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Perché impegnarsi in politica?

di Gabriele Cantaluppi

«Io non mi interesso di politica»: quante volte abbiamo sentito questa affermazione sulla bocca di cattolici, magari impegnati nel volontariato sociale. Succede anche perché le vicende del governo, che ormai periodicamente interessano l’Italia, hanno suscitato un senso di scoraggiamento, quasi motivando il disimpegno politico. Perché un cristiano dovrebbe interessarsi di politica, informandosi ed andando a votare? In che cosa il suo interesse dovrebbe essere diverso da quello di un non credente?

E' noto il pensiero di papa Paolo VI: la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune.

Fare politica è importante: la piccola, quella che incomincia ad operare nell’ambito della nostra vita quotidiana di comune e di quartiere, e la grande politica, per chi è chiamato all’impegno a livello nazionale. Nella Chiesa ci sono tanti cattolici che hanno fatto una politica non sporca, buona; che hanno aiutato alla pace nei loro Paesi. E qualcuno di loro è candidato alla canonizzazione: pensiamo nell’ Italia del dopoguerra a De Gasperi, a La Pira; in Francia a Schumann. Si può diventare santi facendo politica.

Il cristiano deve interessarsi di politica perché ha il compito, come ogni cittadino, di promuovere e tutelare il bene comune della società.

A lui questo compito appartiene in modo particolare, perché deve animare le realtà temporali secondo il progetto di Dio (Concilio Ecumenico Vaticano II, Lumen Gentium 31).

La “Nota dottrinale” pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 24 novembre 2002, circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, ricorda che l’impegno dei fedeli laici in politica «comprende la promozione e la difesa di beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.».

Con l’avvertimento che il cristiano è tenuto ad ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali, ma deve anche opporsi a relativizzare quei valori detti “non negoziabili”, quali la difesa della vita umana. 

Papa Francesco ha ricordato che è ormai tramontata l’idea di un partito politico solo dei cattolici: «non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato». Ha anche sottolineato che «fare politica è martiriale: davvero un lavoro da martirio, perché bisogna andare avanti, tutti i giorni, con quell’ideale di costruire il bene comune. E anche portare la croce di tanti fallimenti, di tanti peccati. Perché, nel mondo è difficile fare il bene in mezzo alla società senza sporcarsi un poco le mani o il cuore: ma per questo vai a chiedere perdono, chiedi perdono e continua a farlo. Ma che questo non ti scoraggi. “No, Padre, io non faccio politica perché non voglio peccare” –“Ma non fai il bene!” Vai avanti, chiedi al Signore che ti aiuti a non peccare, ma se ti sporchi le mani, chiedi perdono e continui avanti!». 

La nuova edizione italiana del Messale Romano riporta ben tre formulari di orazioni della Messa alla richiesta di suscitare impegno dei fedeli, sia governanti che cittadini, alla gestione della res publica, perché «tutto operino per il bene comune e la pace e non si allontanino mai dal tuo volere».

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