Pietro Andrea Barberi Pucciardi, La Sacra Famiglia con i santi Anna e Gioacchino, 1730,olio su tela, chiesa di san Giuseppe, Orvieto

Nel 2025 la cittadinanza di Orvieto ha promosso il restauro completo della secentesca chiesa di san Giuseppe. Per onorare il suo Patrono e recuperare un tesoro d’arte

di don Francesco Marruncheddu

Sorge sulla Via del Duomo, nel pieno centro di Orvieto, esattamente a metà tra la stupenda cattedrale, celebre in tutto il mondo per la sua magnificenza gotica, e la Torre del Moro, simbolo civico della città umbra dei Papi. È la chiesa di san Giuseppe, dall’insolita pianta ottagonale, che costituisce un punto di snodo strategico tra le vie e le piazze di Orvieto, inserita tra nobili palazzi, su uno slargo a pochi passi da Corso Cavour dove il flusso di cittadini e turisti è continuo da mattina a notte. Proprio nel cuore di Orvieto, così come nel cuore degli orvietani, è custodita l’antica devozione al padre putativo di Gesù.

Secondo la tradizione, nel 1290 la città di Orvieto era minacciata da siccità e carestia. Gli abitanti della città decisero di affidarsi alla protezione di san Giuseppe, chiedendogli di intervenire per risolvere la situazione. Si racconta che il Santo rispose alle preghiere dei fedeli facendo zampillare una fonte in una grotta vicino alla città, che permise alla popolazione di avere accesso all’acqua potabile e di superare la crisi.

Ma le notizie storiche del patrocinio giuseppino a Orvieto sono più recenti e risalgono al 1647, quando il Comune di Orvieto decise di elevare san Giuseppe al rango di protettore, o copatrono, della città, affiancandolo a santa Lucia, che già da secoli ricopriva quel ruolo. Proprio in considerazione di questo patronato, a partire dal 1653 si decise di realizzare una degna chiesa in suo onore. A questo scopo, si scelse una porzione della “Piazza dei Fiori”, il vecchio mercato della verdura, oggi piazza Antonio Filippo Gualterio. L’impegno economico della “fabbrica” fu assunto dalla congregazione (confraternita) della Sacra Famiglia che tuttora ne è la proprietaria.

La progettazione venne affidata all’architetto Tommaso Mattei, membro di una nobile famiglia romana, e la prima pietra venne posta nel 1653. Tuttavia, ci vollero oltre trent’anni prima che il tempio potesse dirsi completo, cosa che avvenne intorno al 1685.

Varcata la porta d’ingresso, la chiesa si presenta alquanto particolare, con una pianta centrale, non però perfettamente regolare. Infatti la forma ottagonale interna ha i lati che variano (alcuni più lunghi, altri più corti) per abbracciare spazi quali l’ingresso, il presbiterio e le nicchie laterali.

A coronare tutta la struttura si erge una bellissima cupola, che però non è “estradossata”, cioè non ha una struttura che emerge esternamente come forma tonda visibile, ma è “nascosta” sotto un tetto a falde: comunque una autentica sorpresa, anche se non percepibile dall’esterno.

E il San Giuseppe di Orvieto è davvero un luogo che stupisce. Esternamente lo stile è volutamente sobrio, con una facciata intonacata, un semplice portale in pietra basaltica e una grande finestra quadrangolare, senza decorazioni ridondanti. Ma basta superare il portale d’ingresso per scoprire un ambiente totalmente diverso. All’interno lo stile è infatti tardo barocco, con altari minori e nicchie laterali, decorazioni, stucchi policromi, colonne, frontoni e angeli, oltre a opere pittoriche legate alla devozione popolare.

E alla devozione popolare è veramente molto legata questa chiesa, in pieno centro della città. Tante volte funge da succursale del non lontano duomo per celebrazioni, veglie, adorazioni eucaristiche, eventi di natura ecclesiale. Pur trovandosi in mezzo alle trafficatissime vie del centro storico, questa bella chiesa conserva un clima appartato e silenzioso, quasi monastico.

A partire dal 2022, la chiesa è stata interessata da un importante intervento di restauro, con un risanamento conservativo di grande impegno, concluso nel 2025. I lavori hanno riguardato la copertura e la facciata esterna, gli intonaci, i pavimenti, le decorazioni murali e il ripristino degli impianti di luce e amplificazione.

Il grande portone d’ingresso ha recuperato il colore verde originario ed è stato rifatto il pavimento sotto i confessionali lignei, danneggiati dall’umidità. Sono state restaurate le due pregevoli cantorie lignee decorate a tempera con scene che rappresentano lo sposalizio della Vergine e la fuga in Egitto.

Tra le tante informazioni che il restauro ha regalato, c'è stata la riscoperta dell’autore della bella pala sull’altare maggiore, prima erroneamente attribuita a Filippo Naldini, ma che si è rivelata opera di Pietro Andrea Barberi Pucciardi, che la realizzò a Roma e la collocò sull’altare maggiore intorno al 1730. Essa rappresenta la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, ma vi sono raffigurati pure i genitori di Maria, sant’Anna e san Gioacchino. Nel 2014 dalla tela vennero rubate le coroncine metalliche, collocate sopra le teste della Vergine e del Bambino, lacerando malamente la tela. Ora il restauro accurato offre alla vista dei fedeli la bellissima tela.

Con la conclusione dei restauri, la chiesa è stata restituita alla città non solo come importante luogo di culto, ma anche quale spazio di bellezza artistica, simbolo di una comunità, come quella orvietana, attenta alla memoria storica e al patrimonio culturale.

La chiesa è naturalmente il luogo centrale della devozione a san Giuseppe nella città, dove ha grande risalto la festa patronale ogni 19 marzo. È anche il luogo dove si conclude la processione del “grillo” (strano nome attribuito a una statua lignea di san Giuseppe) realizzata nel 1433 da un artista locale, che, partendo dal Duomo di Santa Maria della Stella, giunge proprio a San Giuseppe e si conclude con la tradizionale e festosa distribuzione delle frittelle.