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La vita cristiana e la liturgia

di G. Cantaluppi

Le vacanze sono un dono: ben lo sanno gli italiani a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando divennero fenomeno di massa. Ci si riposa, ma riposare non è fare niente: la vacanza è cambiare attività, non il non farne alcuna.

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di Gianni Gennari

«Quegli ebrei che parlavano con Gesù si misero a protestare perché aveva detto: “Io sono il pane venuto dal cielo” e osservavano: “Costui è Gesù non è vero? è il figlio di Giuseppe. Conosciamo bene suo padre e sua madre. Come mai ora dice: Io sono venuto dal cielo?”» (Gv 6, 41-42)

Lo scandalo, la difficoltà e l’incredulità si alzano come un muro di fronte alla parola nuova, autorevole e forte di Gesù. Il capitolo sesto di Giovanni è tutto un’andata e ritorno, come un contraddittorio, come un processo.

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La protezione di san Giuseppe nell'inferno di Dachau

di Bruno Capparoni

IIl nome di Dachau e quello di Auschwitz sono diventati sinonimo di follia omicida programmata, di disprezzo di ogni umanità. Essi sono monito per ciò che di abominevole l'agire umano può giungere a commettere. Ma in quei luoghi, dove il sentimento e l'azione del bene erano sistematicamente cancellati, vi furono uomini capaci di amore fino all'eroismo.


(nel campo di deportazione di Dachau)

O san Giuseppe, tu che sei stato scelto da Dio ad essere custode di nostro Signore Gesù Cristo e sposo della santissima Vergine Maria, accetta l'offerta dei nostri cuori ed esaudisci benevolo le preghiere che oggi con umiltà ti rivolgiamo. La Chiesa e la nostra patria sono attualmente innanzi a nuovi compiti storici particolarmente difficili. Rendendocene conto e confidando nella tua efficace intercessione, ricorriamo a te, ci consacriamo e ci poniamo sotto la tua protezione. Noi siamo tuoi devoti, uniti sempre dalla comune fede e dalla comune lingua e ora uniti ancora maggiormente dalla comune sventura della prigionia. Patrono della santa Chiesa, protettore della nostra patria, sostegno delle famiglie, uomo giusto, che un tempo con tanta cura hai custodito e guidato il bambino Gesù, ti preghiamo, conferma noi e tutto il nostro popolo nell'incrollabile fedeltà a Dio e ai princìpi della sua Chiesa. Conservaci nella giustizia e nell'amore reciproco e, nei pericoli incombenti, difendi noi e le nostre famiglie e fa’ sì che possiamo al più presto tornare felicemente alla patria amata e poi lavorare per assicurare la pace tanto desiderata. Fiduciosi nella tua intercessione, promettiamo solennemente, dopo un felice ritorno alla patria libera, in primo luogo, nel profondo riconoscimento della tua dignità, di tenere viva la devozione a te, non solo alimentandola nei nostri cuori, ma anche diffondendola tra le nostre famiglie; in secondo luogo, di renderti l'omaggio della nostra gratitudine recandoci insieme in pellegrinaggio davanti alla tua immagine miracolosa nella Collegiata di Kalisz, un anno dopo il nostro ritorno, e di là divulgare il culto del tuo nome, insieme con l'attaccamento ai princìpi della giustizia e dell'amore reciproco nelle nostre famiglie, secondo le indicazioni della Santa Sede Apostolica, affinché ciascuna di esse costituisca una cellula vitale della cara patria; in terzo luogo, quale segno di riconoscenza per la nostra liberazione, nella misura delle nostre possibilità, di fondare un'opera di misericordia dedicata al tuo nome. O san Giuseppe, intercedi per noi davanti al trono dell'Altissimo, affinché questi slanci dei nostri cuori cooperino al nostro bene, alla prosperità della patria, allo sviluppo della Chiesa e alla maggior gloria di nostro Signore Gesù Cristo. 

Amen

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Tempo di sinodalità

di Michele Gatta

Papa Francesco ha aperto la 74ª Assemblea generale dei vescovi italiani con un discorso a braccio in cui si è soffermato sul Sinodo, come evento che per l'Italia deve superare "l'amnesia" sul Convegno ecclesiale nazionale di Firenze per recuperarne il "patrimonio" e farne una "luce" che illumini la saggezza del popolo di Dio. 

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