A Boma, nella Repubblica Democratica del Congo, è stata posta la prima pietra di un’Opera guanelliana
per giovani in disagio psichico. Sarà realizzata a tappe, secondo i mezzi a disposizione, ma fiduciosi nell’aiuto divino
di Franco Lain
Boma, nella provincia del Kongo Central, è una città di circa 200.000 abitanti, a 500 chilometri dalla capitale Kinshasa in direzione ovest, vicino all’oceano e al confine con l’Angola. È stata il primo porto, la prima capitale, la prima diocesi dell’antico Congo Belga, ma il suo relativo benessere è molto diminuito negli ultimi trent’anni, per lo sviluppo del porto nella vicina città di Matadi, che le ha sottratto gran parte del traffico. Con la riduzione delle attività portuali e la chiusura di alcune industrie, la maggior parte delle famiglie sopravvive grazie a piccoli commerci di confine con l’Angola e a un’agricoltura di sussistenza, coltivando campi intorno alla città.
Nel 2018 il vescovo Cyprien Mbuka affidò ai Guanelliani una parrocchia periferica, dove si erano stabilite molte famiglie venute dalla campagna e dalla foresta. Il quartiere è cresciuto senza un piano urbanistico, sui fianchi della collina, con solo tre strade in terra battuta percorribili dalle automobili. I Guanelliani hanno iniziato la costruzione della chiesa parrocchiale (finora c’è solo una struttura di legno e lamiera zincata) e con l’aiuto di alcuni giovani volontari hanno organizzato attività estive per i bambini e un programma di visite a domicilio agli anziani e ai disabili.
Ma vi era tra i Servi della Carità il desiderio di iniziare un’Opera specifica di carità. Il vescovo attuale, José-Claude Mbimbi Mbamba, ha incontrato i superiori dell’Opera Don Guanella e ha chiesto loro di occuparsi del disagio psichico e della salute mentale, vista l’assenza di altre strutture analoghe e a motivo dei forti pregiudizi circa la stregoneria, e della dipendenza da droghe e alcool, diffuse in questa zona di confine. A Boma, come del resto in molte città africane, è frequente vedere persone psicolabili che vivono per strada, seminudi, considerati da tutti come segnati dal malocchio. Per loro non c’è quasi nessun soccorso, se non la piccola elemosina quotidiana della povera gente, che permette loro di sopravvivere. L’unico centro di salute mentale (privato) a Boma è una casetta buia e mal tenuta, dove pochi malati stanno rinchiusi, in attesa di una visita psichiatrica, ma nella provincia (grande come la Sicilia per estensione e per numero di abitanti) vi è un solo servizio di psichiatria, a 120 chilometri da Boma.
In presenza di una situazione tanto precaria e drammatica, i Guanelliani stanno coltivando un sogno: tenteranno di organizzare un servizio per disagiati psichici iniziando col loro personale religioso. Infatti alcuni Servi della Carità hanno già compiuto o stanno completando studi di gestione sanitaria, di psicologia e di scienza infermieristica. Il progetto completo è senz’altro ambizioso e prevede l’avvio dei servizi, dopo la preparazione delle relative strutture.
In primo luogo si pensa a un ambulatorio psichiatrico, con la capienza di almeno duecento pazienti, per terapie personali e di gruppo e incontri di informazione per le famiglie, in vista di abbattere i pregiudizi e facilitare il recupero dei pazienti.
Si vuole poi avviare un centro di socializzazione e terapia occupazionale, capace di accogliere circa venticinque ospiti, impegnati dal mattino al tardo pomeriggio in attività occupazionali offrendo anche il pasto di mezzogiorno. A questo centro diurno sarebbe annesso un appartamento per dodici pazienti che necessitano accoglienza residenziale, in vista di un futuro reinserimento in famiglia o nella società.
Infine si dovrebbe costruire un edificio per la direzione e l’amministrazione e per la comunità religiosa. È evidente che si tratta di un progetto articolato, abbastanza costoso, da realizzare gradualmente, mentre si preparano i mezzi economici e gli operatori.
Nel frattempo però si è presentata un’urgenza inderogabile. Da oltre vent’anni l’Opera Don Guanella gestiva, in una grande tenuta agricola nel Plateau des Batéké, a circa 100 chilometri da Kinshasa, un centro per giovani e adulti con disabilità intellettiva. Erano ragazzi trovati sulle strade della capitale, non in grado di badare a sé stessi, ma capaci di qualche attività pratica se ben guidati. Il centro Cité Guanella-Maria Mama wa Mosalaa (Città Guanella-Maria Madre della Provvidenza) funzionava da anni, quando nella zona sono scoppiati disordini violenti tra fazioni, causando saccheggi, distruzione e morte nei villaggi. Si è dovuto fuggire e abbandonare tutto, portando al sicuro gli ospiti. Attualmente essi sono in una piccola casa a Kinshasa, dove vivono in uno spazio ristretto e senza alcuna attività, con un conseguente aumento dei disturbi di comportamento.
Da qui l’accelerazione del progetto di Boma: bisogna affrettare i tempi per portarvi gli ex ospiti del Plateau des Batéké. Si è pensato così di iniziare dal terzo punto, cioè dalla costruzione di una casa per la comunità, per accogliere i giovani del Plateau insieme a due religiosi, mentre gli altri confratelli abiterebbero nella vicina casa parrocchiale.
Così il 22 marzo 2026, durante la visita del superiore generale padre Umberto Brugnoni a Boma, grazie ai donativi di alcuni benefattori ma soprattutto con la fiducia nella divina Provvidenza, si è giunti alla posa della prima pietra con una cerimonia semplice e gioiosa, tutta improntata alla speranza. Con i canti dei giovani seminaristi guanelliani, con la presenza delle autorità zonali e religiose, è stata benedetta una pietra, simbolo della volontà di restare e di dare sicurezza a tante vite fragili.
A motivo dell’urgenza del bisogno, ma anche dell’attuale scarsità di risorse, si ha l’intenzione di costruire il solo pianterreno, utilizzando come dormitorio per gli ospiti l’ambiente della futura cappella e come camere per i religiosi i futuri uffici. Il resto del progetto arriverà in seguito, secondo i disegni della divina Provvidenza. Attendiamo che si ripeta ciò che raccontava don Guanella nella sua autobiografia Le vie della Provvidenza: «Si scorse che se si fabbricava per cinque o per dieci, il valore veniva, ma cessava quando si avesse avuto meno confidenza nella divina Provvidenza».