Leone XIV ha visitato il Santuario di Nostra Signora d’Africa, dove senza distinzioni si accorre a pregare la Madonna.
È faro di fede cristiana in un paese a maggioranza musulmana
di don Gabriele Cantaluppi
Potrebbe sembrare strano che un Paese come l’Algeria, in cui le leggi regolano severamente il culto non musulmano e vietano ogni proselitismo, abbia accolto volentieri la visita del Papa durante il suo viaggio apostolico in Africa (oltre all’Algeria, Leone XIV ha visitato Camerun, Angola e Guinea Equatoriale dal 13 al 23 aprile 2026). Ma non possiamo dimenticare che il Nordafrica è una terra di antichissima evangelizzazione e che quella che oggi è l’Algeria ha dato i natali a figure di primissimo piano nella storia del cristianesimo, come Tertulliano, Cipriano, oltre che Agostino. Questa fioritura feconda di presenza cristiana terminò nel 1152, quando gli Almohadi completarono la penetrazione musulmana, iniziata cinque secoli prima.
L’immagine della Madre del Buon Consiglio di Genazzano è un affresco del quindicesimo secolo, con i tratti delle bizantine Madonne della tenerezza. Maria vi è raffigurata mentre, con gesto affettuoso, reclina il capo verso il Figlio, che l’abbraccia amorosamente recingendole il collo con la mano destra e afferrandosi alla scollatura del suo vestito con l’altra.
In questi ultimi giorni, abbiamo vissuto un tempo particolarmente intenso. La morte di papa Francesco ha riempito di tristezza il nostro cuore e, in quelle ore difficili, ci siamo sentiti come quelle folle di cui il Vangelo dice che erano «come pecore senza pastore» (Mt 9, 36). Proprio nel giorno di Pasqua, però, abbiamo ricevuto la sua ultima benedizione e, nella luce della Risurrezione, abbiamo affrontato questo momento nella certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo, lo raduna quando è disperso e «lo custodisce come un pastore il suo gregge» (Ger 31, 10).