Brano inedito del venerabile Aurelio Bacciarini, primo parroco di San Giuseppe al Trionfale. Con semplicità e convinzione, raccomanda agli studenti guanelliani di venerare il santo Patriarca

di Riccardo Bernabei

Quando don Guanella vide un giovane sacerdote svizzero varcare la soglia della Casa Divina Provvidenza a Como, intuì che la Provvidenza divina gli veniva incontro. Era l’8 ottobre 1906. Il giovane era don Aurelio Bacciarini, proveniente dal Canton Ticino, dalla diocesi di Lugano; era sacerdote da nove anni e aveva svolto il suo ministero come direttore spirituale nel Seminario minore di Pollegio.

Giungeva a Como in un momento particolarmente delicato per i guanelliani. In quegli anni, a partire dal 1905, don Guanella stava tentando con ogni sforzo di far approvare dalla Santa Sede la congregazione maschile, ma i suoi seguaci, una sessantina di sacerdoti e studenti, non brillavano per preparazione né per doti. Anzi, suscitavano perplessità nei vescovi delle diocesi dove c’erano Case guanelliane, e di conseguenza le perplessità si trasmettevano anche a Roma.

Don Aurelio Bacciarini era invece un prete di grande valore. Era laureato in teologia; aveva avuto un’esperienza esemplare come parroco ad Arzo (Canton Ticino) e poi come formatore in seminario; brillava per saggezza e prudenza. Era insomma quello di cui aveva bisogno don Guanella.

Per questo gli affidò fin dagli inizi la formazione dei suoi seminaristi, che si trovavano appunto nella Casa madre di Como, e da subito don Aurelio conquistò la stima e il cuore dei giovani a lui affidati. Uno di essi, Nazareno Pompili, divenuto poi sacerdote guanelliano, avrebbe dichiarato al Processo di Beatificazione di Bacciarini: «Noi chierici avevamo del Servo di Dio il medesimo concetto di santità che si aveva del Fondatore don Luigi Guanella».

Don Aurelio si dedicava alla loro formazione con interventi diversificati, ma frequentissimi. Li seguiva nella vita comunitaria, nella preghiera e nello studio, come pure nelle esperienze caritative che erano richieste ai giovani perché facessero esperienza della missione guanelliana. Impartiva lezioni di Teologia Morale a coloro che si preparavano al sacerdozio e ai più giovani dava anche lezioni di lingua italiana. Soprattutto li formava a una solida vita spirituale, con ripetuti momenti di predicazione, che preparava scrupolosamente, scrivendo diligentemente ciò che intendeva offrire per la loro formazione.

Il brano che pubblichiamo in questa pagina è appunto uno dei tanti “fervorini” che don Aurelio tenne ai giovani studenti (ma anche alle suore, agli ospiti della casa, ai devoti che affollavano il Santuario del Sacro Cuore a Como). Era il marzo 1910 e nella Casa Divina Provvidenza si celebrava con solennità il “mese di san Giuseppe”. Il momento centrale di questo “mese” era costituito da un breve sermone, affidato a uno o più sacerdoti.  Non sappiamo se don Aurelio si sia impegnato nella predicazione dell’intero mese, perché sono conservati solo dieci sermoni, scritti con una scrittura minuziosa ma chiara. Quello che offriamo è l’ultimo, preparato per il 31 marzo, e contiene l’esortazione finale a coltivare sempre la devozione a san Giuseppe.