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Nella Chiesa la misericordia di Dio

di Angelo Sceppacerca

«Un matrimonio sacramentale valido è indissolubile: questa è la prassi cattolica riaffermata da Papi e Concilii, in fedeltà alla Parola di Gesù». Risponde così, mons. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e uno dei nuovi Cardinali creati da Papa Francesco, sul tema dei divorziati risposati e i sacramenti, in una intervista pubblicata su “Il Corriere della Sera”, nel dicembre scorso. Precedentemente, in un lungo e argomentato intervento pubblicato sull’“Osservatore Romano” (23 ottobre), Mons. Gerhard Ludwig Müller affermava: «Una pastorale pienamente responsabile presuppone una teologia che si abbandoni a Dio che si rivela “prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa». Infatti «la Chiesa cattolica, nel suo insegnamento e nella sua prassi, si è costantemente riferita alle parole di Gesù sulla indissolubilità del matrimonio».
Anche il gesuita GianPaolo Salvini ha parlato su “La Civiltà Cattolica” delle novità del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. Il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia è «tra le iniziative più rilevanti del nuovo Pontificato, sia per i problemi che vi saranno trattati, sia per il metodo che sarà adottato». 
La prima novità, sul piano metodologico è la presentazione di un Documento preparatorio, invece che i Lineamenta, per disegnare lo sfondo sociale nel quale si svolge il Sinodo, piuttosto che fornire linee guida che incanalino la discussione su sentieri pre-segnati. 
«La favorevole accoglienza che sta riscuotendo l’attuale insegnamento pontificio sulla misericordia e sulla tenerezza nei confronti delle persone ferite dalla vita ha suscitato vive attese circa le scelte pastorali che la Chiesa potrebbe compiere per venire loro incontro. 
È perciò urgente che il Sinodo rifletta su questi temi come doverosa espressione di carità dei Pastori nei confronti di quanti sono loro affidati e dell’intera famiglia umana», scrive il gesuita.
Il Questionario affronta argomenti inediti di consultazione e di partecipazione diretta del popolo di Dio, come il secondo punto di domanda, “Sul matrimonio secondo la legge naturale”, e il quarto, “Sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili”. «La novità di metodo e la franchezza nell’affrontare tematiche spesso evitate denotano la risolutezza con cui il Papa intende avviare un franco dibattito sulle sfide più urgenti in campo familiare. 
Nulla viene detto per ora sulle soluzioni che si intendono adottare, anche per non guidare le risposte già in una direzione determinata; ci pare significativo che se ne discuta aperta­mente, come nel caso in cui si chiede un parere sull’eventuale snellimento delle procedure per giungere ad una dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale, o quando si parla di contraccezione, oppure quando si chiede quale attenzione pastorale assumere nei confronti delle persone dello stesso sesso che hanno costituito un’unione».
«La Chiesa – leggiamo – vuole mettersi in ascolto dei problemi e delle attese delle famiglie, proponendo loro in modo credibile la misericordia di Dio. Non sarebbe, del resto, la prima volta che la Chiesa modifica la propria prassi penitenziale, disciplinare e giuridica, per tenere conto delle mutate circostanze della società in cui si vive».
 
Dio è misericordia, santo e giusto
Per non creare false attese e tantomeno sconcerto nell’opinione pubblica su argomenti così delicati, proprio a riguardo del tema della misericordia, il neo Cardinale Gerhard Ludwig Müller ha spiegato nel suo lungo intervento:
“Un’ulteriore tendenza a favore dell’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti è quella che invoca l’argomento della misericordia. Poiché Gesù stesso ha solidarizzato con i sofferenti donando loro il suo amore misericordioso, la misericordia sarebbe quindi un segno speciale dell’autentica sequela. Questo è vero, ma è un argomento debole in materia teologico-sacramentaria, anche perché tutto l’ordine sacramentale è esattamente opera della misericordia divina e non può essere revocato richiamandosi allo stesso principio che lo sostiene. 
Attraverso quello che oggettivamente suona come un falso richiamo alla misericordia si incorre nel rischio della bana­liz­zazione dell’immagine stessa di Dio, secondo la quale Dio non potrebbe far altro che perdonare. Al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se si nascondono questi attributi di Dio e non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia. Gesù ha incontrato la donna adultera con grande compassione, ma le ha anche detto: «Va’, e non peccare più» (Giovanni, 8, 11). La misericordia di Dio non è una dispensa dai comandamenti di Dio e dalle istruzioni della Chiesa; anzi, essa concede la forza della grazia per la loro piena realizzazione, per il rialzarsi dopo la caduta e per una vita di perfezione a immagine del Padre celeste”.
 
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