Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech
itenfrdeptes

Condividi i nostri contenuti!

di Gianni Gennari

Fino qui, per un anno, abbiamo ragionato sul credere, e poi sul modo nel quale la fede ebraico-cristiana si è a poco a poco presentata nella storia dell’uomo, con la progressiva rivelazione di un Dio che chiama a salvezza, promette liberazione, parla e con la sua parola indica che conoscerLo e riconoscerLo vuol dire osservare le sue “parole”.
In queste, dopo essersi presentato come unico, diverso dagli idoli muti, Egli chiede di essere riconosciuto nella sua “immagine somigliantissima” che è l’uomo creato maschio e femmina, e chiamato a salvezza definitiva nel corso della storia, cioè nel tempo. Questo però ci si rivela come premessa e promessa di eternità credibile, perché in esso si è introdotto l’Eterno stesso, la Parola che si è fatta carne, ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. Gesù di Nazaret, figlio eterno del Padre e figlio nel tempo di Maria è presenza di Dio, il Dio che è Egli stesso, una sola realtà con il Padre suo che diventa anche Padre nostro se nella nostra libertà noi accogliamo la sua immagine viva, Cristo e il prossimo, e che si installa nel cuore dell’umanità redenta come “soffio” eterno di vita, la “ruàh” di Dio, lo Spirito Santo e santificatore.

Condividi i nostri contenuti!

di Madre Anna Maria Cánopi

Il mistero dell’infanzia e della vita nascosta di Gesù Cristo, che abbiamo contemplato nel Tempo di Natale, trova nel mistero pasquale la sua piena fioritura e il suo frutto maturo. Il germoglio della radice di Jesse è diventato un grande albero; sulla terra è sbocciata una nuova primavera della vita. E questo miracolo avviene innanzitutto nei cuori dei credenti.
La Risurrezione di Cristo è l’evento che sta alla fonte dell’anno liturgico: da essa derivano tutte le altre feste. La fede cristiana, infatti, si fonda sulla morte redentrice e sulla Risurrezione del Cristo. Come afferma san Paolo, se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede e noi saremmo da commiserare più di tutti gli uomini. «Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (cf. 1Cor 15,15-20).

Condividi i nostri contenuti!

di Gianni Gennari

Concludevo l’ultimo nostro dialogo ricordando il primo brano del primo scritto di tutto il Nuovo Testamento, la Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, che risale certamente alla fine degli anni 40, rilevando che lì c’è già, esplicita, tuttala realtà della nostra fede: Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, la Chiesa, l’Apostolo come “episcopos”, sorvegliante della comunione e anche la vita umana nostra vivificata dalle tre virtù teologali.
Questa è la conseguenza della rivelazione e dono di Dio che si perfeziona in Gesù di Nazaret, Dio e Uomo, nel quale tutto è stato creato e tutto è salvato dal dominio del peccato e con la sua vicenda storica conclusa con la rivelazione-dono del mistero Pasquale: Passione, morte, resurrezione, Ascensione, Pentecoste, creazione nello Spirito Santo della nuova Comunità di salvezza che è la Chiesa-Mistero, Corpo Mistico di Cristo che vive attraverso la vicenda storica della istituzione Popolo di Dio tutto sacerdotale del “sacerdozio regale” di tutti i battezzati, come insegna San Pietro dall’inizio, e nel quale ci sono ministeri e carismi diversi che nel corso dei secoli hanno manifestato la grazia e la bontà di Dio unite nella sua misericordia anche ai limiti e alle miserie che vengono da noi, uomini di Battesimo e tutti i Sacramenti, quando vogliamo sostituire le nostre “vie” alle sue. Mi sono accorto che il periodo è lungo, ma si abbia la pazienza di leggerlo a poco a poco, senza precipitarsi sulla parola seguente…

Condividi i nostri contenuti!

di Ottavio De Bertolis

Proseguiamo la nostra riflessione sulle parole della più comune preghiera cattolica dopo il Padre nostro, seguendo in fondo lo stesso metodo indicato da S. Ignazio nel così detto “secondo modo di pregare”, quando ci invita a riflettere e a gustare intimamente le singole parole delle preghiere vocali a noi note. “Benedetta tu tra le donne”: com’è noto, l’ebraico non ha il superlativo negli aggettivi, e pertanto ricorre ad una perifrasi: così questa espressione in realtà significa “tu sei la benedettissima”, il che in qualche modo ci collega a quanto detto appena prima, ossia “piena di grazia, il Signore è con te”. Tuttavia queste parole non sono dell’Angelo che saluta la Vergine, ma di Elisabetta, nell’episodio della visitazione.

Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech