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di Andrea Ciucci

Poi, a un certo punto, bisogna fare i conti con la morte. Talvolta è quella quasi naturale di un nonno molto anziano che chiude gli occhi dopo una vita intensa, attorniato da figli e nipoti, e la cosa è appena più sopportabile. Altre volte invece è una morte tragica: una malattia, un incidente, dove spesso i defunti sono giovani, ragazzi, madri e padri, addirittura bambini, e qui lo strazio è infinito. Le parole vengono a mancare, si vorrebbe stare soli, tutto e tutti risultano fastidiosi. Eppure, questo è proprio il momento in cui la preghiera in famiglia diventa particolarmente importante e significativa.
È importante pregare insieme anzitutto per trovare il contesto più giusto ove collocare questo evento doloroso e tragico. Davanti a questo terribile mistero che spiazza ogni umana comprensione e chiede un affidamento totale, non siamo soli. La croce di Gesù ci ricorda che Dio non ci ha abbandonati in questo momento angosciante ma lo ha condiviso fino in fondo con noi; l’annuncio pasquale della risurrezione ci dice poi che la morte non è l’ultima parola della nostra esistenza, che siamo fatti per l’eternità, che la vita è il nostro destino ultimo. All’annuncio della morte di una persona cara vale allora la pena leggere nuovamente insieme il racconto della risurrezione di Lazzaro (Gv 11) o l’annuncio della risurrezione di Gesù (Mt 28, Lc 24, Gv 20) e poi provare a ridirsi quanto si sta vivendo alla luce dell’annuncio evangelico. È infatti diverso dire che “il nonno non c’è più” piuttosto che affermare “il nonno è con il Signore”. Forse questa fede nella risurrezione è il primo dono da chiedere al Signore: “Noi siamo tristi, sconsolati, eppure tu, Gesù, ci insegni a non avere paura, a fidarci del Dio della vita. Aumenta la nostra fede!”.
In un contesto simile è anche possibile annunciare la morte di un congiunto ai più piccoli, che vanno aiutati e accompagnati nei primi contatti con il mistero della morte ma che non vanno tenuti all’oscuro di ciò che capita.

Memoria e riconciliazione
Un secondo esercizio di preghiera, magari al ritorno a casa o nei giorni successivi, è quello di ringraziare il Signore per il dono della persona defunta. Anche aiutandosi con fotografie e ricordi, è assai opportuno rimembrare i momenti belli trascorsi insieme, i suoi tratti positivi, qualche episodio particolarmente simpatico. Per dire grazie al Signore per i doni che ci ha fatto attraverso di lei. E se qualche ombra emerge o qualche fatica e rancore sono ancora vivi, questo è il tempo non del rimorso per non aver risolto prima la questione, ma del perdono offerto e richiesto. Anche così la morte può portare qualche frutto.

Affidarsi a Lui
La preghiera può sfociare poi in un gesto di affidamento, perché la fatica che la morte di un congiunto impone è grande, talvolta insopportabile, e chiedere al Signore che ci stia vicino e non ci abbandoni è un modo per non scoprirci soli davanti a questo mistero lacerante. In alcune case si recita il Rosario, magari davanti alla salma, per affidare lui e noi al Signore della vita. È un bel gesto cui molti partecipano, mostrando vicinanza e compassione.
Al Signore affidiamo noi stessi o i congiunti più stretti colpiti da un lutto. Anche nella preghiera per i parenti più stretti colpiti da un lutto è possibile coinvolgere i più piccoli, proponendo loro di pregare per i cuginetti o il compagno di classe, o di disegnare per loro un biglietto di affetto e vicinanza.

Preparare il funerale
Infine è un gesto assai utile e profondo preparare, magari in compagnia del sacerdote che celebrerà la liturgia, il funerale. Il problema non è soltanto quello di raccontare qualcosa al prete della vita del defunto affinché lo ricordi durante l’omelia, quanto piuttosto scegliere insieme le letture e magari qualche canto, un piccolo gesto, un dono particolare per l’offertorio. E lo stesso sarà possibile fare nelle diverse messe in cui verrà ricordato il defunto in occasione di qualche anniversario.
Perché malgrado la durezza talvolta lancinante dell’esistenza umana, vogliamo, grandi e piccoli insieme, rimanere attaccati non a una vana speranza fintamente consolatoria, ma alla promessa di Gesù morto e risorto, Signore della vita.

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