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A Fatima è stata scritta la profezia delle conversioni

di Angelo Forti

Da quando i papi hanno incominciato a viaggiare come pastori universali al di fuori della Citta del Vaticano solo Giovanni Paolo I non ha avuto tempo per visitare Fatima, gli altri, da Paolo VI a  Francesco, hanno ritenuto Fatima una sorgente di grazia. L’anno centenario delle apparizioni ha accentuato il fatto che la Madonna è scesa dal cielo a parlare ai tre pastorelli  all’inizio di un secolo  turbolento e tragico per far giungere un accorato messaggio all’intera umanità.

La canonizzazione dei due veggenti di Fatima

di Luciano Mediolani

Dal tempo della creazione sino ai nostri giorni, la frase di Isaia «Le vie di Dio sono diverse da quelle degli uomini» si avvera con una metodicità cronometrica. E questo è capitato anche a Fatima: Dio investe di un messaggio di valore universale le fragili spalle di tre bambini. Erano bambini analfabeti, poveri ma ricchi di saggezza. Per questo Dio li ha investiti del compito di ambasciatori per tutti i credenti in Cristo. 

Lucia, Francesco e Giacinta non hanno frequentato  una specializzazione in rapporti diplomatici, ma Dio, prima delle apparizioni della Mamma di Gesù, ha mandato un angelo a insegnare l’alfabeto del linguaggio di Dio. Un alfabeto che comunicava un linguaggio del cuore: la preghiera. La preghiera è diventata la grammatica con cui i tre pastorelli ascoltavano e parlavano il linguaggio di Dio, lasciando al tempo il compito di rendere palesi anche i «segreti».

Il “segreto di Fatima” è una fotografia rapida e con un linguaggio simbolico di difficile decifrazione. È una visone rapida sulla «Chiesa dei martiri del secolo ormai trascorso. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato».

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