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O trinità terrestre, Gesù, Giuseppe e Maria, in quest’ora di spiritualità, di preghiera e di meditazione, otteneteci dalla bontà del Padre la grazie di vivere ed esperimentare momenti di gioia e di festa.

Vorremmo far vibrare i sentimenti che hanno animato i vostri momenti di preghiera: gli accenti di Maria che sapeva ringraziare, di Giuseppe che sapeva ottenere la forza di obbedire, la gioia di ringraziare, ma soprattutto i sentimenti di Gesù quando passava le sue notte in orazione nei luoghi deserti a colloquio con il Padre. La natura umana si metteva in comunione con la natura divina ed era una travaso di luce. L’umanità di Gesù acquistava lucentezza ed energia per entrare a contatto con le persone e  a tutte portare quella trasparenza di divino che illuminava anche gli angoli più bui dell’esistenza umana.  In questa sosta di riflessione e di preghiera o Gesù, Giuseppe, Maria, insegnateci il posto in questo romanzo eterno della vita. Aiutateci a scoprire  i disegni di Dio nella grande orchestra della storia della salvezza, nella quale Dio semina note strane a noi incomprensibili.  Voi che avete pellegrinato nei sentieri misteriosi della nostra salvezza,  insegnateci a indossare ogni giorno il nostro vestito profumato della nostra umanità che possa essere un inno di lode.

Aiutateci a coinvolgere nel nostro canto tutte le persone che sono in ascolto. Chi ha la voce rotta dal pianto della malattia, armonizzate il gemito dei bambini, irrobustite le speranze dei giovani e a noi concedete la gioia di danzare in questa musica universale dell’amore per sollevare il mondo.

Lo scorso anno a Milano si è celebrato l’Expo dedicato al cibo. Una cinquantina di anni fa all’Expo di Bruxelles, sopra i capannoni, campeggiava un’enorme figura di un monaco in atteggiamento di preghiera e sotto scritta a caratteri cubitali una frase di Blaise Pascal: «Tutte le sventure dell’uomo provengono da una sola causa: che egli non sa più fermarsi in riposo in una stanza».

Il profeta Geremia dice: desolata quella terra dove non c’è nessuno che sappia “pensare con il cuore”, che non sa pregare, non sa ascoltare, non sa custodire nel cuore la Parola divina ad imitazione della Vergine Maria che viveva la sua vita contemplando le grandi parole che aveva udito sia dall’angelo, ma anche dall’esperienza  assai faticosa di Giuseppe e da quella di Gesù che sotto i suoi occhi di mamma «cresceva in sapienza, età e grazia».

Una bella frase biblica che potrebbe essere eco e testimonianza e foto espressiva del grande mistero della vita di ciascuno di noi, sono le parole del salmo che proclama la beatitudine di chi attinge forza da Dio: “Beato chi trova in te, o Dio, la sua forza e decide nel suo cuore il grande viaggio”.

La vita è un grande viaggio: un viaggio nei sogni per il futuro e anche un viaggio nel passato. Senza memoria non c’è storia. La memoria diceva così Pascal nei suoi pensieri:  «La memoria è necessaria per tutte le operazioni della ragione».

 La memoria non è un ritorno noioso di chi non a cambiare le cose e neppure la nostalgia di ciò che non può tornare.

Padre Davide Turoldo scriveva che la «la memoria è una distesa di campi assopiti» nell’attesa che possano riprendere a camminare appena il sole della vita risalda le sue radici e muove la linfa dei frutti. La memoria  è il sagrato dell’interiorità. È stato scritto che la memoria «è la porta che introduce sul quel paesaggio interiore che ha preso forma nel corso della nostra esistenza».

Nella memoria, come nel tracciato di un elettrocardiogramma, sono registrate  le tracce degli incontri e delle esperienze; degli amori, dei dissapori, degli abbracci e dei rifiuti. Nella memoria sono registrate lacrime e sorrisi, buio e luce, desolazione e allegrezze, splendore e fanghiglia.

Tutto il passato ha lasciato un segno dentro di noi, è il sigillo della nostra unica, singolare e personale esperienza.

La nostra memoria è l’identikit del nostro vissuto. Riconoscere la nostra memoria perché «Noi siamo la nostra memoria».

Sia nella religione ebraica come nella nostra cristiana il far memoria, “il memoriale”, non solo è un avvenimento imporrante, ma il fatto ricordato è reso presente, e i suoi frutti resi disponibili per i partecipanti al rito. Il memoriale è celebrato in contemporanea: il passato si fa presente e si proietta nel futuro.

Nell’ebraismo il memoriale per eccellenza è la pasqua: il passaggio dalla schiavitù egiziana alla terra promessa.

Per noi il memoriale è la celebrazione eucaristica, dove Gesù è presente nella pienezza della sua persona.

Papa Francesco nella Laudato Sì scrive che «ognuno di noi conserva nella memoria i luoghi il cui ricordo gli fa tanto bene», della memoria poi si nutre il desiderio, anche dell’amore c’è un impronta  di memoria è la memoria di gesti che salvano dalle barbarie e dall’indifferenza e sostengono nell’attraversare l’impossibile, ciò che abbiamo conosciuto anche solo per un attimo non possiamo più smettere di cercarlo, la memoria custodisce le relazioni, le protegge dalle disumanità, è la radice della cura, non è solo trattenere ma riconoscere e rispondere, “noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere” così Josè Saramago, e per Gabriel Garcia Marquez «ricordare è facile per chi ha memoria. Dimenticare è difficile per chi ha cuore».

Era impressionante l’immagine di papa Francesco, quando venerdì scorso è stato in preghiera, da solo, seduto su una sedia davanti alle camere a gas nel campo dello sterminio a Aushwitz. 

Solo una società capace di memoria può progettare cose giuste ed essere giusta: La memoria non è, dunque, la facoltà del rimpianto ma la radice di un futuro che chiede perdono per gli errori e riconosce gli antichi legami come fonte di vita. Il ricordare  è un tesoro dell’anima, qualcosa che la morte non può vincere, perché come scriveva Tolstoj «moriamo solo se non riusciamo a mettere radici in altri, senza memoria non c’è futuro», perché fare memoria e fare nuove tutte le cose sono due passi di una stessa danza.

Alla vigilia del viaggio di papa Francesco ad Assisi città della pace desideriamo ascoltare della spiritualità di san Francesco il canto «Dolce sentire come nel mio cuore» fratello sole sorella luna.

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