Da dieci secoli sulla montagna di Montserrat i monaci benedettini custodiscono l’immagine della Morenita e accolgono schiere di pellegrini. Il santuario è diventato centro e simbolo della Catalogna
di don Gabriele Cantaluppi
Nell’anno 1025, Oliba, abate di Ripoll, città della Catalogna posta sulle pendici dei Pirenei, fondò un monastero accanto all'eremo di santa Maria, che fin dall’anno 888 il conte Guifré el Pelós (Goffredo il peloso) aveva donato ai monaci di Ripoll. Ben presto pellegrini e visitatori diffusero le notizie dei miracoli che la Madre di Dio operava in quel luogo impervio e suggestivo. Situato a 720 metri di altitudine, a circa 40 km da Barcellona, il monastero di Montserrat celebra dunque il millenario della sua fondazione.
Su una facciata dell’edificio è scolpita la frase Catalunya serà cristiana o no serà (Catalogna sarà cristiana o non esisterà), motto del celebre vescovo Josep Torras I Bages (1846–1916), scrittore e figura di spicco del nazionalismo cattolico catalano, che riteneva il cristianesimo fondamento della identità della regione. La frase è diventata oggi oggetto di dibattito: alcuni la interpretano come un richiamo alle radici della storia e della cultura catalana, mentre altri la trovano esclusiva e inadatta a una società moderna e pluralista.
Il nome “Montserrat” deriva dal latino e dal catalano e significa “montagna seghettata” a causa del suo aspetto frastagliato a denti di sega e caratterizzato da picchi aghiformi e formazioni rocciose molto resistenti all’erosione, che il vento e la pioggia hanno plasmato nei millenni nelle loro caratteristiche forme, tanto che qualcuno ritiene che da esse Antoni Gaudí, celebre architetto esponente del modernismo catalano, abbia preso ispirazione per le sue opere.
Lungo la sua storia il monastero di Montserrat ha vissuto tempi di pace e di guerra, di splendore e di decadenza, fino alla distruzione e all’abbandono nel corso della Guerra di Indipendenza spagnola (1811-1812), quando ventitré monaci furono martirizzati. Nel 1844 fu avviata la restaurazione della vita monastica e l’11 settembre1881, ricorrenza della festa nazionale della Catalogna, in occasione della solenne incoronazione dell’immagine della Madre di Dio, papa Leone XIII dichiarò ufficialmente la Madonna di Montserrat patrona della Catalogna, e concesse di inserire la festa liturgica nel calendario proprio il 27 aprile.
Numerosi pellegrini salgono tutto l’anno a venerare la Vergine, accolti dalla comunità benedettina. I monaci celebrano solenni liturgie, animate dalla “Escolanía”, il coro di cinquanta ragazzi tra i nove e i quattordici anni che vi risiedono abitualmente; ma svolgono anche attività culturali nei centri accademici di Spagna e dell’estero e lavorano alla pubblicazione di libri e riviste. La biblioteca del monastero conta circa 400.000 libri ed è affiancata da un moderno laboratorio di restauro. La radio e televisione di Montserrat trasmettono quotidianamente i principali servizi liturgici.
Cuore pulsante del monastero è il santuario, dove è venerata l’immagine della Vergine di Montserrat. Secondo la tradizione essa fu ritrovata dentro una grotta nell’ 880 da alcuni bambini che accudivano il loro gregge, dopo aver visto una luce sulla montagna. Quando il vescovo locale seppe del ritrovamento, cercò di far trasportare la piccola statua, ma non fu possibile perché era diventata troppo pesante. Interpretò questo segno come il desiderio della Madonna di rimanere sul luogo del ritrovamento e ordinò la costruzione del santuario.
La statua della Madonna, di colore scuro, a causa dell’effetto del tempo, detta affettuosamente “Morenita” (moretta), è una scultura romanica di circa 95 centimetri di altezza, intagliata nel legno. La Vergine è seduta su un trono d’argento laminato d’oro e di pietre preziose; porta sul capo un diadema e sulla mano destra regge un globo terrestre, mentre con la sinistra, in un gesto pieno di tenerezza stringe il bambino Gesù, seduto in grembo a lei, il quale a sua volta benedice con la mano destra e regge pure lui un globo nella sinistra. Ad eccezione dei volti e delle mani, l’intera immagine è dipinta d’oro. La Madonna nera si trova nella parte posteriore della basilica, affacciata sull’altare, in una piccola stanza, alla quale i fedeli accedono per venerarla.
Come ricorda l’attuale abate del monastero Manel Gasch I Hurios, «dietro tutto questo c’è un’altra storia poco o niente conosciuta. La storia tessuta dai milioni di persone che hanno scalato Montserrat fin dall’inizio. Come i fili che si intrecciano e formano una corda, la storia di Montserrat è fatta anche dalle vite di tante persone che sono venute a trovare la loro santa Patrona per portarle le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro ansie». La tradizione di arrivare a piedi a Montserrat risale al Medioevo, quando non c’erano alternative per andare a venerare la santa Immagine; e ancora oggi numerosi gruppi di pellegrini salgono a piedi una volta all’anno. Però il santuario è accessibile anche con un treno a cremagliera e con una cabinovia.
Numerosi santi sono saliti al monastero. Storicamente provata è la presenza nel marzo del 1522 di sant’Ignazio di Loyola che, cavaliere convertito, venne a deporre la sua spada ai piedi della Vergine, a passare la sua “veglia d’armi”, per iniziare una nuova vita sotto la direzione di dom Chanon, monaco confessore del santuario.
Tra le mura di Montserrat risuona spesso il virolai, canto in lingua catalana dedicato alla Vergine, composto da Jacinto Verdaguer e musicato da Josep Rodoreda y Santigós cento anni fa. Le numerose strofe sono intercalate da un ritornello: «Rosa d’abril, Morena de la serra / de Montserrat estel / il·lumineu la catalana terra / guieu-nos cap al cel» (Rosa d’aprile, Moretta della montagna / stella di Montserrat / illumina la terra di Catalogna / guidaci fino al cielo).