È il titolo della breve biografia, dedicata da don Guanella a san Girolamo Emiliani. Con uno sguardo rivolto a Dio che lo chiamava a progetti di carità
di don Bruno Capparoni
Don Guanella era giunto a Pianello del Lario probabilmente il 9 novembre 1881, e dopo qualche mese seppe di un pellegrinaggio, organizzato dalla vicina parrocchia di Dongo, al Santuario di san Girolamo Emiliani a Somasca. La data del pellegrinaggio era il 23 aprile 1882. Trovò che era un’occasione propizia per farsi conoscere dai sacerdoti e dai fedeli dell’alto lago di Como e si dedicò subito alla stesura di un libretto per presentare ai pellegrini la figura di san Girolamo Emiliani (1486-1537), alla cui tomba a Somasca, presso Lecco, era diretto il pellegrinaggio. Il titolo è Visita ad un personaggio illustre san Girolamo Emiliani nel suo eremo di Somasca.
Il santo gli era già familiare. I religiosi Somaschi, fondati dall’Emiliani, erano stati i suoi maestri nel Collegio Gallio di Como, durante i sei anni di studi superiori, dal 1854 al 1860; poi aveva collaborato con loro come educatore nel collegio anche nei primi due anni di Teologia, dal 1860 al 1862.
La biografia è un breve scritto di 40 pagine, stampato a Como nella tipografia Cavalleri & Bazzi, distribuito generosamente dall’autore che, nonostante le ristrettezze in cui viveva a Pianello del Lario, riuscì diffondere numerosi opuscoli tra il 1881 e il 1889.
La dedica ne presenta velocemente lo scopo. Scrive don Guanella: «Sui due piedi vi accompagno, o buoni pellegrini, col rappresentarvi le ottime virtù del santo personaggio che venite a visitare» (p. 3; qui e di seguito le pagine si riferiscono all’edizione delle Opere edite e inedite di Luigi Guanella. Scritti storici e agiografici, II/2, Roma 1997).
Dei dodici brevi capitoli, i primi tre riassumono con brevissime linee la vicenda biografica dell’Emiliani, che da una vita lontana da Dio si converte e diventa missionario di carità. Soldato della Repubblica di Venezia, durante la guerra contra la Lega di Cambrai fu fatto prigioniero nel 1511, nell’assedio di Castelnuovo di Quero, ma fu liberato prodigiosamente per intervento della Madonna. e subito mutò vita dedicandosi alla cura dei ragazzi orfani. Don Guanella con brevi pennellate riassume l’episodio della conversione: «La Madre del Salvatore venne dinanzi a Girolamo e l’interrogò: “Vuoi seguire Gesù, figliuol mio?”. Ed Emiliani rispose: “Si, sì”. In quel momento un eroe della patria fu convertito in un eroe del cristianesimo» (p. 5).
Poi la vicenda di san Girolamo si snoda attraverso brevi quadretti che presentano aspetti edificanti della sua vita. Un primo sguardo nel quarto capitolo è rivolto alla sua scelta della vita povera: da nobile veneziano qual era, diventò mendicante per soccorrere i poveri. La povertà era virtù molto apprezzata da
don Guanella, da lui sperimen-
tata lungo la vita: «Non è ignominia la povertà. Gesù Cristo nacque povero nella capanna di Betlemme e morì poverissimo sul legno della croce» (p.8).
Il capitoletto successivo, il quinto, è dedicato al lavoro, un fatto storicamente esatto della vita di san Girolamo, ma anche molto valorizzato nell’esperienza di don Guanella. Infatti l’Emiliani attuò negli istituti da lui fondati un tenore basato, oltre che sulla preghiera, anche sul lavoro, e Guanella lo mette in rilievo mostrando apprezzamento di questa impostazione: «Proficuo è il lavoro il quale è santificato dalla religione. Vero, vero. Chi lavora per amor di Dio, prega per l’anima sua. Oh quanto rallegra l’operaio indefesso» (pp. 9-10). Espressioni che riflettono la consuetudine di vita di don Guanella, maturata nel duro ambiente montano delle sue origini e poi cresciuta lungo tutto il percorso di vita, esercitata con assiduità e proposta come modello.
Un altro capitolo che anticipa le convinzioni forti dell’autore, delineando la vita di san Girolamo, è il nono, dal titolo “Carattere dell’uomo di Dio”. È una pagina severa, in cui è commentata la parola del Vangelo: «Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua»
(Mt 16, 24). Fu la pratica dell’Emiliani e nel contempo è la convinzione di Guanella: «Eccolo il carattere dell’uomo di Dio. Si riassume in questo motto: “Mortificarsi e patire”» (p. 14). Questa parola sarà spesso ripetuta da don Guanella, che la lascerà come eredità sul suo letto di morte nella forma “Pregare e patire”. È la modalità, prima vissuta e poi insegnata da lui, di confrontarsi con il mistero della Croce.
Poi il percorso biografico volge velocemente verso la fine. Dopo aver ricordato che la vita di san Girolamo fu illuminata dal dono dei miracoli (in particolare la fonte fatta sgorgare prodigiosamente dal santo per i suoi orfani e tuttora zampillante, a cui i pellegrini a Somasca attingono), don Guanella descrive brevemente la conclusione della vita dell’Emiliani, sacrificata per l’assistenza ai malati di peste. La morte dell’uomo di fede è un incontro di un figlio con il padre: «Girolamo movevasi verso al Padre celeste suo» (p. 15). Dopo la morte, inizia la fama di santità e l’accorrere dei fedeli: «Vengono a turme le genti e piangono come alla perdita del proprio padre» (p. 17). È richiamata la Beatificazione, decretata da Benedetto XIV, e la Canonizzazione da Clemente XIII nel 1767. La conclusione contiene un ultimo invito ai pellegrini a lasciarsi muovere dall’esempio dei santi: «Se questi hanno operato il bene, non potreste farlo voi medesimi?» (p. 19).
La veloce biografia dedicata a san Girolami Emiliani, padre degli orfani e fondatore dei Somaschi, ci appare come il primo testo, anche se del tutto implicito, in cui don Guanella manifesta il proposito, che lo guiderà negli anni successivi, di seguire le orme dell’Emiliani con le fondazioni di carità. Allo stesso tempo documenta la sua attenzione pastorale a fare dei pellegrinaggi una occasione di crescita nel cammino cristiano, senza indulgere a curiosità o a distrazioni.