Intervista a don Tommaso Gigliola, parroco di San Giuseppe al Trionfale, in procinto di lasciare Roma per un nuovo, importante incarico a Firenze
Caro don Tommaso, prima di tutto ti chiediamo di tornare con il ricordo a sei anni fa. Quali erano i sogni e le preoccupazioni con cui ti sei avvicinato, nel 2020, alla Parrocchia San Giuseppe?
Per me è stato un onore essere nominato parroco della basilica, voluta da san Luigi Guanella e dedicata a san Giuseppe. Dovendo custodire un bene così prezioso, il mio sogno era quello di dare il meglio di me. Sono arrivato il 5 ottobre 2020, in un momento particolare per l’Italia e la Chiesa stessa: eravamo in piena pandemia (proprio per questo fui dispensato dal cardinale vicario De Donatis dal celebrare l’ingresso ufficiale). Fin dall’inizio del Covid le relazioni erano state compromesse e la vita comunitaria cristiana molto ridotta. Questa è stata in quel momento la mia preoccupazione principale: garantire la sicurezza di tutti i fedeli alle celebrazioni e alle iniziative parrocchiali, ma anche proporre un itinerario pastorale che tenesse vivo il desiderio di incontrare il Signore e di incontrare gli altri.
La Parrocchia San Giuseppe è un’impegnativa comunità cristiana urbana. In questi sei anni, quali progetti hai messo in atto nel tuo servizio pastorale, in questa grossa parcella della città di Roma?
All’inizio siamo partiti un po’ in sordina, data la situazione della pandemia; poi, abbiamo cominciato a creare eventi di preghiera e di incontro che potessero rivitalizzare la vita comunitaria. Studiando il territorio cittadino parrocchiale, abbiamo compreso che la pandemia aveva aumentato l’individualismo che nella città è già tanto accentuato. L’idea che mi ha sempre guidato è stata quella di coinvolgere il più possibile la comunità.
La comunità parrocchiale del Trionfale ha una lunga storia alle spalle ed è formata in non piccola parte da anziani. Come hai realizzato la tua missione tra di loro?
Cercando innanzitutto di essere vicino agli anziani con il saluto, l’ascolto accogliente, l’attenzione alle loro richieste, un aiuto generoso nelle situazioni di difficoltà. La sofferenza più grande per un anziano è la solitudine e ciò che lo rincuora è che qualcuno si interessi di lui. Per questo abbiamo attivato l’iniziativa “Noi di una certa età”, che aggrega gli anziani della parrocchia. Si sceglie un pomeriggio alla settimana per stare insieme, per svolgere attività di carattere culturale, per pregare. Non sono mancati anche spazi di divertimento, feste e momenti conviviali. È molto importante che gli anziani sentano la comunità parrocchiale come una seconda casa.
Al Trionfale ci sono anche molti ragazzi e giovani. Quali proposte e quali iniziative hai messo in atto nel settore giovanile?
Abbiamo la grande fortuna di avere un bell’oratorio, con spazi attrezzati che lo rendono luogo di incontro per i ragazzi e i giovani del quartiere. Grazie al supporto di diversi volontari, offriamo ai ragazzi attività sportive organizzate, ma proviamo a trasmettere, con lo sport, valori quali lo spirito di gruppo, la lealtà, il sacrificio, il rispetto. Soprattutto offriamo cammini formativi di crescita nel-
la fede e nell’umanità attraverso
l’appartenenza al Movimento
Giovanile Guanelliano. Dalla scuo-
la Media fino all’università, per ogni fascia di età, esistono gruppi di formazione guidati da animatori ed educatori. Tutto ciò dà la possibilità ai ragazzi e ai giovani di incontrarsi in un ambiente sano e di sviluppare un forte senso di appartenenza alla comunità parrocchiale. Sulla scia del nostro fondatore don Guanella, offriamo loro anche esperienze di servizio in favore degli indigenti. Infine ai giovani è affidata l’animazione dei bambini con il Centro estivo e le feste organizzate durante l’anno.
La Basilica di San Giuseppe al Trionfale è un edificio bisognoso di continue cure. Quali sono stati gli interventi principali da te promossi per la manutenzione della Bbasilica?
Una delle mie preoccupazioni principali è stata proprio la custodia della basilica, voluta da san Luigi Guanella e dedicata a san Giuseppe. Essendo un grande edificio, è necessaria infatti una manutenzione attenta e continua. Abbiamo cominciato dal tetto, mettendo in sicurezza le tegole, fornendolo di linee-vita per l’intervento sicuro degli operai, rinnovando i discendenti pluviali. Attualmente, stiamo intervenendo su alcune infiltrazioni. Si è poi reso necessario un restauro dei portoni di entrata della basilica, soggetti a usura a causa della pioggia e del sole, e in questo lavoro devo ringraziare alcuni generosi benefattori della Pia Unione del Transito di San Giuseppe. Un altro lavoro importante è stato l’intervento sull’impianto di illuminazione: la basilica, infatti, era dotata di fari ad alto consumo che non permettevano una corretta visibilità. Li abbiamo sostituiti tutti con fari Led che da una parte hanno permesso un abbattimento di costi in bolletta, dall’altra hanno certamente migliorato la luce nella chiesa. Ultimo intervento di questi giorni è il restauro dei banchi della chiesa. Devo dire che tutto è stato possibile grazie alla generosità dei fedeli, che non hanno mai fatto mancare il loro contributo proprio per amore della basilica.
Nel novembre 2023 hai ricevuto come titolare della basilica il cardinale Emil Paul Tscherrig. Raccontaci qualche ricordo di lui.
Fin da subito, ho colto in lui un animo buono, affabile e umile, per nulla definito dalla sua altissima posizione. Si è subito affezionato alla nostra basilica e alla nostra comunità e veniva volentieri quando lo invitavamo; soprattutto non mancava alla festa patronale di san Giuseppe, partecipando alla processione e presiedendo la Messa solenne. Ho apprezzato molto la sua discreta generosità: tutte le volte che veniva, mi dava una busta con un’offerta generosa per i poveri della parrocchia. La sua morte improvvisa ci ha molto addolorato.
Che cosa porti con te dal Trionfale a Firenze, nella tua mente e nel tuo cuore?
Certamente il carico di esperienza maturato in questi anni, i volti delle persone, gli incontri, l’affetto per san Giuseppe.