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Il Vangelo vissuto è il terreno fertile dove fiorisce la speranza e risveglia il mondo

di p. Donato Cauzzo

Un lungo applauso si è alzato dagli oltre 120 superiori generali di ordini e congregazioni religiose riuniti, il 29 novembre 2013, attorno a papa Francesco in occasione del loro raduno annuale a Roma, quando hanno ascoltato il suo annuncio: «Ho deciso di dedicare un anno speciale, il 2015, alla vita consacrata!». 
Pur essendo del tutto inaspettato, questo annuncio raccoglieva l’attesa e la speranza che da tanto tempo i consacrati di tutto il mondo avevano in cuore: che la vita consacrata tornasse a risplendere nella Chiesa come una “perla preziosa” a volte troppo nascosta e spesso poco valorizzata e apprezzata. 
Gli echi positivi, addirittura entusiasti, che sono subito arrivati a Roma all’annuncio di questa decisione di papa Francesco sono risuonati come un grido di liberazione e di gioia.
L’occasione prossima che ha ispirato l’indizione di questo Anno è stata la volontà di celebrare i 50 anni dalla pubblicazione di due importanti documenti usciti dal concilio Vaticano II: la costituzione sulla Chiesa “Lumen gentium” che al capitolo VI ha trattato proprio dei religiosi, e il decreto “Perfectae caritatis” interamente dedicato alla vita religiosa.
Subito il dicastero vaticano che si prende cura di questo ambito della vita della Chiesa si è messo al lavoro per dare concretezza a questa decisione del papa. 
Tre sono gli obiettivi principali che sono stati individuati per questo speciale anno, che si è aperto il 29 novembre scorso con una partecipatissima veglia di preghiera nella basilica di S. Maria Maggiore a Roma e poi con la solenne celebrazione nella basilica di S. Pietro domenica 30 novembre. 
Guardare al passato con gratitudine. Non è difficile riconoscere l’enorme quantità di bene compiuto lungo i secoli passati dagli uomini e donne membri delle innumerevoli famiglie religiose che via via sono nate e si sono diffuse ovunque. 
Vivere il presente con passione. Chi decide di consacrare la vita al Signore in un istituto religioso, lo fa in risposta ad una chiamata di Dio: conquistato dal suo amore, ha scoperto che vale la pena lasciare tutto il resto, cioè le cose belle del mondo, gli affetti e le ricchezze, per seguire Cristo e vivere come lui. Se il cuore è pieno della passione per Gesù e per il Vangelo, allora si può affrontare tutto, anche le condizioni di vita più difficili, con la certezza che l’aiuto di Dio mai verrà a mancare.
Abbracciare il futuro con speranza. Conosciamo bene gli aspetti critici che accompagnano anche oggi la vita consacrata: calo numerico e invecchiamento dei membri per la diminuzione delle vocazioni, cattiva testimonianza di alcuni che non hanno vissuto con fedeltà la loro vocazione, difficile confronto con un mondo per tanti aspetti lontano dalla mentalità del Vangelo, fatica a gestire le opere. Ma chi ha scelto Dio come l’ideale massimo della vita, non si spaventa, non si lascia vincere dal pessimismo pur davanti a questi aspetti faticosi, ma confida sempre nella fedeltà di Dio che non viene mai meno alla parola data, che assicura sempre il suo aiuto, che può ricavare il bene anche dai nostri errori e dalle circostanze negative.
Che cosa si aspetta papa Francesco dai consacrati e consacrate del mondo, in questo speciale anno a loro dedicato ma anche nel futuro? Lo ha ben spiegato in una lettera a loro indirizzata, che porta la data del 21 novembre 2014.
«Che sia sempre vero che dove ci sono i religiosi c’è gioia». Quanto abbiamo bisogno di incontrare persone che, avendo trovato in Dio la fonte della vera gioia, lo mostrano a tutti nel mondo di parlare e di agire, anche nel volto sereno e luminoso, per portare un po’ di luce e di consolazione in un modo tante volte triste e sconsolato. Che brutto vedere dei religiosi, delle suore tristi! Significa che la scelta totalitaria per Cristo e per il Vangelo che un giorno hanno fatto, non li rende felici, non li aiuta a realizzarsi come uomini e come donne. E così perdono la forza di attrazione, nessuno vuole unirsi a loro, e anche ciò che predicano e la testimonianza del bene che compiono perde efficacia.
«Mi attendo che svegliate il mondo, che siate dei profeti!». Il Vangelo ha sempre una forza di contestazione della mentalità corrente, perché propone scelte e valori che tante volte sono controcorrente rispetto a ciò che pensa il mondo, cioè chi vive come se Dio non esistesse. Questo si aspetta dai consacrati papa Francesco: persone sveglie e vigilanti, ben radicati nella storia presente, che con il loro stile di vita ricordano i valori del Vangelo, senza paura di andare controcorrente.
«Che siate uomini e donne di comunione». Gesù è venuto nel mondo per dirci che Dio è nostro Padre e che tutti siamo figli suoi e dunque fratelli e sorelle fra noi. Chi prende sul serio il Vangelo vive per la fraternità universale, per alleviare tensioni e conflitti, per valorizzare più ciò che unisce che ciò che divide, per fare delle differenze un’opportunità di crescita piuttosto che un ostacolo alla convivenza. 
«Attendo ancora da voi quello che chiedo a tutti: uscire da se stessi per andare nelle periferie del mondo». L’umanità, ancora più chi non è dentro la Chiesa o non crede, aspetta speranza: gesti di solidarietà per chi è scartato dalle società benestanti, parole di senso per chi ha perso il gusto della vita, salute e pane per chi non può accedere ai beni e ai servizi sanitari essenziali, vicinanza per chi si sente abbandonato, accoglienza per chi viene rifiutato dalla patria o dalla famiglia… Spesso i religiosi sono stati i primi a correre proprio nelle periferie più lontane per portare in nome di Cristo amore concreto e solidale.
Un programma esaltante ed impegnativo, dunque, quello che papa Francesco prospetta per tutti i consacrati e le consacrate del mondo, in questo Anno della vita consacrata. 
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