Leone XIV ha visitato il Santuario di Nostra Signora d’Africa, dove senza distinzioni si accorre a pregare la Madonna.
È faro di fede cristiana in un paese a maggioranza musulmana

di don Gabriele Cantaluppi

Potrebbe sembrare strano che un Paese come l’Algeria, in cui le leggi regolano severamente il culto non musulmano e vietano ogni proselitismo, abbia accolto volentieri la visita del Papa durante il suo viaggio apostolico in Africa (oltre all’Algeria, Leone XIV ha visitato Camerun, Angola e Guinea Equatoriale dal 13 al 23 aprile 2026). Ma non possiamo dimenticare che il Nordafrica è una terra di antichissima evangelizzazione e che quella che oggi è l’Algeria ha dato i natali a figure di primissimo piano nella storia del cristianesimo, come Tertulliano, Cipriano, oltre che Agostino. Questa fioritura feconda di presenza cristiana terminò nel 1152, quando gli Almohadi completarono la penetrazione musulmana, iniziata cinque secoli prima.

Oggi, nella Basilica di Sant’Agostino di Annaba in Algeria, solo a Pasqua la Messa viene celebrata di domenica; nel resto dell’anno la comunità cattolica si ritrova il venerdì, cioè nel giorno di festa dell’islam, in un Paese dove quasi la totalità della popolazione è musulmana e i cristiani rappresentano lo 0,3%. Ma quest’anno l’occasione è stata del tutto eccezionale. Papa Leone ha presieduto la celebrazione eucaristica martedì 14 aprile 2026, quando si è recato a visitare l’antica Ippona, dove sant’Agostino (di cui egli è “figlio”) fu vescovo.

Nel 1646 i missionari Lazzaristi ottennero il permesso di restare in Algeria come cappellani del consolato francese, e agli inizi del secolo XIX, in seguito alla colonizzazione ad opera della Francia, venne istituita la diocesi di Algeri e il numero dei cattolici superò il milione, grazie all’opera dei Padri Bianchi, missionari fondati dal cardinale Charles Lavigerie. Ma nella storia dell’Algeria cristiana è ancor più noto Charles de Foucauld, l’eremita a Tamanrasset, ucciso dai predoni durante un assalto il 1 dicembre 1916, che è stato proclamato santo nel 2022 da papa Francesco.

In seguito all’indipendenza dalla Francia nel 1962, la maggioranza degli europei ha dovuto lasciare il Paese e in pochi decenni il numero dei cattolici è sceso alle poche migliaia di oggi, anche se a partire dagli anni ottanta del secolo scorso si sono formate nuove comunità cristiane, composte da nativi provenienti dall’islam.

Tra il 1991 e il 1999 il fondamen-
talismo islamico ha attivato un brutale clima di persecuzione e sono stati uccisi centinaia di cristiani, tra cui un vescovo e diciotto sacerdoti, oltre a religiosi e religiose, specialmente nella diocesi di Algeri. L’episodio cruento più conosciuto è la decapitazione di sette monaci trappisti del monastero di Tibhirine il 23 maggio 1996, reso noto al grande pubblico anche grazie al film Uomini di Dio del regista Xavier Beauvois nel 2010.

Papa Leone XIV è stato invitato in Algeria principalmente dal cardinale Jean Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, con la speranza di incrementare il dialogo e la riconciliazione; ma anche le autorità nazionali hanno sostenuto l’iniziativa, soprattutto dopo l’incontro tra il Papa e il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune in Vaticano.

Ad Algeri il Papa ha visitato, il 13 aprile, primo giorno del suo viaggio, il santuario di Nostra Signora d’Africa, che si trova su un promontorio che domina la baia sottostante ed è collegato a Bologhine, sobborgo di Algeri, tramite una funivia. Questo luogo di pellegrinaggio è legato a una statuetta di bronzo della Madonna, che nel maggio del 1840 fu donata al vescovo diocesano Antoine-Adolphe Dupuch, realizzata nel 1838, dal famoso orafo parigino Louis-Isidore Choiselat e inizialmente custodita nel monastero trappista di Bouchaoui, poco distante da Algeri, e poi dal 1873 trasferita nella capitale.

A seguito della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, il nuovo vescovo Louis-Antoine Pavy fece costruire la grande basilica: i lavori iniziarono nel 1848 e terminarono quattordici anni dopo, quando il vescovo Pavy era morto da sei anni. Nel maggio 2003, a causa di un devastante terremoto che provocò migliaia di morti, l’edificio venne gravemente danneggiato e, dopo i lavori di restauro, fu riaperto il 13 dicembre 2010.

La basilica è in stile neoromanico bizantino, caratterizzata da un’alta cupola, con l’abside rivolta a sud-ovest. Sull’altare maggiore è collocata la statua bronzea della Madonna del vescovo Dupuch, conosciuta con il nome di “Vergine con il sorriso” o “Madonna Nera” per il colorito del viso e delle mani. Sul capo ha una corona d’oro e indossa un vestito in stile berbero, di velluto blu ricamato con fili d’argento.

Nella parte inferiore dell’abside sono esposti tantissimi ex voto in marmo, cristiani e musulmani. Un grande affresco in fondo al coro rappresenta la Vergine Maria in gloria, mentre è venerata dal cardinale Lavigerie, circondato da personaggi che evocano il passato cristiano del Nordafrica: i santi Cipriano di Cartagine e Agostino d’Ippona, le sante martiri Perpetua e Felicita, i Martiri dell’Uganda, san Charles de Foucauld e il cardinale Léon Duval, per oltre trent’anni arcivescovo di Algeri. Sotto l’affresco campeggia l’iscrizione “Notre Dame d'Afrique, priez pour nous et pour les musulmans” (Nostra Signora d'Africa, prega per noi e per i musulmani), riprodotta anche in arabo e in dialetto cabilo.