo medico terminava in modo inatteso quel suo cammino terreno, per tanti aspetti simile a quello del Moscati. Il 29 giugno 1919, mentre andava a comprare delle medicine per una paziente povera, il dottor José Gregorio Hernández Cisneros moriva, investito da una delle rare autovetture in circolazione a Caracas, capitale del Venezuela. Il giorno precedente era stato firmato il primo dei trattati di pace che posero fine alla Prima guerra mondiale e qualche tempo prima, secondo una testimonianza, egli aveva affermato: «Se fosse necessario, offrirei la vita affinché regni la pace nel mondo».
José Gregorio, laico, è il primo venezuelano elevato dalla Chiesa alla gloria degli altari. La sua beatificazione fu celebrata nel 2021 in piena pandemia da Covid 19;
circa un secolo prima egli era stato in prima fila nella lotta contro l’epidemia di influenza spagnola che aveva mietuto milioni di vittime in tutto il mondo. Essendo il 29 giugno dedicato alla solennità dei santi Pietro e Paolo, la sua memoria liturgica è stata fissata al 26 ottobre, giorno del suo compleanno.
Secondo di sette figli, José nacque nel 1864 nel paesino andino di Isnotú. Quando egli aveva otto anni, la sua mamma morì dopo aver dato alla luce la sua settima figlia. Ella fu la sua prima maestra nella fede e di lei avrebbe scritto: «Mia madre mi ha insegnato la virtù fin dalla culla, mi ha fatto crescere nella conoscenza di Dio e mi ha dato per guida la carità».
Dopo i primi anni di scuola nel paese natale, nel 1878 suo padre lo inviò a Caracas per proseguire gli studi. Nel 1882, dopo aver conseguito il baccalaureato in filosofia, José si iscrisse alla Facoltà di Medicina, ambiente caratterizzato dal materialismo positivista. Qui il giovane fu per i suoi compagni esempio di fede e di moralità, conquistando la loro stima e il loro rispetto. Conseguì la laurea il 29 giugno 1888, a ventiquattro anni.
Grazie ai brillanti risultati negli studi e alle sue eccellenti capacità, l’anno seguente fu scelto dal presidente venezuelano Juan Pablo Rojas Paúl per seguire a Parigi corsi di perfezionamento in microbiologia, batteriologia, istologia normale e fisiologia sperimentale. Nel 1891 José tornò a Caracas, dove iniziò la carriera universitaria e istituì le Cattedre delle discipline che aveva studiato in Europa.
Come il Moscati, egli professava apertamente la sua fede e partecipava ogni mattina alla santa Messa; si iscrisse anche al Terz’Ordine Francescano, osservandone fedelmente la Regola. Accanto al lavoro accademico, non rinunciò mai alla cura dei malati, specialmente dei più poveri, senza chiedere nulla a chi non poteva pagarlo e sovente sostenendo lui stesso il costo delle medicine.
Insieme all’impegno in università e nella professione medica, intesa come forma privilegiata di carità, il Professore sentiva sempre più forte il desiderio di consacrarsi al Signore. Dopo anni di profonda riflessione e maturazione, nel 1907 lasciò la docenza e l’anno successivo – con il consenso dell’arcivescovo di Caracas, suo direttore spirituale – si recò in Italia per entrare nella Certosa di Farneta (Lucca), dove nell’estate del 1908 ricevette l’abito religioso. Ma dopo qualche mese, per le rigide condizioni di quella forma di vita, José ebbe seri problemi di salute e con suo grande dispiacere fu invitato a lasciare il monastero per curarsi.
Tornato in patria, fu per un breve periodo nel Seminario diocesano di Caracas, ma dovette lasciare anche quello e tornò alle proprie attività, continuando a desiderare la vita religiosa. L’occasione arrivò qualche tempo dopo. Le condizioni di salute di José sembravano migliorate, così nel 1913 egli chiese e ottenne di essere ammesso nel Collegio Pio Latino-Americano di Roma. Tornò in Italia, ma il suo sogno si infranse di nuovo contro i suoi problemi di salute. Fu colpito da una pleurite e da un inizio di tubercolosi e dopo soli otto mesi dovette abbandonare anche quella strada.
A questo punto egli comprese chiaramente la volontà di Dio e, come il santo Patriarca Giuseppe di cui portava il nome, obbedì convintamente ai segni che aveva ricevuto: la sua missione non era quella del monaco o del presbitero; il suo “sacerdozio” era la sua professione. Quanto aveva scritto anni prima a un amico – «Il medico è un vero missionario» – trovava ora pieno compimento. E in un'altra lettera scriveva: «In tutto ciò che accade vedo la mano di Dio, ed essendo egli nostro Padre, tutto è per il nostro bene».
Josè tornò così a dedicarsi interamente alla ricerca scientifica, alla cura dei malati e all’attività caritativa. Nel 1916 fondò la Scuola di Medicina Ufficiale; l’anno seguente fece un viaggio a New York e a Madrid per approfondire argomenti accademici, tornando poi a Caracas nel 1918. Come accennato, si prodigò per assistere gli ammalati colpiti dall’epidemia di spagnola che imperversava nel mondo, fino a quel giorno del 1919 in cui il Signore lo chiamò improvvisamente a sé.
La Conferenza Episcopale venezuelana, tanti vescovi, sacerdoti, rettori di santuari, responsabili di strutture sanitarie e caritative in varie parti del mondo – a conferma della grande venerazione per il beato José ben al di là dei confini del suo Paese, accompagnata da notizie di numerose grazie ricevute per sua intercessione – nel marzo 2024 hanno chiesto e ottenuto dalla Sede Apostolica che fosse avviato l’iter per la sua canonizzazione anche in assenza di un secondo miracolo ufficialmente riconosciuto. José Gregorio Hernández Cisneros è stato così proclamato santo dal papa Leone XIV il 19 ottobre 2025.