Papa Francesco, nel primo anniversario della sua morte, ci richiama alla vera devozione al santo Patriarca

di Angelo Forti

È impressa nella memoria di noi tutti la dolorosa sorpresa, vissuta la mattina del 21 aprile 2025, lunedì di Pasquetta, quando come un lampo si diffuse la notizia della morte di papa Francesco. Da allora è trascorso più di un anno e ora  il cammino della Chiesa prosegue con papa Leone XIV, ma rimane in tutti il ricordo filiale del suo predecessore. La Santa Crociata lo vuole rievocare con speciale gratitudine, richiamando la sua devozione a san Giuseppe.

Il 25 novembre 2014, nel secondo anno del suo pontificato, al termine della visita al Parlamento europeo, un giornalista gli rivolse una domanda: «È vero che lei è devoto di san Giuseppe?». La risposta del Papa fu chiara: «Sì, e ogni volta che ho chiesto una cosa a san Giuseppe me l'ha data».

Nello stemma pontificio, tra i vari simboli, volle che figurasse anche un fiore di nardo, che rappresenta san Giuseppe. Volle iniziare il suo servizio alla Chiesa come Successore di Pietro proprio nella solennità di san Giuseppe, il 19 marzo 2013. In quel giorno solenne egli indicò proprio la missione del Falegname di Nazareth quale compito per tutta la Chiesa: «Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge». Anche per noi il "custodire", se diventa stile di vita, ci fa somigliare a san Giuseppe e dona concretezza, bellezza e credibilità alla nostra devozione giuseppina.

A distanza di poche settimane dall’inizio del pontificato, il 1° maggio 2013, papa Francesco promulgava un decreto per inserire il nome di san Giuseppe nelle preghiere eucaristiche della Messa, portando a compimento quanto Benedetto XVI aveva già avviato e, prima ancora, Giovanni XXIII. Poi, man mano che abbiamo conosciuto papa Francesco, siamo venuti a sapere che il suo affidamento a san Giuseppe aveva radici antiche. Sin da ragazzo aveva frequentato la Basilica de San José de Flores a Buenos Aires, dove visse le sue prime vere esperienze di vita cristiana e dove, il 21 settembre del 1953, il diciassettenne Bergoglio, mosso da una forza interiore, con l’aiuto di padre Carlos Duarte Ibarra, scoprì la sua vocazione sacerdotale. In quella basilica ritornava poi ogni 19 marzo per ringraziare e confermarsi nel proposito.

Durante gli anni in cui è stato arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio ha tenuto tante conversazioni alla TV proprio su san Giuseppe. Ma ancor prima, a Córdoba (Argentina), dove è stato per ventidue mesi agli inizi degli anni '90 quale direttore del Collegio Massimo, prestigiosa istituzione dei gesuiti che versava in condizioni economiche assai precarie, fece iniziare i lavori di ristrutturazione dello stabile affermando di fidarsi totalmente di san Giuseppe e così, con lo stupore dei suoi confratelli, i mezzi si trovarono.

Ma la cosa più simpatica, che spiega la fiduciosa confidenza di papa Francesco per il Patrono della Chiesa universale, è avvenuta nel palazzo di Santa Marta, dove il Papa scelse di abitare durante tutto il suo pontificato. Fuori della stanza 201, la sua stanza, fu posta una statua di san Giuseppe, e sotto di essa il Papa infilava dei biglietti con le richieste scritte da lui stesso. Si racconta che, quando i biglietti sotto il piedistallo diventavano numerosi, la statua a poco a poco si alzava: si diceva allora che il Santo Padre faceva lavorare molto san Giuseppe!

La cosa più importante, in riferimento a san Giuseppe, è stata l'indizione, voluta da papa Francesco, di un anno dedicato al Cu-
stode del Redentore (iniziato l’8 dicembre 2020 e terminato l’8 dicembre 2021), preceduto dalla pubblicazione della lettera apostolica, Patris corde (Con cuore di padre) l’8 dicembre 2020, in occasione del 150° anniversario della proclamazione di san Giuseppe quale Patrono della Chiesa universale. In essa papa Francesco descrive san Giuseppe attraverso sette caratteristiche fondamentali e lo presenta come modello di paternità e di fede. Ma oltre che un documento sulla vera devozione al santo Patriarca, questa lettera è attualissima nella nostra epoca, caratterizzata dall’"evaporazione" della figura paterna. Quasi al termine dell’anno giuseppino, papa Francesco dedicò a sa
n Giuseppe anche un ciclo di dodici catechesi, all'udienza generale del mercoledì, tra il 17 novembre 2021 e il 16 febbraio 2022.
 
Certamente, dopo l'anno giuseppino e grazie alle proposte di papa Francesco, si è avuta una maggiore conoscenza del Carpentiere di Nazaret, non solo sul piano devozionale, ma anche dal punto di vista biblico, pedagogico e spirituale. Pensiamo solo a quanto è stato detto e scritto sul tema attualissimo della paternità a partire da quella di san Giuseppe. Moltissime sono state le pubblicazioni che hanno approfondito gli aspetti teologici e magisteriali dedicati al Santo; alcune riviste hanno offerto proposte di meditazioni, corsi di esercizi spirituali, conferenze di autori importanti nel panorama culturale cattolico. Non sono nemmeno mancati libri di preghiera e devozione.

Il magistero di papa Francesco ci ha fatto conoscere e apprezzare la figura, la vocazione e la missione di san Giuseppe, e l'esempio del suo amore e della sua devozione ci incoraggerà a valorizzare sempre meglio questo nostro grande Santo.