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di don Bruno Capparoni

Un anonimo iscritto alla Pia Unione ha offerto il restauro del portone centrale della Basilica di san Giuseppe, la cui storia si collega con il tempio massimo milanese. 

Ogni edificio, senza eccezione, ha bisogno di periodiche manutenzioni, anche le chiese; se poi si tratta di opere d’arte, allora le manutenzioni sono costose. Premettiamo questa breve considerazione alle notizie sul recente restauro del portone centrale della Basilica del Trionfale, il santuario dove invochiamo quotidianamente il nostro Patrono san Giuseppe.  

Sono trascorsi dieci anni da quel 26 maggio 2013, quando il cardinale Ennio Antonelli, nostro benevolo amico, ha benedetto il portone, ristrutturato, arricchito di dieci formelle di bronzo dello scultore Benedetto Pierogrande, rinominato “portale della fede”. Dopo dieci anni si presentava bisognoso di un intervento conservativo. 

Una ditta altamente specializzata, la Progetto Arte Poli di Verona, ha programmato l’intervento e ha proposto un preventivo accettabile. Un carissimo benefattore ha dato la disponibilità ad assumersi tutta la spesa ponendo solo due “condizioni”; la prima era che l’offerta fosse in memoria dei suoi cari defunti, devotissimi di san Giuseppe e iscritti alla Pia Unione; la seconda era di restare anonimo per seguire le parole del Vangelo: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la destra». Le abbiamo accettate ambedue, anche se, da questa pagina, è doveroso esprimere un grande grazie, “rigorosamente anonimo”.

Due operai specializzati della Arte Poli sono stati ospiti presso la comunità dei Guanelliani e hanno dedicato una intera settimana al lavoro di restauro. Hanno smontato le formelle e le hanno trattate riportandole alla lucentezza originaria del bronzo; hanno steso sulle cornici di legno vernici altamente protettive e hanno sovrapposto alla parte bassa (quella più deteriorata) una lamina di rame per proteggere il legno dagli schizzi della pioggia.  E proprio durante il loro lavoro abbiamo potuto verificare meglio alcune peculiarità di questo portone, che ha una storia interessante.

Dobbiamo ritornare all’epoca della costruzione della Basilica di san Giuseppe, tra il 1908 e il 1912. L’architetto Aristide Leonori, dopo aver eseguito il disegno, seguiva i lavori con grande cura, consapevole che la chiesa sarebbe stata una delle più belle e importanti costruite a Roma sotto il pontificato di Pio X. Anche papa Sarto seguiva da vicino il progredire dei lavori e spingeva sull’acceleratore per anticipare l’inaugurazione. Infine vi era don Guanella, consapevole del grande impegno che la costruzione del Trionfale esigeva, in sollecitudine per trovare il capitale necessario, ma sempre fiducioso nella divina Provvidenza.

Qualche anno prima, precisamente nel 1906, era stato inaugurato il nuovo portone centrale del Duomo di Milano, capolavoro bronzeo di Lodovico Pogliani. Don Guanella l’aveva ammirato, ma aveva anche osservato che le vecchie porte di larice, che egli considerava opera di san Carlo Borromeo (più probabilmente un manufatto secentesco), giacevano inutilizzate nel magazzino della veneranda Fabbrica del Duomo. Ebbe l’intuizione di domandarle per la chiesa del Trionfale e, con l’appoggio dell’arcivescovo cardinale Ferrari e per la sua fama di santo e filantropo, le ottenne. 

Trasportate a Roma nel 1911, don Guanella dispose che venissero adattate al portone centrale della nuova chiesa di san Giuseppe. Vennero coperte nella parte esterna da un rivestimento ligneo, formato da dieci tondi, poi riprodotti anche sulle due porte laterali. Avrebbe voluto anche apporre tre medaglioni, raffiguranti la Madonna (a cui è dedicato il Duomo di Milano), sant’Ambrogio e san Carlo Borromeo, in riferimento all’origine del portone. Non sappiamo il motivo per cui questo progetto non ebbe seguito. 

C’è stata però una postuma “riparazione”: questo tema “ambrosiano”  è stato riprodotto ora nelle nuove formelle dell’attuale rivestimento.  Guardando il portone, in alto a sinistra vi è rappresentato il busto di sant’Ambrogio e a destra san Carlo Borromeo; sotto sant’Ambrogio  vi è san Pio X, a cui si deve l’ispirazione e l’aiuto economico per edificare la chiesa; a destra sotto san Carlo vi è la Madonna con Gesù Bambino, che richiama l’effigie della Madre della divina Provvidenza, tanto cara a don Guanella. Scendendo, la terza e la quarta fascia sono dedicate a temi giuseppini, con il sogno di san Giuseppe, la fuga in Egitto, la bottega di Nazareth e il Transito di san Giuseppe. Infine le formelle in basso presentano temi “guanelliani”, con san Luigi Guanella e la beata Chiara Bosatta a sinistra, il venerabile Aurelio Bacciarini, primo parroco della parrocchia e poi vescovo di Lugano, e don Leonardo Mazzucchi, secondo successore di don Guanella.

Il portone ha ripreso l’aspetto originale e accoglie quanti entrano per adorare il Signore, pregare nell’assemblea dei fratelli e invocare san Giuseppe. Siamo soddisfatti e grati per il recupero di questo manufatto tanto nobile e per poter offrire nella nostra chiesa un saggio di quella «bellezza che seduce la carne per ottenere il permesso di passare fino all’anima», come ci ha ricordato da poco(23 giugno 2023) papa Francesco, parlando agli artisti e citando Simone Weil.    

 

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