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Esortazione apostolica Gaudete et exsultate

di Angelo Forti

Papa Francesco, come in un’ouverture musicale, ritorna costantemente sul tema della gioia dell’essere cristiani. Le tre esortazioni apostoliche del suo magistero pontificio sono intonate sulla melodia della gioia. La prima esortazione l’ha iniziata con l’Evangelii gaudium, nella seconda esortazione al gaudio si era aggiunta la letizia come fioritura dell’amore, Amoris laetitia e, ora, nella terza esortazione, ritorna la nota del gaudio con il rallegrarsi che sfocia nell’esultanza Gaudete et exsultate.   

Queste note gioiose si fanno giubilo, percorrendo lo spartito musicale delle beatitudini, pagina evangelica che il poeta indiano  Gandhi chiamava: «Le più alte  parole del pensiero umano».

A ottobre canonizzazione di Paolo VI

di Gabriele Cantaluppi

Il fedele «oggi va al cinema, e tutto gli appare chiaro; va a teatro e avviene altrettanto; apre la radio e la televisione e tutto gli riesce comprensibile», poi «finalmente va alla messa, e di tutto quello che gli si svolge davanti non capisce niente». Basterebbero queste parole, scritte nella lettera sull’educazione liturgica della Quaresima del 1958, a quattro anni dal suo ingresso in diocesi, per avere un saggio dell’animo con cui Giovanni Battista Montini accolse l’impegno di arcivescovo di Milano. Egli riconobbe la specificità di Milano nel panorama nazionale italiano, città lanciata a folle velocità verso la modernità e lo sviluppo economico, in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l’immigrazione dal sud, il diffondersi dell’ateismo e del marxismo all’interno del mondo del lavoro. 

La vedova rivela i due atteggiamenti fondamentali della Chiesa (sposa) davanti a Cristo (sposo): l’attesa nella speranza e la certezza dell’incontro. L’amore coniugale ferito dall’assenza materiale, continua purificato dal dolore e sublimato nel ricordo, preparando il rincontro. Rivive interiormente il vissuto illuminandolo di un amore eterno. 

La vita coniugale è una progressiva educazione per un nuovo modo di essere, dove l’assenza temporanea segnata dal dolore lacerante della separazione cede il passo a un legame spirituale che ingloba il già vissuto in un nuovo modo di vivere; nelle relazioni, sia familiari che professionali e sociali, semina un nuovo amore la cui dolcezza e grandezza va oltre ciò che si vede e si esperimenta attraverso i sensi.

La dimensione spirituale dell’amore illumina e rende feconde le relazioni di nuovi germogli, nuove sensazioni in cui l’amore di Dio riempie i vuoti della solitudine. La vedova, in particolar modo se vive l’esperienza dell’Ordo Viduarum,  vive con forza il dono della carità nel suo ambiente familiare, ricoprendo di attenzioni chi ne ha maggiormente bisogno, e riaccende la fiammella della speranza nel loro cuore. In secondo luogo si apre alle necessità del prossimo con un’azione costante di servizio e di sostegno per quanti non sono capaci, da soli, di superare le difficoltà della vita e hanno bisogno di una mano amica. La vedova si pone come presenza amica che aiuta e sostiene quanti nelle difficoltà sono a rischio. Ma dove trova la forza per una missione così esposta, lei che porta nel suo cuore le proprie fragilità?  Gesù diceva a santa Caterina da Siena in una delle sue apparizioni: «Fatti capacità ed io mi farò torrente». Qui è il segreto: farsi forti della forza di Cristo.

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