Giuseppe si sente inadeguato a diventare sposo di Maria. I Vangeli apocrifi, per simboleggiare questa sua umiltà, lo rappresentano vecchio
di Rosanna Virgili
Il Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo (Pseudo Matteo 3-5), dopo aver spiegato come avvenne che la Vergine Maria fosse assegnata in sposa a Giuseppe – il suo piccolissimo bastone era sbocciato in un fiore! – continua raccontando la reazione di lui a tale missione: «Essendo vecchio, era avvilito di non poterla prendere; pertanto neppure lui voleva ricercare il suo bastone».
Ci saremmo aspettati un’istintiva esultanza; al contrario, assistiamo a una reazione di perplessità se non di sincero rifiuto: Giuseppe non voleva prendere Maria come sua sposa! Ma non ci fu nulla da fare poiché – continua il racconto apocrifo –, mentre Giuseppe «se ne stava umile e ultimo, il pontefice con voce chiara gli gridò: “Giuseppe, vieni e prendi il tuo bastone, tu infatti sei atteso”. Giuseppe, spaventato che il sommo sacerdote lo chiamasse con tanto clamore, si accostò. Non appena tese la mano e ricevette il bastone, dalla cima uscì fuori una colomba più bianca della neve e straordinariamente bella: dopo avere volato a lungo per le sommità del Tempio, si lanciò verso il cielo. Tutto il popolo allora si congratulò con il vecchio, dicendo: “Nella tua vecchiaia sei stato fatto beato, o padre Giuseppe, tanto che Dio ti ha indicato degno di ricevere Maria”».
Nonostante che Dio avesse benedetto la sua vecchiaia col dono di una giovanissima moglie a Dio consacrata, Giuseppe si sente inadeguato e indegno di tanta bea-
titudine. Quella beatitudine che nel Vangelo canonico di Luca verrà attribuita a Maria e celebrata in virtù della sua fede («Beata colei che ha creduto» Lc 1, 45), la vediamo qui invocata su Giuseppe. La figura di questo vecchio quasi spaventato dinanzi a un destino insperabile ricorda la figura biblica di Abramo, anch’egli destinatario di una felicità impossibile alla sua età avanzata, quella di diventare padre (cfr. Gen 15, 3).
Nello scetticismo di Abramo e nella titubanza di Giuseppe si può cogliere l’atteggiamento affatto umano di chi, dinanzi a un dono divino, sente tutta la sua inadeguatezza: è la prova della fede!
Ma come Dio insistette con Abramo affinché credesse nella nascita di Ismaele e poi di Isacco, così i sacerdoti insistono con Giuseppe affinché rompa i suoi indugi verso Maria: «I sacerdoti gli dissero: “Prendila! In tutta la tribù di Giuda, infatti, tu solo sei stato scelto da Dio”». Ma Giuseppe insiste, a sua volta, nella sua resistenza: «Giuseppe prese a venerarli con vergogna, dicendo: “Sono vecchio e ho figli; perché mi affidate questa bimbetta la cui età è inferiore a quella dei miei nipoti?”». Questa replica di Giuseppe alla parola dei sacerdoti è all’origine di una tradizione entrata nella devozione cristiana, secondo la quale, appunto, Giuseppe sarebbe lo sposo vecchio di Maria. Nulla, d’altronde, traspare a questo proposito nei Vangeli canonici e se restassimo ancorati all’immagine che di lui possiamo trarre da questi ultimi, lo vedremmo piuttosto come un giovane uomo con la sua sposa promessa. Poteva avere anche meno di vent’anni.
Il Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo, invece, suggerisce la figura anziana di Giuseppe, rappresentato talvolta persino sorretto da un bastone. Il fatto, poi, che egli avesse dei figli è una notizia che alcuni utilizzano per spiegare quanto i Vangeli dicono sui fratelli di Gesù, i quali non potevano essere figli di Maria, essendo Gesù il “primogenito” di Maria (cfr.
Lc 2, 7) e l’“unigenito” Figlio di Dio
(cfr. Gv 1, 18). Leggiamo infatti nel Vangelo di Marco: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?»
(Mc 6, 3). Si potrebbe trattare di cugini di Gesù, ma qualche interprete ipotizza che questi fossero i nomi dei figli, appunto, di Giuseppe, nati da un matrimonio precedente a quello con Maria.
Ciò è comprovato proprio dal nostro Pseudo Matteo che continua dicendo: «Allora, il sommo pontefice Abiatar gli disse: “Ricordati, Giuseppe, che Datan, Abiron e Core morirono perché disprezzarono la volontà di Dio. Così accadrà pure a te se disprezzerai quanto ti è ordinato da Dio”. Giuseppe gli rispose: “Io non disprezzo la volontà di Dio, sarò custode fino a quando saprò, secondo la volontà di Dio, quale dei miei figli la potrà avere in moglie”». Giuseppe aveva già dei figli quando i sacerdoti volevano dargli in sposa Maria, la quale era ancora una bambina!
Giuseppe aveva una tale tenerezza e rispetto per lei, che voleva che continuasse a dedicarsi ai giochi infantili con le sue compagne: «”Le si diano alcune vergini tra le sue compagne, con le quali frattanto possa passare il tempo”. Il pontefice Abiatar rispose: “Per passare il tempo, le saranno date cinque vergini fino al giorno stabilito nel quale la prenderai: non potrà, infatti, unirsi ad altri in matrimonio”. Allora Giuseppe prese Maria con le cinque vergini che dovevano restare con lei nella casa di Giuseppe. Queste vergini erano Rebecca, Sefora, Susanna, Abigea e Cael. Il pontefice diede ad esse seta, giacinto, bisso, scarlatto, porpora e lino. Tra esse trassero a sorte che cosa ognuna doveva fare: a Maria toccò la porpora per il velo del tempio del Signore. Quando la prese, le altre vergini le dissero: “Essendo tu l'ultima, umile e più piccola di tutte, hai meritato di ottenere la porpora”. Così dicendo, quasi per gioco, iniziarono a chiamarla regina delle vergini».
La casa di Giuseppe si sostituisce al Tempio; Giuseppe ci appare come un uomo colmo di dolcezza e di meraviglia, con lo sguardo di un nonno verso la piccola donna, che cresce baciata dagli occhi di Dio; uomo di fede che vede e custodisce in lei l’abitazione, il grembo bambino del Figlio di Dio. Nel suo amore puro, Giuseppe custodisce la figlia, la sposa e la madre, la “casa” di Dio, velata di porpora come la sua dimora, l’Arca dell’Alleanza – foederis arca! – nel santo Sacello del Tempio.