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Nel mese di ottobre, il 13 precisamente, nel corso dell’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il «miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani)».

di Michele Gatta

La vicenda di Irene è iniziata in Argentina il 20 marzo 2011 - si legge nelle carte della Congregazione delle Cause dei Santi - con «un forte mal di testa che continuò sino al 27 marzo, quando si manifestarono febbre, vomito, disturbi comportamentali e della parola». La diagnosi è devastante: «Encefalopatia epilettica ad insorgenza acuta, con stato epilettico refrattario ad eziologia sconosciuta». Il quadro clinico è gravissimo, con numerose crisi epilettiche quotidiane, «tanto che fu necessario intubarla». La situazione non migliorava. Così, il 26 maggio «la piccola venne trasferita, con prognosi riservata, a Buenos Aires». Ma lo scenario non cambiò. E il 22 luglio la condizione clinica «peggiorò ulteriormente per la comparsa di uno stato settico da broncopolmonite». I dottori convocarono i familiari per pronunciare la sentenza di «morte imminente».

Questo non scoraggiò padre Josè, il sacerdote della parrocchia vicina. Il prete «si recò al capezzale della piccola e propose alla madre di chiedere insieme l’intercessione di Giovanni Paolo I, al quale era molto devoto». Quella notte - con «un lungo momento di preghiera», racconta il postulatore della causa, il cardinale Beniamino Stella – tanti che volevano bene a Irene si aggrapparano spiritualmente al Papa veneto morto 33 anni prima, per intercedere da Dio il miracolo.

Il giorno dopo, 23 luglio 2011, nella sorpresa generale, si registra «un rapido miglioramento dello shock settico, che continuò con il recupero della stabilità emodinamica e respiratoria». E nelle settimane successive sarà un susseguirsi di straordinarie novità. L’8 agosto Irene viene «estubata»; il 25 agosto «lo stato epilettico apparve risolto e il 5 settembre venne dimessa». La bambina aveva «la completa autonomia fisica e psico-cognitiva-comportamentale». Guarita, inspiegabilmente dal punto di vista medico-scientifico. Per i teologi si è dimostrato chiaro «il nesso causale con l’invocazione a Giovanni Paolo I».

Dieci anni dopo, quella bambina è diventata una ragazza di 21 anni che sta bene, ha finito regolarmente gli studi secondari e adesso frequenta, allegra e determinata, l’università, dando prospettive incoraggianti alla sua famiglia - madre e due sorelle - che vive in dignitosa povertà. E Irene con la sua famiglia ha esultato e festeggiato alla notizia del Vaticano: il suo «salvatore», Albino Luciani diventato papa Giovanni Paolo I per trentatré giorni nel 1978, diventerà beato. 

Il postulatore ha spiegato che si tratta di una «restitutio ad integrum», uno di quei miracoli «grossi», di più c’è solo la resurrezione: significa che sono stati pienamente ricostituiti i gravi danni, in particolare al cervello, provocati dalla malattia.

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