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Nella Catacomba di san Sebastiano furono custoditi i corpi degli Apostoli in tempo di persecuzione.
Il nome particolare “catacomba” passò poi a indicare tutti gli antichi cimiteri cristiani di Roma

di Talia Casu

Proseguendo il nostro pellegrinaggio lungo la via Appia, tra il III e il IV miglio, a ottocento metri da San Callisto si trova un altro dei luoghi di visita devota che caratterizzano l’antica via: il cimitero di san Sebastiano con la sua antica basilica.

L’area, denominata in antico ad Catacumbas (presso l’avvallamento), fin dall’età imperiale conobbe uno sfruttamento minerario per la presenza delle cave di pozzolana, sia a cielo aperto che in galleria. In seguito nella stessa regione sorse una necropoli ben articolata, formata da grandi colombari (sepolture a incinerazione) e mausolei, principalmente di proprietà di liberti imperiali; a partire dalla prima metà del I secolo d.C. il complesso occupò anche una cava abbandonata.

A ovest della necropoli fu costruito un edificio detto “Villa grande” (prima metà del II secolo), costituita da nove ambienti disposti intorno a un cortile centrale. Le pareti e i pavimenti sono decorati da mosaici e affreschi a imitazione di marmi policromi, tra i quali spicca per interesse la decorazione di una parete con rappresentazione di un paesaggio marittimo; qui si conserva un graffito in lingua greca che si può riferire al legame tra l’adiacente area sepolcrale e il complesso.

In seguito tutta la cava venne parzialmente interrata, formando la cosiddetta “Piazzuola”, dove furono costruiti tre mausolei parzialmente scavati nel tufo, a due piani, con ambienti ipogei finemente decorati da stucchi e affreschi: Mausoleo di Marcus Clodius Hermes, Mausoleo degli Innocentiores, Mausoleo dell’Ascia. 

Nel Mausoleo di Marcus Clodius Hermes, inizialmente previsto per sepolture a incinerazione, tra la fine del II e inizio del III secolo si aggiungono sepolture a inumazione. Nel contempo si registra anche un cambiamento della decorazione pittorica: un singolare affresco (inizio del III secolo) presente nell’attico riproduce la parabola dei porci indemoniati di Gerasa (Mt 8, 28-34; Mc 5, 1-20; Lc 8, 26-39), mentre vengono scialbati i serpenti della testa di una Medusa dipinta sulla scala d’ingresso. Tutto fa pensare che si era passati dalle sepolture pagane a quelle cristiane.

Nel Mausoleo degli Innocentiores, appartenente al collegio omonimo (forse di liberti imperiali), al piano inferiore è stato rinvenuto un graffito cristologico di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato all’iconografia della croce (La Santa Crociata, 10/2023, p. 17).

Nella prima metà del III secolo fu costruito un altro edificio, detto “Villa piccola”, composto da due piani: un locale ipogeo illuminato da un lucernario e una terrazza con banconi. L’edificio, che aveva funzione di custodia dell’area funeraria, era ornato di eleganti decorazioni a fasce rosse su fondo bianco ed era destinato allo svolgimento dei riti legati ai culti dei morti.

Verso la metà del III secolo anche la “Piazzuola” e i mausolei vennero interrati e sopra si realizzò un cortile con una edicola. Lungo il lato est fu ricavata una terrazza porticata, con due lati occupati da un bancone, detta Triclia. La decorazione della parete di fondo era composta da un affresco raffigurante un fitto giardino dietro un graticcio di canne, sormontato da una fascia di intonaco rosso. Sulla parete e sui pilastri del portico i pellegrini che si recavano presso il cimitero cristiano tracciarono innumerevoli e suggestivi graffiti in latino e greco, rivolgendosi agli apostoli Pietro e Paolo. Alcuni di questi graffiti sono ancora leggibili, come quello di un pellegrino del III secolo che lascia sull’intonaco la sua richiesta di intercessione: «Paule et Petre, petite pro Victore» (Paolo e Pietro, intercedete per Vittore). 

Il culto dei due Apostoli, al quale il luogo è legato, è testimoniato anche da numerose fonti antiche: la Depositio Martyrum e il Martirologio Geronimiano ne indicano la memoria in questo luogo il 29 giugno, almeno dal 258, anno che possiamo fissare con certezza grazie alla menzione dei consoli Tusco e Basso.

Ancora si discute sull’origine del culto dei due Apostoli presso il cimitero ad Catacumbas. Un’ipotesi vuole che i corpi di Pietro e Paolo vi siano stati trasportati temporaneamente durante la persecuzione di Valeriano, che aveva reso inaccessibili i due santuari del Vaticano e della via Ostiense. Un’altra ipotesi, ma decisamente inverosimile, basandosi su una iscrizione damasiana lo individua come il luogo in cui gli Apostoli abitarono nel loro soggiorno a Roma.

Nella seconda metà del IV secolo, per volontà dell’imperatore Costantino, venne eretta una basilica cimiteriale circiforme, detta Basilica Apostolorum, la cui realizzazione rese necessario l’interro della Triclia e dell’area circostante. Al centro della navata principale della basilica una memoria segnava il punto della sottostante Triclia, dove al muro dei graffiti era stato addossato un altare; un’apertura, inoltre, permetteva di vedere dall’alto anche la cripta che custodiva la tomba del martire Sebastiano.

Sempre nel IV secolo la catacomba, che ha origine da almeno sei nuclei indipendenti, conobbe un forte sviluppo; il sistema di gallerie si estese su tre livelli, oggi non in buone condizioni. Anche le pitture conservatesi sono poche; tra queste, quelle famose del “cubicolo di Giona”, riconducibili alla fine del IV secolo.  

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