Il Santuario di Kalisz è il centro della devozione giuseppina in Polonia. Durante la persecuzione dei nazisti la preghiera a san Giuseppe salvò numerosi sacerdoti
di don Gabriele Cantaluppi
Opiekun (Il guardiano), film del regista polacco Dariusz Regucki uscito nelle sale nel 2023, è una storia di fantasia che però racconta un miracolo veramente ottenuto dall’intercessione di san Giuseppe nel suo santuario a Kalisz, città situata nella regione centro-occidentale del territorio polacco. Narra la vicenda del giornalista Robert, che sta vivendo un momento difficile nel rapporto con la moglie Dominika. A lui viene commissionato un reportage sul santuario di Kalisz, importante centro di pellegrinaggio e devozione. Il motivo del reportage è il simposio che si sarebbe tenuto sui miracoli attribuiti a san Giuseppe, avvenuti nel campo di concentramento di Dachau (Germania), dove alcuni sacerdoti avevano affidato la loro vita al santo Patriarca. Attraverso le testimonianze con cui viene a contatto, Robert si rende conto che la chiave delle giuste decisioni anche riguardo a sua moglie si trova nell’imitare san Giuseppe.
Se il film di Regucki è un’invenzione, a Kalisz esiste però un museo che ricorda i circa tremila sacerdoti, prigionieri nel cosiddetto “blocco 26” o “blocco dei sacerdoti” del campo nazista di Dachau. Tra costoro, numerosi erano polacchi. Vedendo che migliaia di prigionieri morivano durante i trasferimenti estenuanti, essi decisero di rivolgersi a san Giuseppe con una novena e una consacrazione di gruppo, richiamandosi particolarmente al santuario di Kalisz. Iniziarono la novena il 14 aprile 1945, promettendo di pellegrinare al santuario qualora fossero sopravvissuti. Avrebbero saputo poi che quel medesimo giorno Heinrich Himmler, comandante supremo delle SS, aveva firmato l’ordine di giustiziare tutti i prigionieri di Dachau. La data fissata per l’eccidio era il 29 aprile 1945, ma quello stesso giorno una pattuglia della Settima Armata americana di Patton arrivava in avanscoperta a Dachau e i nazisti, quando videro gli americani, si arresero all’istante.
I sopravvissuti furono certi che si fosse trattato di un miracolo e sottoscrissero l’impegno di diffondere la devozione a san Giuseppe di Kalisz, una volta tornati a casa, poiché, come san Giuseppe aveva messo in salvo il bambino Gesù dalle minacce di Erode, così aveva salvato loro. Da allora, ogni anno il 29 aprile, i sacerdoti sopravvissuti all'inferno di Dachau hanno celebrato una solenne Messa di ringraziamento presso il Santuario di San Giuseppe a Kalisz. L’ultimo di loro è morto nel 2013, all’età di cento anni. Dopo la guerra, la Conferenza episcopale polacca ha proclamato il 29 aprile come Giornata nazionale del martirio del clero polacco sotto i regimi nazista e comunista.
A Kalisz si venera un’effigie della Sacra Famiglia, dipinta su tela. Sopra i tre santi Personaggi si eleva la colomba dello Spirito Santo e al di sopra c’è Dio Padre con le braccia aperte e la scritta: “Andate da Giuseppe”. Secondo una tradizione, gli inizi del santuario risalgono all'anno 1670, quando un uomo di nome Stobienia, soffrendo per una grave malattia, probabilmente una paralisi, e non avendo alcuna speranza di guarigione, pregava Dio di lasciarlo morire. Si rivolse a san Giuseppe, patrono della buona morte, ma la notte seguente si avvicinò a lui un uomo che gli disse: “Tu guarirai quando farai dipingere un quadro della Sacra Famiglia con la scritta ‘Rivolgetevi a Giuseppe’ e l’offrirai alla chiesa collegiata di Kalisz”. Dopo che il dipinto fu realizzato, gli venne portato ed egli lo baciò. All’istante guarì, riconoscendo nel volto di san Giuseppe quello del benefattore che lo aveva visitato nella notte. Il quadro miracoloso fu poi portato a Kalisz con una solenne processione e posto nella chiesa che è oggi il Santuario di San Giuseppe.
In seguito, dalla seconda metà del XVII e per tutto il XVIII secolo si sviluppò un intenso culto al Santo. Con il passare degli anni aumentavano anche grazie e miracoli, accuratamente documentati. Le cronache ricordano che nell’anno 1751, proclamato da papa Benedetto XIV come Giubileo universale di san Giuseppe, il numero dei fatti prodigiosi fu significativamente grande.
Pio VI nel 1783 incoronò a Roma una copia del quadro della Sacra Famiglia di Kalisz e autorizzò a imporre la corona anche sul quadro originale nel santuario polacco. Ma solo nel 1736 quell’incoronazione venne celebrata, con ben tredici anni di ritardo rispetto a quella di Roma, a causa della ricostruzione della chiesa e anche per le vicende politiche sofferte dalla Polonia. Nel 1969 il santuario di Kalisz è stato riconosciuto come centro polacco del culto di san Giuseppe. Vi è eretto l'Istituto Josefologico, un centro di studi giuseppini, dove si è incominciato a raccogliere tutti i documenti legati al culto del santo Patriarca in Polonia.
Il 2 settembre 1985 si è svolta una seconda solenne incoronazione del quadro miracoloso, compiuta, a nome del papa Giovanni Paolo II, dal cardinale Józef Glemp, primate della Polonia. Dodici anni dopo, il 4 giugno 1997, fu lo stesso Giovanni Paolo II, in occasione del settimo viaggio in Polonia, a rendere omaggio al Santo in questo santuario.
Al culto di san Giuseppe di Kalisz è unito strettamente il più antico pellegrinaggio a piedi in Polonia; esso parte da Kalisz fino a Jasna Góra e ritorno, per circa centocinquanta kilometri. La Conferenza episcopale polacca ha istituito il 1 maggio, nella memoria di san Giuseppe lavoratore, il giorno di preghiera e solidarietà con i disoccupati.
Nell’Angelus dell’ultima domenica di Avvento 2025, papa Leone XIV ha sottolineato che le virtù di Giuseppe possono educare il nostro cuore: «Pietà e carità, misericordia e abbandono: ecco le virtù dell’uomo di Nazaret. Sono atteggiamenti importanti, che educano il cuore all’incontro con Cristo e con i fratelli, e che possono aiutarci a essere, gli uni per gli altri, presepe accogliente, casa ospitale, segno della presenza di Dio».