Numerose personalità cristiane, lungo la storia della Chiesa, hanno testimoniato l’amore e il servizio dovuto agli anziani nel bisogno

di Mariafrancesca Oggianu

In più occasioni papa Francesco aveva messo in guardia i cristiani rispetto a una insidiosa e sempre più diffusa forma di “eutanasia nascosta” che, riconoscendo valore alla vita solo quando essa è accompagnata da giovinezza e salute, viene praticata nei confronti degli anziani attraverso atteggiamenti di abbandono e di disprezzo. Figlia della cultura dello scarto e dell’esclusione, la solitudine degli anziani mette in dubbio l’utilità stessa della loro vita e spezza inoltre quella “alleanza fra le generazioni”, esaltata dal Pontefice, indispensabile per la trasmissione dei valori fondamentali della società umana e della fede cristiana.

Un’alternativa credibile ed efficace a tale negativo fenomeno, radicata nel Vangelo e nel Magistero della Chiesa, è stata offerta da luminose figure di santi, che hanno portato avanti la missione dell’accoglienza di anziani poveri materialmente e spiritualmente.

Fra questi vi è certamente san Luigi Guanella (1842-1915), fondatore dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, il quale considerò gli anziani «persone fra tutti le più sofferenti fisicamente e moralmente, perciò bisognosi di maggior compassione» (così scriveva nel 1899). Nelle sue prime Case, il santo ospitò numerose categorie di fragili, fra i quali mai mancarono gli anziani, tanto da poter chiarire, nel 1915, alle autorità vaticane che, per i suoi Istituti religiosi, «il ricovero dei vecchi fu sempre principale scopo e ragione».

Nei ricoveri a loro dedicati, san
Luigi Guanella volle che fossero considerati quali veri padroni di casa e
che, attraverso visite frequenti da parte di parenti e conoscenti, fosse loro risparmiata la solitudine, poiché «chi soffre ha più necessità di amore e di affetto». Seguendo il motto del Fondatore “Far un po' di bene e il miglior bene possibile”, anche oggi l’Opera Don Guanella maschile e femminile identifica, come esigenza del Vangelo, l’offrire, attraverso servizi qualificati e spazi aperti alla comunità, non solo l’assistenza materiale, ma anche circuiti relazionali fra anziani e nuove generazioni, grazie ai quali garantire la trasmissione di esperienze, di valori e di fede. Le Case per anziani, i centri diurni, i servizi ambulatoriali, nei quali non manca l’animazione socioculturale e la cura pastorale rivolta alla persona malata e morente, sono alcuni degli strumenti attraverso i quali l’Opera Don Guanella continua a svolgere la sua missione caritativa e insieme evangelizzatrice.

Ma un’attenzione particolare è rivolta anche ai morenti dalla Pia Unione del Transito di San Giuseppe (istituita anch’essa da san Luigi Guanella nel 1913), la quale, attraverso la preghiera a san Giuseppe, patrono della buona morte, da parte di una schiera innumerevole di associati in tutto il mondo, accompagna gli agonizzanti a una morte santa.

Degno di speciale menzione è anche l’esempio di dedizione evangelica verso gli anziani lasciato da santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars (1843-1897), religiosa spagnola e fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore degli Anziani Abbandonati. Alcune consorelle raccontano che «ella stessa li serviva assistendoli con molta cura; andava nella cucina ad assaggiare il vitto che si doveva dare ai malati, per vedere come era condito; a questo riguardo era esigentissima. Li rispettava molto, anche se erano storditi, e a noi ordinava di fare lo stesso». Ella esortava le suore a praticare verso gli anziani opere di misericordia corporale, ma anche spirituale, «istruendoli come possono perché si salvino l’anima». La Congregazione di santa Teresa Jornet e Ibars continua oggi questa missione gestendo numerose Case di riposo in Europa e America.

Risalendo più indietro nel tempo, non per questo meno efficace è l’esempio di amore agli anziani lasciato da santa Maria della Croce, al secolo Jeanne Jugan (1792-1879), religiosa e fondatrice delle Piccole Suore dei Poveri. Alle sue figlie spirituali ella insegnava: «Mie Piccole Suore, dovremmo essere sempre allegre, poiché alle persone
anziane non piacciono i musi lunghi». Inoltre: «Amate molto il Signore affinché possiate curare bene gli anziani, perché in essi voi curate Gesù stesso». Papa Giovanni Paolo II, che la proclamò beata il 3 ottobre 1982, evidenziò che santa Maria della Croce «aveva ricevuto dallo Spirito un’intuizione profetica dei bisogni e delle aspirazioni profonde delle persone anziane: quel desiderio di essere rispettate, stimate, amate; quella paura della solitudine insieme al bisogno di uno spazio di intimità e di libertà; quel desiderio di sentirsi ancora utili; e molto spesso, una volontà di approfondire le cose della fede e di viverle meglio». Benedetto XVI la canonizzò l’11 ottobre 2009.

Anche papa Leone XIV, fin dall’inizio del pontificato, richiamando gli insegnamenti del suo predecessore e ricordando le figure bibliche di Abramo e Sara, Zaccaria ed Elisabetta, ha messo al centro della cura pastorale gli anziani, definendoli «primi testimoni di speranza» presso le nuove generazioni, poiché ci insegnano che «la salvezza non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno e nel saperlo liberamente esprimere» (Udienza generale, 3 settembre 2025).

In ultima analisi l’accompagnamento caritatevole degli anziani durante la parte finale della vita, che la Chiesa tramanda da sempre attraverso l’esempio dei suoi santi, rende manifesto come la vecchiaia possa a buon diritto essere considerata un momento privilegiato, durante il quale fare esperienza autentica non solo dei propri limiti, ma anche della virtù della speranza. Infatti, come ha ricordato Leone XIV nella stessa circostanza, «la misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare».