Il monastero delle Ancelle Adoratrici è fedele al carisma della venerabile Maria Costanza Zauli.
È luogo di silenzio nella dispersiva vita di Bologna
di don Francesco Marruncheddu
La Via Murri corre veloce, con il traffico intenso di una grande arteria che collega il centro di Bologna con San Lazzaro di Savena e le periferie a sud della città. Quasi nascosto tra le case, con discrezione, sorge il Monastero delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento. Fondato nel 1933, è l’unica sede di un Istituto non molto conosciuto, ma che rappresenta un polmone spirituale per la città di san Petronio.
Varcato il modesto cancello, si apre un giardino sul quale prospetta l’edificio, semplice e austero. Superata la stanza della tradizionale ruota, in parlatorio siamo accolti dalla Madre Superiora che, da dietro le fitte grate, ci racconta la storia della congregazione.
A volerla, oltre 90 anni fa, è stata la venerabile Maria Costanza Zauli. Nata a Faenza (Ravenna) il 17 aprile 1886 e battezzata col nome di Palma Pasqua, la giovane cresce in un contesto familiare molto religioso, e sin dal giorno della Prima Comunione promette di consacrare la sua vita a Gesù. A 19 anni, nel 1905, lascia la famiglia per entrare nella Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore a Bologna, dove tre anni dopo emette la professione col nome di suor Costanza.
Giovane suora, lavora prima con le alunne del collegio, poi come infermiera all’Ospedale Militare di Bologna, durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1916 inizia per lei un lungo periodo di malattia e, a partire dal 1923, resta per molti anni inferma a letto. È in questo periodo, nel dolore, che suor Costanza matura il proposito di fondare una nuova famiglia religiosa contemplativa, dedita all’adorazione continua del Santissimo Sacramento, con la finalità di pregare per la conversione del mondo, per le vocazioni sacerdotali e religiose e per l’unità della Chiesa.
Ottenuta l’autorizzazione ecclesiastica, ecco sorgere il monastero che sarà inaugurato il 3 agosto 1933. Quel giorno, miracolosamente, madre Costanza si ristabilisce e si alza dal letto dopo dieci anni. L’erezione canonica della Congregazione delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento avviene nel 1935 e da quel momento cominciano ad arrivare tante giovani donne desiderose di consacrarsi al Signore nel carisma dell’adorazione continua.
Madre Costanza nutre la sua fede, fortificandola attraverso le non poche prove della vita. La spiritualità, che va proponendo a quante vorranno vivere il carisma della nuova famiglia religiosa, ha al centro l’amore totale per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza. Una particolare attenzione la Madre dedica alla santificazione dei sacerdoti, per i quali offrirà eroicamente la sua vita. Eserciterà sempre la carità verso tutti, in particolar modo verso le consorelle che è chiamata a guidare. Fa anche voto di immolazione, sopportando con cristiana fiducia la malattia e offrendo al Signore la sua sofferenza, ancora e sempre per la santificazione del clero. Caratteristica di madre Costanza è inoltre una riverente e profonda obbedienza alla Chiesa, ai vescovi e ai direttori spirituali. Dentro le mura del povero monastero, lei e le sue sorelle conducono una vita umile, nella preghiera adorante, nel nascondimento, nella semplicità della fraternità.
Una speciale devozione madre Costanza ha per san Giuseppe, al quale affida la sua famiglia religiosa. Lei, devotissima della Sacra Famiglia e che tanto scriverà su di essa, sa bene che il padre putativo di Gesù è un grande intercessore. Per madre Costanza, questo padre, forte e protettivo, è stato, insieme a Maria, il primo vero adoratore di Gesù. Da qui nasce la specialissima venerazione al Santo, in onore del quale si praticano i primi mercoledì di ogni mese e si solennizza il mese di marzo. «Ancora oggi noi Ancelle amiamo particolarmente san Giuseppe – racconta l'attuale Superiora – e ogni giorno rinnoviamo a lui la consacrazione della comunità e di ciascuna sorella, con la preghiera comunitaria che ci ha lasciato la madre Costanza». Dunque non stupisce che «dentro al monastero, in diversi luoghi campeggia una statua o una icona del Patriarca, che ha tra le braccia quel Gesù che ha avuto l’immensa fortuna di stringere a sè in adorante silenzio».
Già durante la sua vita, madre Costanza godeva a Bologna fama di santità, ma dopo la sua morte, avvenuta il 28 aprile 1954, questa fama si è allargata rapidamente. «Per tutta la sua vita la Madre non si è mai allontanata da questo monastero. E non lo ha lasciato nemmeno con la sua morte – racconta la Superiora – Infatti non solo è seppellita nella nostra cappella, ma il suo spirito, attraverso l’esempio e la regola che lei ha scritto per noi, continua a vivere tra le sue figlie, nella fedeltà al suo carisma». Madre Costanza, per la quale è in corso il processo di Canonizzazione, è stata dichiarata venerabile da papa Francesco il 20 giugno 2024.
La bella chiesa del Monastero, su via Murri, fin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 1937, per volontà del cardinale Giacomo Lercaro è aperta tutti i giorni all’adorazione eucaristica perpetua dei fedeli, che partecipano alla preghiera liturgica delle monache. Queste sono disponibili ad accompagnare nella ricerca vocazionale le giovani e le donne che vogliono fare esperienza della loro scelta di vita. «La nostra è una forma di vita semplice, ma anche impegnativa nella quotidiana ascesi verso Gesù Ostia, che ci aspetta con amore e al quale noi vogliamo rispondere ogni giorno con la totale donazione di noi stesse per la salvezza del mondo – conclude la Superiora – Chi vuole sperimentare la gioia di questo incontro può venire a pregare con noi, nella nostra chiesa, oppure, se in ricerca vocazionale, può sperimentare la nostra forma di vita: siamo sempre aperte a collaborare con l’opera di Dio che suscita carismi, vocazioni e adoratori».