Sette secoli fa una miracolosa effigie della Madonna giungeva sulle coste cosentine e trovava rifugio in una grotta. Leone XIV ha mandato il suo Legato alle feste centenarie della venuta di Maria
di don Gabriele Cantaluppi
È stato il cardinale Francesco Montenegro, in qualità di inviato di papa Leone XIV, a presiedere nello scorso ferragosto, presso il Santuario di Santa Maria della Grotta nel comune di Praia a Mare, le solenni celebrazioni del settimo centenario per l’arrivo della statua della “Tutta Santa Madre di Dio”. Egli per molti anni ha guidato l’arcidiocesi di Agrigento, a cui appartiene l’isola di Lampedusa, ed è stato una voce autorevole nel richiamare la dignità delle persone migranti. La sua parola si è fatta sentire anche sulla Costiera dei Cedri, dove si trova Praia a Mare e dove è presente una numerosa manodopera di migranti.
Proprio a Praia a Mare, settecento anni fa, è arrivata un’immagine della Madonna e ha dato origine a una venerazione che, attraverso i secoli, ha accompagnato le popolazioni del Tirreno cosentino, diventando un punto di riferimento nei momenti difficili della loro storia, dalle epidemie ai terremoti, fino alle migrazioni che interessano fino a oggi il Meridione d’Italia.
Il Santuario della Madonna sorge sulle pendici del monte Vingiolo, all'interno di tre suggestive cavità naturali. Raggiunto il luogo percorrendo gradinate pavimentate con ciottoli di mare e affiancate dai mosaici di una suggestiva Via Crucis, realizzata nel 1995, lo sguardo abbraccia l'azzurro intenso e il verde smeraldo del golfo di Policastro.
È storicamente certo che questi anfratti fossero abitati fin dal Paleolitico superiore, ma furono consacrati al culto probabilmente in seguito all’avvento dei monaci Basiliani, di origine bizantina, in fuga da Costantinopoli a causa delle persecuzioni per la furia iconoclasta, scatenata nel 726 dall’imperatore Leone III Isaurico. I religiosi giunsero in questo angolo della Calabria, popolarono le aree interne e portarono con loro le immagini sacre. All’VIII secolo risalirebbe l’esistenza del monastero basiliano di Sant’Elia, situato nel territorio di Aieta, in prossimità del mare, dunque quasi sicuramente nelle grandi caverne del Santuario della Madonna della Grotta. È quindi da ipotizzare che la statua della Madonna sia arrivata dall’Oriente insieme ai monaci, oppure sia stata realizzata da maestri locali direttamente sul luogo, date le forme tozze e rigide, i panneggiamenti a grosse pieghe pesanti e gli accentuati caratteri realistici dei volti e delle capigliature. L’ipotesi è non confermata da fonti certe, ma potrebbe spiegare la presenza di questa statua, con caratteristiche tipicamente orientali.
A quel remoto periodo risale dunque quello che sarebbe diventato il Santuario dedicato alla Madonna della Grotta Ma fu nel secolo XVI che esso divenne il riferimento per le popolazioni locali non solo dal punto di vista religioso ma anche sociale, così che attorno a esso prese corpo un nucleo urbano, identificato dagli storici con l'attuale cittadina di Praia.
Se invece vogliamo dare credito alla tradizione, veniamo a sapere che il 14 agosto 1326 una nave di Ragusa, con equipaggio turco ma capitano cattolico, fu colta da una bonaccia improvvisa e inspiegabile davanti alla costa di Praia, che le impediva di proseguire il viaggio. Allora i marinai ritennero che la causa di quello strano fenomeno fosse la statua della Madonna che avevano a bordo; il capitano decise, per evitare che potesse essere gettata in mare dai suoi uomini, di posarla su un sasso, all’interno di una grotta e solo allora la nave poté riprendere il largo.
Sempre seguendo il racconto tradizionale, un pastore muto scoprì la statua e la trasportò in una chiesetta vicina. Poi corse in paese per annunziare l'evento e prodigiosamente parlò e questo fu il primo miracolo della Madonna della Grotta. Ma il giorno dopo, la statua svanì per ricomparire nuovamente sopra quel masso in cui era stata posta dal capitano della nave. Anche i tentativi del parroco di trasferirla nella chiesa della Visitazione del vicino borgo di Aieta furono senza esito e la scultura tornò miracolosamente nell'antro per ben tre volte, inducendo così la comunità dei fedeli a edificarvi un piccolo edificio sacro.
Nel XVI secolo venne eretta nella grotta più grande una cappella, sul cui altare fu collocata una statua di marmo bianco, con il titolo di Madonna della Neve, la scultura è da attribuire alla più importante scuola di scultura rinascimentale in Sicilia, fiorita tra il XV e il XVI secolo, che prende il nome dalla famiglia Cagini, una dinastia di scultori e architetti, originari del Canton Ticino. L’antica e venerata immagine lignea è stata trafugata nella notte del 4 marzo 1979 e mai più ritrovata; quella attualmente venerata è una sua fedele riproduzione, realizzata nel 1983 da artigiani altoatesini.
Dal 13 al 18 agosto di ogni anno si celebra la festa patronale, mentre nella terza domenica di maggio è ricordata l’incoronazione della Madonna, avvenuta il 14 maggio 1905. Particolarmente suggestiva è la processione del 15 agosto, durante la quale la statua viene portata in barca attorno all'isola di Dino, situata di fronte a Praia a Mare, con le sue meravigliose grotte marine, la torre normanna antica e la ricca natura mediterranea, priva di spiagge di sabbia ma con alte rocce a strapiombo sul mare.
Quest’anno i festeggiamenti hanno avuto una nota di inattesa solennità a motivo dell’attenzione che papa Leone ha benignamente prestato al Santuario della Madonna della Grotta. Insieme al cardinale Montenegro, egli ha inviato una Lettera apostolica, in data del 13 luglio 2026, e ha voluto unirsi alle tante invocazioni, rivolte dai calabresi alla «Madre di Cristo assunta in cielo; lei offre un orizzonte di serenità agli uomini di oggi, non di rado sballottati fra l’angoscia e la speranza, e all’umanità afflitta dalla tribolazioni, non cessando mai di intercedere con materno affetto».