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«A Ebron nacquero a David dei figli e furono: il primogenito Amnon, nato da Achinoam di Izreel; il secondo Chilab, nato da Abigail, già moglie di Nabal di Carmel; il terzo Assalonne figlio di Maaca, figlia di Talmài, re di Ghesur, il quarto Adonìa, figlio di Agghit; il quinto Sefatia figlio di Abitàl; il sesto Itream nato da Egla, moglie di David. Questi nacquero a David in Ebron» (1 Sam 3,2-5)

di Rosanna Virgili

I figli di David

«A Ebron nacquero David dei figli e furono: il primogenito Amnon, nato da Achinoam di Izreel; il secondo Chilab, nato da Abigail, già moglie di Nadal di Carmel; il terzo Assalonne figlio di Maaca, figlia di Talmài, re di Ghesur, il quarto Adonìa, figlio di Agghit; il quinto Sefatia figlio di Abitàl; il sesto Itream nato da Egla, moglie di David. Questi nacquero a David in Ebron» (1 Sam 3, 2-5)

Si tratta solo di un primo gruppo dei figli di David, il quale, come era frequente nel tempo passato, aveva un numero ingente di prole. Non solo, infatti, ogni uomo, specialmente se ricco, del mondo antico, avrebbe voluto avere molti figli ma, per il popolo di Israele, era proprio nei figli che si dimostrava la benedizione di Dio. Per un re, inoltre, il numero dei figli era ulteriore segno di grandezza, potenza e prosperità. E David, evidentemente, ne era consapevole. 

Quando il re si trasferì da Ebron a Gerusalemme proprio per dare lustro e accrescere la sua “casa” – che ormai aveva trovato la sua capitale – David: «prese ancora concubine e mogli da Gerusalemme (…): queste generarono a David altri figli e figlie. I nomi di quelli generati a Gerusalemme sono: Sammà, Sobab, Natan, Salomone, Ibcar, Elisua, Nefech, Iafia, Elisama, Eliada ed Elifèlet» (2 Sam 5,13-16). Il primo libro delle Cronache ne conta quindici e aggiunge: «senza i figli delle sue concubine. Tamar era loro sorella» (1 Cr 3,9). 

Insomma, molto più che una squadra di calcio, diremmo noi oggi! E dobbiamo pensare che le figlie femmine non fossero quasi mai computate se non quando venivano coinvolte in qualche disavventura. Come accadde, appunto, a Tamar, figlia di David e sorella di Assalonne. 

Le omissioni di paternità

La famiglia reale che usciva dalla poligamia di David viveva in case separate e il più delle volte i figli restavano fino all’età adulta insieme alla loro madre. Ma si conoscevano bene e spesso si riunivano in occasione di feste o in altri giorni particolari. Un ritrovarsi che succede anche alle nostre famiglie, durante il Natale o la Pasqua. Fu forse in una di queste occasioni che Amnon, primogenito di David, vide sua sorella Tamar e gli sembrò molto bella al punto che se ne innamorò perdutamente! Ma si trattava di una sorella, peraltro vergine, e ad Amnon «sembrava impossibile poterle fare qualcosa» (2 Sam 13, 2). Dinanzi a questo muro, Amnon cadde addirittura malato e apparve affatto dimagrito, al punto che un suo amico gli diede consigli per ottenere l’oggetto tanto desiderato. 

Ed è qui che entra in gioco David. Amnon si mise a letto e quando suo padre andò a fargli visita, gli disse: «Mia sorella Tamàr venga e faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prenderò il cibo dalle sue mani» (2 Sam13, 6). E David, senza chiedere nulla, corrispose alla strana richiesta di suo figlio e: «mandò a dire a Tamar: “Va’ a casa di Amnon tuo fratello e prepara una vivanda per lui”» (2 Sam 13,7). E fu così che Tamar andò e suo fratello la violentò per poi scacciarla con un odio forte quanto era stata, poco prima, la passione verso di lei. Il capriccio di Amnon fu l’inizio di una autentica guerra tra i figli di David, per cui egli stesso fu, in seguito, ucciso da Assalonne, fratello suo e di Tamar. Il re David non interveniva mai presso i suoi figli per correggerli, per arginare le loro passioni, per conciliare le loro gelosie, per costruire, insieme a loro, una famiglia di fraternità. 

I danni delle sue omissioni di paternità furono grandissimi non solo per i suoi figli ma anche per sé stesso che dovette abbandonare la sua Città, Gerusalemme, a causa della prepotenza del suo stesso figlio Assalonne. 

Possiamo immaginare l’amarezza che portava nel cuore quando diceva: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita» (2 Sam 16, 11). Una storia davvero dolorosa quella del “padre” David che, però, appare di grande attualità, nonostante che le nostre famiglie siano povere di figli, a differenza della sua. 

Molti sono, oggi, infatti, i padri che tendono ad assecondare tutti i desideri dei figli, senza pensare a quali siano, invece, portatori di male per i loro fratelli e le loro sorelle, per l’intera famiglia e anche per sé stessi. 

Troppe volte capita che i nostri padri facciano credere ai loro figli che tutto il mondo ruoti intorno a loro e alle loro ingiuste pretese. Da questo aspetto, la storia di David è preziosa e suggerisce ai padri di parlare, discutere, e anche dire “no” ai loro figli, invece di lasciarli senza limiti alle loro inclinazioni, omettendo le dovute responsabilità paterna. 

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