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a cura di Graziella Fons

Da qualche tempo durante le celebrazioni liturgiche si consigliano dei momenti di silenzio. Qualche volta ho la sensazione di un disagio come se fosse un silenzio senz’anima. Allora perché quando più che un’elevazione dello spirito è un silenzio di piombo?

Siamo abituati a vivere nella «Geenna del rumore», come è stato chiamato il nostro tempo rumoroso che affligge e stordisce. Per il cammino spirituale il silenzio è un elemento essenziale per progredire in un rapporto profondo con Dio.  Se vogliamo arrivare a sentire in modo autentico la Parola di Dio che agisce nella nostra coscienza è necessario intraprendere un strada educativa, che non vale solo per  i monaci di clausura. Il silenzio passeggero  delle nostre celebrazioni è un silenzio sterile e  fastidioso.

a cura di Gabriele Cantaluppi

Se l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso non sono “luoghi”, ma “stati”, il corpo del Cristo Risorto dove sta se non in un luogo?

Nessuno è stato nell’al di là ed è tornato a dirci com’è, perciò, quando vogliamo ricostruire quel mondo, si deve essere  molto cauti e soprattutto tener conto che su questa terra siamo sempre condizionati dai nostri modi di conoscere il mondo che ci circonda. La teologia cattolica ha sempre sostenuto che per parlare di Dio e delle realtà soprannaturali possiamo solo usare un linguaggio “analogo” e non “univoco”, cioè, per dirlo in modo più semplice, ci serviamo di immagini che però non esauriscono tutta la realtà.

a cura di Gabriele Cantaluppi

Abitualmente, mentre mi reco al lavoro guidando l’auto, prego mentalmente e così sono abituato a fare anche in altri momenti della giornata, magari quando nel letto tardo a prendere sonno. Che valore ha questa preghiera fatta solo mentalmente? è meno efficace di quella vocale?

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