Il Titulus Marci, oggi Basilica di San Marco al Campidoglio, fu voluto dall’omonimo papa del IV secolo come segno di fede cristiana nei luoghi dove si svolgeva la vita pubblica di Roma
di Talia Casu
Una tradizione vuole che alle pendici del Campidoglio ci fosse la casa di una famiglia cristiana, presso la quale l’evangelista Marco, giunto a Roma con l’apostolo Pietro, avrebbe dimorato; in quei luoghi l’evangelista avrebbe fondato un oratorio.
Propriamente fu il papa san Marco che, durante il suo breve pontificato nel 336, all’inizio della via Lata (oggi via del Corso), la più importante arteria stradale che si dirigeva dal centro di Roma verso nord, eresse il Titulus Marci (titolo di Marco), corrispondente all’attuale Basilica di San Marco al Campidoglio. Il quartiere, dove si trovava il titulus, era chiamato Pallacinae e si estendeva nelle immediate vicinanze della via Lata.
Come tutti gli altri tituli, anche il Titulus Marci aveva il compito della cura d’anime, ma per la sua posizione era anche il segno forte della presenza cristiana in città. È il primo e più antico edificio di culto cristiano sorto nel centro classico dell’Urbe e documenta l’esistenza di un programma, mirante a incrementare la costruzione di chiese con l’obiettivo di cristianizzare Roma, che qui, dove si svolgeva la vita pubblica della capitale dell’Impero, aveva il suo cuore. Sulla cima del colle Capitolino si trovava il centro più importante del culto di Stato, il tempio della Triade Capitolina: Giove Ottimo Massimo, Giunone Regina e Minerva. Circondato da vari altri edifici, era il luogo in cui si svolgevano le più importanti cerimonie pubbliche; qui erano custoditi i Libri Sybillini che venivano consultati nei tempi di grave crisi. A poca distanza era il Foro di Traiano. Non lontano si trovavano i grandi spazi porticati del Campo Marzio: i Septa Iulia, costruiti per le votazioni e inaugurati nel 26 a.C., come pure il Porticus Divinorum. Ma il Titolo di papa Marco si sarebbe trovato anche lungo il percorso che dalla Basilica del Laterano conduceva alla Basilica di San Pietro, santuario di pellegrinaggio presso la tomba dell’Apostolo.
Di un presbitero, rappresentante del Titulus Marci, gli atti del sinodo romano del 499 recano la sottoscrizione, mentre in un sinodo del 595 la chiesa è indicata come Titulus sancti Marci. Evidentemente nel corso del VI secolo erano state traslate le reliquie del santo papa Marco dalla basilica cimiteriale da lui fondata sulla via Ardeatina e poste nella sua basilica.
Tre campagne di scavo, condotte rispettivamente negli anni Quaranta, al termine degli anni Ottanta e negli anni Novanta del secolo scorso, hanno permesso di ritrovare, sotto l’attuale basilica del IX secolo, i resti dell’edificio titolare originario. Rispetto alla basilica medievale, l’edificio ha l’abside orientata a sud e pare fosse costituito da un’aula con una sola navata della lunghezza di circa quaranta metri. Non venne costruito ex novo, infatti l’edificio poggiava su una domus più antica, un prestigioso palazzo urbano datato al II o III secolo, del quale vennero utilizzate le pareti e il prezioso pavimento a lastre di marmo di differenti colori. Intorno al V secolo, vicino all’abside, in un ambiente secondario, venne realizzato il battistero, la cui vasca risulta quadrata esternamente, mentre il suo interno è a forma di croce. La decorazione interna dell’edificio, le sue dimensioni e l’ubicazione dovevano rispondere al ruolo che ricopriva nel cuore della città questo Titolo fondato dal vescovo di Roma.
A seguito dei saccheggi subiti da parte di Goti, Longobardi e Bizantini tra il VI e il VII secolo, papa Adriano I (772-795) si prese cura dell’edificio basilicale, dotandolo di tre navate e di numerose decorazioni. Il pavimento venne rialzato e si aggiunse una solea, spazio delimitato da transenne che si estendeva nella navata centrale con la funzione di delimitare lo spazio riservato al coro liturgico.
Nel IX secolo Gregorio IV
(827-844) intervenne restaurando e decorando l’edificio secondo lo stile delle basiliche paleo-
cristiane e decorando l’arco trionfale e l’abside, con un mosaico che ancora oggi possiamo ammirare. Alla base della conca dell’abside vi è una grande iscrizione in onore di papa Gregorio IV che si chiude con la richiesta di intercessione a san Marco perché Dio conceda al pontefice, a conclusione del suo servizio sulla terra, di beneficiare della vita celeste. Al centro del mosaico c’è Cristo, posto su un piedistallo, sul quale sono impresse le lettere apocalittiche alfa e omega e al di sotto del piedistallo è una piccola colomba con aureola. Raffigurato benedicente, Cristo regge il libro aperto sul quale si legge: «Ego sum lux, ego sum vita, ego sum resurrectio» (Io sono la luce, io sono la vita, io sono la risurrezione). Al di sopra del capo del Cristo è la mano divina del Padre che porge la corona di vittoria. Alla destra del Salvatore (per chi guarda) vediamo san Marco papa, le cui reliquie sono sotto l’altare della confessione, sant’ Agapito martire e sant’Agnese vergine e martire. Alla sinistra si trova san Felicissimo e san Marco evangelista che presenta a Cristo papa Gregorio IV, il quale offre, con le mani velate, il modello della chiesa. Circonda il capo di papa Gregorio il nimbo quadrato, segno che al momento della realizzazione del mosaico era vivo.
Nella fascia sottostante è raffigurato l’Agnus Dei, posto sul monte paradisiaco, dal quale sgorgano i quattro fiumi
(cfr. Gen 2, 10): il Tigri, l’Eufrate, il Fison e il Geon. Verso l’Agnello si dirigono gli Apostoli, in figura di agnelli, che escono dalle città di Gerusalemme e Betlemme. Nell’arco trionfale è raffigurato il Pantocratore e i simboli dei quattro Viventi; ai lati gli apostoli Pietro e Paolo. Nella parte interna della facciata, si sono conservate due colonne della basilica di IX secolo. Nel XII secolo la basilica venne dotata del bel campanile romanico, sopravvissuto alle trasformazioni di epoca barocca che danno forma all’attuale edificio.