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Una “foresta” di pietra sul modello di Nazareth si fa inno di lode

di Michele Gatta

Era il 18 marzo del 1882, festa di San Giuseppe, quando il Vescovo di Barcellona pose la prima pietra per il tempio della Sagrada Familia. Tra i presenti c’era un architetto non ancora trentenne, collaboratore di un importante studio della città: Antoni Gaudì (1852-1926). E San Giuseppe, da quel momento, avrebbe vegliato sulla chiesa della sua Famiglia e sull’architetto destinato a diventare il massimo esponente del Modernismo catalano.

Per la cronaca: la chiesa non è ancora completata e si ipotizza che ciò possa avvenire nel 2026; intanto papa Benedetto XVI l’ha consacrata il 7 novembre 2010 e l'ha elevata al rango di Basilica minore.

Come è cominciata la storia di questa imponente costruzione?

A promuovere la realizzazione del nuovo tempio era stato il libraio Josep Maria Bocabella, ispirato dal sacerdote Josep Manyanet, proclamato santo nel 2004, fondatore delle Congregazioni dei Figli e delle Figlie della Sacra Famiglia, per la promozione dell'educazione cristiana dei giovani.  Bocabella aveva pertanto fondato l’Associazione dei Devoti di San Giuseppe al fine di reperire fondi per la costruzione. Il primo risultato era stato l’acquisto del terreno in una zona all’epoca ancora agricola ma non lontano dal centro di Barcellona. Bocabella, che avrebbe voluto una chiesa molto simile al Santuario di Loreto, luogo che accoglie la Santa Casa e quindi emblematico per la Sacra Famiglia, affidò l’incarico all’architetto Francisco Villar, che invece iniziò la costruzione in stile Neogotico, con archi a sesto acuto, guglie e contrafforti esterni. Ulteriori dissapori tra i due portarono alle dimissioni del Villar ed alla scelta di Gaudì. Antonio Gaudì oltre che essere fantasioso artista è stato un credente che ha unito la sua creatività alle opere di carità cristiana. Ogni sabato dedicava la sua giornata a servire i poveri. Per la sua capacità di dare “la parola alla pietra”, un cardinale in visita al cantiere della Cattedrale, l’ha definito il “Dante Alighieri” dell’architettura moderna,  e il grande e geniale artista Le Corbusier , svizzero, ma naturalizzato francese, ha chiamato Gaudì: «Un plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro».

La Sagrada Familia è la natura plasmata in pietra che si fa un’armonia di lode alla maestà divina attraverso la testimonianza di Giuseppe, Gesù e Maria: la sacra famiglia di Nazareth.

Era il 1883 e Gaudì riprese il progetto, modificandolo nella sostanza e trasformando l’originaria visione neogotica in una “modernista”, termine che indicava in Spagna lo stile che in Italia si chiamò Liberty o Floreale.

La base della visione Liberty è la centralità della natura, pertanto, come in natura non esistono linee rette, ad esclusione dei cristalli, ma solo curve, anche l’architettura deve adottare una morbida linea ispirata alle piante. Gaudì diceva che nulla era più elegante e funzionale di un giunco o di uno scheletro umano e che l’architettura doveva imitarli. La chiesa fu ampliata, creando tre facciate, tutte imponenti, la principale e due laterali, alle estremità del transetto, e le originali guglie furono trasformate in formazioni rocciose.

Il repertorio decorativo, parte integrante della costruzione, fu concepito da Gaudì come un grande libro sacro, summa di tutte le feste cristiane. La sua prima opera all’interno della chiesa fu la cappella di San Giuseppe, nella cripta già costruita da Villar, quasi a ribadire la sua predilezione per il Santo.

Gaudì portò avanti la costruzione per quarant’anni e negli ultimi 15, ogni giorno aveva lavorato nel cantiere. Alla sua morte, nel 1926, la costruzione era ancora molto mutilata e l’unica facciata realizzata in parte era quella del transetto sinistro, la facciata della Natività. Era stato lo stesso Gaudì a voler procedere alla realizzazione di quella facciata, trascurando le altre parti costruttive, proprio perché alla sua morte essa potesse fornire l’esatta idea delle sue intenzioni e fare quindi da modello.

Prima di commentare questa facciata è bene ricordare che negli anni la costruzione è stata portata avanti riprendendo le direttive di Gaudì ma non senza modifiche. Purtroppo nel 1936, scoppiata la guerra civile in Spagna, molti disegni e bozzetti originali furono distrutti dai repubblicani. Inoltre, lo stile delle sculture è andato modificandosi con lo scorrere del tempo riflettendo i cambiamenti di tendenza: è evidente, ad esempio, in alcune parti, l’influenza del Cubismo.

La facciata della Natività è pertanto l’unica in cui si può riconoscere pienamente lo stile dell’architetto che seguiva personalmente anche la realizzazione delle statue e delle decorazioni e sappiamo che si servì di calchi in gesso dei volti di cittadini per ottenere la massima varietà nelle espressioni. Egli guidò gli scultori che utilizzarono forme allungate e sinuose e arricchirono l’insieme con numerosi elementi decorativi. Quattro torri dominano la facciata e ricordano le formazioni rocciose del Monserrat, la montagna che domina Barcellona. Solo la torre di San Barnaba fu realizzata, Gaudì ancora in vita. Le quattro torri scandiscono tre portali dedicati alla Speranza, alla Fede e alla Carità. L’insieme decorativo è un omaggio alla vita con la presenza di numerosi animali e di strumenti da lavoro. I portali sono separati da due colonne, quella di Giuseppe e quella di Maria, con alle basi delle tartarughe simbolo dell'immutabilità della Chiesa. Le due colonne s'innalzano a spirale e terminano con capitelli a forma di foglie di palma, da cui emergono grappoli di datteri coperti da neve, ad indicare che la nascita di Gesù è in inverno. Su ogni capitello poggiano due angeli con trombe che annunciano la nascita di Cristo.

Il portale della Carità, al centro, è il più grande ed è dedicato a Gesù. È dominato dalla stella cometa posta in modo che la sua coda scenda perpendicolare verso il basso ad illuminare la Sacra Famiglia con Gesù neonato posto in una cesta, secondo il costume catalano. Tra le scene spiccano: l'annunciazione, l'adorazione dei Magi e l'adorazione dei pastori. Tutto attorno sono angeli musicanti e vari simboli tra i quali i segni zodiacali come sono nella notte di Natale. Nel registro superiore vi è l’incoronazione di Maria ed ancora più in alto l’Albero della Vita.

Il portale della Fede, a destra, è dedicato alla Vergine. Tra le scene spiccano: la visita della Madonna ad Elisabetta; la presentazione di Gesù al tempio; Gesù nella bottega di falegname; Gesù che predica nel tempio.

Il portale della Speranza, a sinistra, è dedicato a San Giuseppe. Tra le scene: lo sposalizio; la famiglia di Gesù con Gioacchino e Anna; la strage degli innocenti; la fuga in Egitto. Di particolare suggestione è San Giuseppe al timone di una barca, la Chiesa. In questa scena il volto di Giuseppe corrisponde a quello di Gaudí, omaggio dei lavoratori della Sagrada Familia dopo la sua morte. E certamente la scelta di tale Santo non è stata casuale! 

 

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