Così chiamava don Guanella la Pia Unione del Transito di san Giuseppe. Nella sua festa e accompagnati dalle sue parole, riceviamo l’Indulgenza plenaria.

Sembra quasi che don Guanella avesse fretta di avviare le sue opere nel quartiere Trionfale di Roma e che prevedesse l’avvicinarsi della sua morte, che avvenne poco dopo. Quando il papa Pio X gli manifestò la necessità di una chiesa a Roma, nella zona dei “Prati di Castello”, si affrettò ad acquistare il terreno, contattò l’architetto Aristide Leonori, dispose la posa della prima pietra il 6 giugno 1909, inaugurò la chiesa il 19 marzo 1912, e volle l’erezione della parrocchia il 24 maggio 1912.

Nel frattempo, sollecitato ancora da Pio X, fece approvare dal cardinale Pietro Respighi il 17 febbraio 1913 la Pia Unione del Transito di san Giuseppe e ottenne che fosse dichiarata “primaria” con la lettera pontificia Templum titulo del 12 febbraio 1914. E nel maggio 1914, stese questa paginetta per offrire i suoi pensieri e i suoi sogni. La trascriviamo qui perché gli Associati della Pia Unione conoscano le intuizioni e i desideri del nostro Fondatore.

«Noi siamo venuti a Roma e vi siamo stati benedetti. A Roma, sotto lo sguardo del Papa, padre comune, tutte le opere di Dio fioriscono e prosperano. Sì, sì, noi siamo lieti di essere a Roma perché di là propagheremo nel mondo la nostra benedetta istituzione, perché là ci è dato di far molto bene a vantaggio di tante anime, perché là facciamo col nostro lavoro cosa gradita e consolante per il cuore del Santo Padre, così santamente desideroso del bene delle anime. Ma ci ho nel cuore un altro pensiero e un altro desiderio. C’è bisogno di ben vivere, ma c’è bisogno più ancora di ben morire. Una buona morte è tutto. Che cosa conta tutto il nostro lavoro, consacrato alla salvezza delle anime, se poi esse muoiono male? Oggi specialmente, che si pensa soltanto ai traffici ed ai godimenti di quaggiù, spento ogni pensiero della grande eternità, qual pericolo di morir male per tante, per innumerevoli anime! Quanto preme provvedere a che le anime muoiano bene, cristianamente, santamente! E per questo bisogno così grande, così importante, non basta il lavoro umano, è necessario interessare l’aiuto celeste. Giustamente la nostra chiesa di Roma l’ho voluta dedicare al Transito di san Giuseppe per porgere alle anime un modello, un protettore della buona morte, per stabilire in quel tempio una supplica perenne al grande Santo dei morenti, a beneficio delle anime che passano dal tempo all’eternità. E poiché a Roma è tutto universale, desidero che ivi si costituisca un centro di preghiere e un focolare di carità spirituale, per ottenere la buona morte di tutte le anime non soltanto di Roma, ma del mondo intero!».

(La Divina Provvidenza, n. 3, maggio 1914, pp. 69-70;

Luigi Guanella, Opere, vol. V, p. 874-875)