di don Bruno Capparoni, direttore della Pia Unione
Quando don Guanella, verso il 1905, si presentò alla Santa Sede per chiedere l’approvazione pontificia delle sue Opere, da Roma gli furono inviati osservatori (i cosiddetti “visitatori”) che nelle sue Case trovarono molte cose da approvare, altre da migliorare. Ma quello che suscitava perplessità nei “visitatori” era lo scopo delle Case guanelliane, il cosiddetto “fine” che il loro fondatore si prefiggeva. Nella loro relazione alla Santa Sede scrissero che don Guanella si proponeva «un fine senza fine», perché qualsiasi povero che non trovava accoglienza altrove, la trovava presso di lui. Ed egli dovette faticare non poco per spiegare che il suo modo di operare non era frutto di imprudenza, ma di carità. Era la carità che apriva il suo cuore e le sue Case a ogni genere di bisogno.
Poi venne il 1912 e fu il papa stesso, san Pio X, che lo spinse verso un nuovo impegno, quello di amministrare una parrocchia a Roma, San Giuseppe al Trionfale. Don Guanella disse di sì anche a questo nuovo genere di carità. Poi avrebbe potuto dire un “basta”.
Invece, proprio a Roma e proprio al Trionfale, sentì un nuovo impulso e trovò una nuova “categoria” di poveri, quella dei moribondi.
Che cosa si potrà mai fare per chi sta per morire? Umanamente nulla. Ma la carità di don Guanella scoprì che si poteva aiutare con la preghiera.
Volle istituire una pia unione di cristiani che pregassero per chi sta per chiudere gli occhi alla luce di questo mondo e li sta per aprire alla luce eterna. Volle la Pia Unione del Transito di san Giuseppe, affidandola al Patrono della “buona” morte, e si può indicare come data di nascita il 5 marzo 1913, quando in una circolare faceva la proposta e divulgava la preghiera da recitare: «O san Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero sposo di Maria Vergine, prega per noi e per gli agonizzanti di questo giorno».
Bisogna però aggiungere che, se la carità lo spinse a fondare la Pia Unione, fu la sua grande fede che gli fece trovare lo strumento semplice (forse troppo semplice agli occhi di gente di poca fede come noi), quello della preghiera. Un mezzo “labile”, come è recitare due volte al giorno una giaculatoria. Ma don Guanella era uno che credeva veramente alla parola di Gesù: «Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là» (Mt 17, 20).
Queste sono le semplici idee che stanno all’origine della Pia Unione del Transito di san Giuseppe. Il resto è il successo sorprendente ottenuto da questa proposta “elementare”, che è arrivata a contare migliaia di Associati.
Al momento della festa annuale di san Giuseppe, sento il dovere di esortare la Pia Unione a compiere questo impegno, semplice ma prezioso, di una preghierina quotidiana per i morenti, come ci ha insegnato don Guanella. E, dove è possibile, raccomando di incrementare il numero di coloro che, con noi, mettono in atto questa facile “carità spirituale” che è la preghiera.