«Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore […]. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono» (Sal 103, 8. 10-11). Gesù è l’immagine del Padre, l’impronta della sua sostanza: «Dio nessuno l’ha mai visto; proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato» (Gv 1, 18). Il Figlio mostra in tutte le sue parole e in tutte le sue azioni quella bontà e quell’amore che sono proprie di Dio, quelle confessate dalla fede di Israele: in questo senso, rivela nella sua carne, cioè nel suo corpo, Colui che, invisibile agli occhi, Israele confessa unico Dio e unico Signore.
L’immagine della fornace non ci è più abituale, e questo spiega perché facciamo fatica a comprenderla. Nel mondo antico, quello della sacra Scrittura, era molto più comune: qualcosa di simile è rimasta anche nel nostro mondo, ad esempio se immaginiamo un forno a legna, di quelli che si vedono in alcuni ristoranti, oppure ad un altoforno, questi giganteschi impianti dove il metallo viene fuso e le temperature raggiungono altezze vertiginose.
Questa bellissima espressione ha un’origine strettamente biblica. Voi tutti ricorderete che, quando Giacobbe, dopo avere rubato la benedizione al fratello Esaù, fugge da lui, temendone l’ira, arriva in un luogo, dove si addormenta, usando come guanciale una pietra; lì fa il suo famoso sogno, nel quale vede il cielo aperto, e gli angeli di Dio salire e scendere su una scala che dal cielo poggia proprio nel luogo dove lui stava. Svegliatosi, dice: «Quanto è terribile questo luogo. Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gn 28, 17).
Nelle nostre chiese il Tabernacolo è quella specie di contenitore, generalmente di oro o altro materiale nobile, nel quale sono poste le pissidi piene delle Ostie consacrate, posto o sull’altare maggiore, secondo l’uso antico, oppure in una cappella laterale, con una lampada sempre accesa davanti; è il luogo più santo dell’edificio, perché ivi è il Signore stesso nell’Eucaristia, la sua “presenza reale”, come si dice precisamente.