In questi passati mesi, zeppi di guerre, colmi di preoccupazioni e di immani stragi e distruzioni, per caso ho avuto tra mano l’ultima lettera circolare di don Guanella, mandata ai suoi Servi della Carità. La sua data è il 25 aprile 1915, un anno dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, un mese prima dell’entrata dell’Italia nel conflitto, alcuni mesi prima della morte di lui. Don Guanella la scrisse per condividere con i suoi seguaci il dolore e la preoccupazione della guerra da poco scoppiata, e per prescrivere preghiere per la pace nelle sue Case. Trascrivo il breve brano della lettera che mi ha colpito particolarmente.
Don Guanella condivide l’animo del papa di allora, Benedetto XV, che più tardi avrebbe definito quella guerra «una inutile strage». Scrive don Guanella: «Il santo Pontefice, nel cui cuore paterno si adunano tutte le lagrime ed hanno eco tutti i pianti e si ripercuotono laceratrici tutte le sventure de' suoi figli, figli che soffrono nel corpo per la miseria e per la guerra, figli che si rovinano nell'anima, prega e supplica per la conversione e la pace del mondo».
Il mio pensiero è passato immediatamente da Benedetto XV, a cui sono riferite queste parole, a Leone XIV, che oggi vive con lo stesso “cuore paterno” le guerre che insanguinano il mondo.
L’immagine che la lettera trasmette è drammatica. Ci raffigura il cuore del Papa come il luogo dove si raccolgono tutte le lacrime che si versano nel mondo a motivo della guerra. Un fiume sterminato di pianto!
E la mia riflessione è semplice, forse ingenua.
Sui media si ascoltano e si leggono idee, dibattiti e polemiche provenienti da diverse parti, secondo i differenti schieramenti, sulle conseguenze disastrose della guerra, le perdite economiche e i rischi per il benessere e il progresso che il mondo ha raggiunto. La guerra potrebbe in un attimo annullare questi risultati e privarci dello sviluppo faticosamente raggiunto. Diventeremmo improvvisamente poveri; cadremmo in una situazione problematica, in un disastro sociale. Tutti timori veri, che scuotono l’opinione pubblica e di conseguenza la politica.
Ma il mio pensiero si è fermato sul “fiume di lacrime”, che già adesso scorre dagli occhi di tanti esseri umani a causa della guerra, non solo alle sue possibili pericolose conseguenze. Ho pensato ai morti innumerevoli, bambini, donne e uomini (anche soldati, per i quali madri, mogli e figli versano lacrime); ho rivisto la disintegrazione delle case che sono frutto della fatica e dei sacrifici di una intera vita. Tutto annullato in un solo boato!
Mi sono rinfrancato per il fatto che, in tutto il mondo, vi è almeno un cuore, in cui questo mare di pianto può riversarsi e trovare compassione, quello del Vicario di Cristo. Come si potrebbe immaginare che il Papa non abbia presente in continuazione, non richiami con insistenza, non esprima cordoglio per tanto dolore!
Vi sono idee e giudizi sulle guerre che sono calcoli, giusti ma prossimi a ciò che chiamiamo “ragion di Stato”. Vi sono parole che invece nascono dalla compassione per il dolore e per il pianto che riempiono il mondo. Ringraziamo il Vicario di Cristo che apre il suo “cuore paterno”, dove il pianto di tutto il mondo trova accoglienza e conforto.