Anche quando l’età avanza e le rughe si moltiplicano, l’amore permane, anzi aumenta. Si mostra nell’aiuto prestato da figli e nipoti e in un grazie, forse flebile, dei nonni
di Ezio Aceti
Questo è ciò che sono: una matita di Dio.
Una fragile matita con la quale egli scrive ciò che vuole. Dio scrive attraverso di noi.
Per quanto imperfetti noi siamo come strumenti, egli scrive ciò che desidera (Madre Teresa di Calcutta).
Lo sviluppo tecnologico di questi ultimi trent’anni ha cambiato la vita. L’accelerazione è comparsa in tutte le cose e il tempo è diventato sempre più insufficiente. Il mondo contemporaneo è avvolto da una frenesia inarrestabile, che trascina tutto e tutti in un vortice infinito. E soprattutto in questa corsa non si ha più tempo per le fragilità, per chi invecchia, per chi non è più efficiente… Eppure sta proprio lì il segreto del vivere. Perché le fragilità sono costitutive di ogni persona, le fragilità forse ci insegnano di più di tutte le scoperte messe insieme, perché ci richiamano all’umano, all’essenza della vita; le fragilità ci ricordano che l’amare è l’unica realtà che dà senso anche a ciò che sembra inutile e senza valore.
Oggi si ha paura di pronunciare la parola anziano o vecchio, perché si rischia di venire emarginati. Ma quanto è bello invece essere anziani e poter dire che la vita, nonostante le fatiche e le avversità, è bella. Perché, anche se il corpo invecchia e manifesta le sue rughe e le sue piccole infermità, con la mente e con il pensiero possiamo testimoniare a tutti che l’amore non finisce mai. L’amore è la caratteristica principale di ognuno di noi e, più ci consumiamo per gli altri, più l’amore aumenta.
Ecco cosa dovrebbe essere l’anzianità: l’ultima consegna dell’amore. Il nostro corpo che lentamente volge alla fine, lascia dietro di sé il profumo dell’amare. E se per caso abbiamo mancato in molte occasioni, questo non ci impedisce di chiedere perdono e di ricominciare ad amare. E chi deve assistere gli anziani a causa delle loro infermità, è bene che si ricordi che ogni corpo è sacro, perché contiene la vita che ciascuno ha ricevuto in dono.
Allora l’essere anziani, più che una sconfitta o una rassegnazione, può diventare un circolo d’amore. L’amore dell’anziano si manifesta mediante il ringraziamento e il sorriso che ancora egli riesce a dare. In questo circolo d’amore, si può veramente testimoniare ai figli e ai nipoti che la vita merita di essere vissuta per gli altri e per il bene.
Se volessimo stilare ciò che di più prezioso una persona anziana possa lasciare ai figli e ai nipoti, forse potremmo citare cinque verità che, speriamo, possano essere tramandate a tutti:
1) Siamo creature fatte per la relazione e possiamo vivere solo in comunione con gli altri.
2) Siamo persone fatte per l’amore, perché amare è il senso del vivere e la fonte del bene.
3) Ogni volta che siamo veri e autentici, sgorga in noi la gioia e la felicità.
4) Possiamo sempre rialzarci. Non ci fa paura cadere o perdere, perché possiamo sempre riprendere il cammino con più slancio
5) Siamo fatti per l’infinito e per l’eterno.
Questo è il testamento umano e spirituale che ogni anziano dovrebbe lasciare. E anche se le forze venissero a mancare, il fatto stesso di essere disponibili a farsi curare manifesta in sé la disponibilità totale verso gli altri.
L’augurio allora, per tutti i lettori de La Santa Crociata, è di scoprire in noi che quello che importa è «arrendersi all’amore di Dio», come diceva san Giovanni Paolo II. Ecco, la “resa” dell’anziano è la vittoria dell’amore su tutto.