Direttore della Pia Unione, per quarantacinque anni profuse intelligenza, equilibrio e realismo. Con vera devozione
a san Giuseppe e amore fattivo alle Opere guanelliane

di don Bruno Capparoni, direttore della Pia Unione

Non si può dimenticare quest’anno l’anniversario della morte di don Ezio Cova. Sono trascorsi venticinque anni da quel 23 luglio 2000, quando il Signore lo ha chiamato, ed è giusto che La Santa Crociata ne pubblichi un ricordo. Perché è stato, senza timore di smentita, il direttore della Pia Unione del Transito di san Giuseppe che vi ha dedicato maggior impiego di energie e ha ottenuto maggiore messe di risultati.

Don Ezio giunse alla Pia Unione quarantenne, nel 1955 (era di Milano, nato il 16 aprile 1916). Dopo la preparazione al sacerdozio, raggiunto il 23 giugno 1940, aveva ottenuto un risultato brillante negli studi e il dottorato in teo-
logia con la tesi San Bernardo di Chiaravalle, Maestro di vita cristiana nella società del suo tempo. Dapprima fu indirizzato all’insegnamento nel Seminario dei guanelliani a Barza d’Ispra, ma ben presto scoprì che la docenza non era la sua vocazione. Nel settembre 1945, appena terminata la Seconda guerra mondiale, dai superiori guanelliani fu inviato a Fasano di Puglia, a rinvigorire l’Istituto Sacro Cuore, che il sacerdote don Sante Perna aveva affidato all’Opera Don Guanella già dal 1937. L’edificio, molto bello, aveva bisogno di una manutenzione radicale e di nuovi locali per accogliere migliaia di minori, lasciati soli dalla guerra. Attorno all’istituto don Ezio suscitò l’attenzione delle istituzioni civili e gli diede un rinnovato vigore. Mentre era nelle Puglie, il 24 giugno 1950 subì un grave incidente automobilistico, nel quale perse la vita il guanelliano don Luigi Gussoni.

Nel 1952 fu inviato all’Istituto San Gaetano, nella sua Milano, come superiore ed economo. Si trovò davanti a una grande sfida: la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a san Gaetano da Thiene; era stata iniziata nel 1941 ma poi interrotta dagli eventi bellici. L’intraprendenza geniale di don Cova la portò a termine in solo diciotto mesi, donando al quartiere Sempione e all’arcidiocesi ambrosiana un’opera degna della gloria di Dio. Il 31 ottobre 1955 l’arcivescovo Giovanni Battista Montini consacrava la nuova chiesa e subito dopo don Ezio fu chiamato a Roma per subentrare a don Giuseppe Preatoni nella direzione della Pia Unione del Transito di san Giuseppe.

Se don Preatoni, in vent’anni di direzione vigorosa, aveva avuto a cuore soprattutto la chiesa di san Giuseppe, anche don Cova vi si dedicò da subito, investendo grandi risorse finanziarie, generosamente fornite dagli associati alla Pia Unione.

Portò a termine nel 1956 l’ampliamento della chiesa, allungando l’abside di 17 metri. Si imponeva anche la necessità di abbellirla e per questo, tra il 1962 e il 1964, provvide a che l’abside e il catino fossero arricchiti dei grandi mosaici attuali, su disegno dei fratelli Pio e Silvio Eroli, eseguiti dalla Ditta Fratelli Toniutti di Bollate (Milano). Nel 1967 si impegnava pure per l’istallazione del duplice organo, opera della Ditta Mascioni.

Altro progetto impegnativo, tra il 1970 e il 1971, fu la creazione del transetto, con la nuova sistemazione degli altari del Sacro Cuore e della Madonna della Provvidenza e la creazione ex novo delle due cappelle dedicate a san Pio X e all’allora beato Luigi Guanella. Volle che vi lavorassero artisti lombardi di grande valore, quali Silvio Consadori e Luigi Filocamo, e lo scultore Eros Pellini. In seguito nel 1980 vennero i lavori di manutenzione del tetto e l’abbellimento della facciata con i profili e i portali in travertino. Nel 1996, verso il termine del suo servizio, don Ezio intervenne nei lavori di sistemazione del presbiterio secondo le esigenze della riforma liturgica postconciliare.

La chiesa di san Giuseppe ebbe da don Cova continue attenzioni, ma gli procurò anche due grandi soddisfazioni. Fu il papa Paolo VI nel 1967 a elevare San Giuseppe al Trionfale a diaconia cardinalizia, assegnando il primo cardinale diacono Egidio Vagnozzi (1906-1980). Altro atto di grande benevolenza di papa Montini fu l’elevazione della chiesa a basilica minore, con bolla apostolica dell’11 marzo 1970.

Fin dai primi anni ’60 don Ezio aveva realizzato un altro suo progetto ambizioso con la costruzione del nuovo oratorio parrocchiale, un salone cinematografico e un albergo, la Nova Domus, per l’accoglienza dei pellegrini nella Città eterna e a San Giuseppe al Trionfale, per venerare il glorioso Patriarca. Tra i 1960 e il 1967 fu la volta delle Opere parrocchiali, con l’ampia sacrestia adatta all’esigenze della basilica, ma anche con sale per la catechesi, le associazioni parrocchiali e i “centri di ascolto”; accanto vi erano ampi locali per la scuola materna, affidata alle suore guanelliane.

Le risorse che gli associati alla Pia Unione affidavano a don Ezio gli consentirono di allargare il raggio di azione, inviando aiuti in Italia e all’estero. In Argentina ne beneficiarono le opere guanelliane del Transito de san José a Buenos Aires; si interessò pure delle Opere guanelliane di São Paulo in Brasile, ma soprattutto ebbe a cuore l’Opera di Nazareth, la Holy Family School per i bambini disabili. Negli anni ’90, quando iniziò la presenza guanelliana in India, gli associati furono invitati da don Ezio a moltiplicare le borse di studio per i seminaristi indiani.

Arrivato agli ottant’anni, la salute cominciò a declinare, ma rimase tenacemente attaccato alla Pia Unione. Quando chiuse la sua giornata terrena, l’allora superiore generale dei Servi della Carità don Nino Minetti ebbe a scrivere: «Per le sue doti d’intelligenza pratica, congiunte a raro equilibro, realismo e concretezza, è stato uno dei protagonisti più in vista della storia della Congregazione, negli ultimi cinquant’anni. A lui, il grazie comune per aver servito, con significativi progetti e attuazioni, la Congregazione e fatto crescere la devozione a san Giuseppe».

Da tutta la Pia Unione del Transito di san Giuseppe, dopo venticinque anni, giunga a lui il ringraziamento e la preghiera.