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Testimonianza del funerale di una donna eroica dei giorni nostri

Una giovane donna, Chiara Corbella (28 anni), e suo marito Enrico Petrillo. Entrambi romani, una coppia normalissima molto credente, tanto che si erano conosciuti a Medjugorie. Una storia cresciuta nel dolore e finita male, malissimo.
Chiara non c'è più. È morta il 13 giugno scorso. Ha affrontato due gravidanze, entrambe terminate con la morte alla nascita dei suoi piccoli.
Maria prima e Davide dopo, entrambi vittime di malformazioni che non lasciano loro scampo. Chiara resta ancora incinta. È un maschio, Francesco. Questa volta tutto stava andando per il meglio: le ecografie confermavano finalmente la salute del bimbo. La sfortuna sembrava essersi voltata da un'altra parte. E invece no.
Al quinto mese di gravidanza a Chiara viene diagnosticata una brutta lesione della lingua e dopo un primo intervento, i medici riscontrano un carcinoma. Va curato con la chemio, ma la chemio ucciderebbe il feto. Dinanzi a questa eventualità, Chiara ed Enrico decidono di andare avanti con la gravidanza mettendo a rischio la vita della mamma.

 

Chiara, infatti, solo dopo il parto si è potuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia. Ma non è bastato, ormai era troppo tardi. Sono appena rientrato a casa dal funerale di Chiara Corbella. Difficile esprimere con le parole quello che ho dentro, tutta la Messa mi ha suscitato così tante emozioni, così tante riflessioni, così tante preghiere, così tante lacrime, così tanti desideri santi… che non so se riuscirò a ricucire il tutto e farne un discorso dal senso compiuto. Quello che è certo è che ho partecipato ad un matrimonio e non ad un funerale, ad un festa e non ad un lutto, cioè ad un esempio di quello che è (e dovrebbe essere) realmente il Cristianesimo.
Se all’inizio le mie lacrime erano intrise di umana compassione e sentivo dispiacere per quanto vissuto da questa famiglia, durante la celebrazione, come in un cammino in crescendo dentro questo mistero che pian piano andava svelandosi, esse sono andate trasformandosi in lacrime di gioia. Gioia perché ho visto la Vita e non la morte di una persona, gioia perché ho visto l’Amore vincere sopra ogni dolore e sofferenza, gioia perché ho visto il senso in una esistenza spezzata a 28 anni che lascia un marito solo con un figlio. E quel senso sta proprio in quell’esistenza “spezzata” e “donata” come si spezza il corpo di Cristo quando si dona a noi. Gioia perché ho assistito ad un miracolo, gioia perché ho ri-visto per l’ennesima volta l’agire di Dio nella vita dei suoi figli.
Questo è uno dei tanti doni che il Signore mi ha fatto, ho sempre avuto la grazia nella mia vita di incontrare fratelli cristiani splendidi in cui l’azione di Dio era visibile e potente nel Suo Amore. Ho visto la risposta di questi miei fratelli cristiani, una risposta gioiosa e decisa di affidamento che ha portato frutti grandiosi, frutti per molti.
Oggi, questa famiglia cristiana, questi figli di Dio, Enrico e Chiara, mi hanno regalato un altro seme di Dio da conservare nel cuore e nello stesso tempo da ri-donare a mia volta a chi incontrerò sul mio cammino.
Questo seme crescerà, desidero che cresca, desidero con tutto il cuore la santità, desidero essere figlio di Dio, figlio della Luce e risplendere per la mia famiglia, per i miei fratelli, per chiunque ne abbia bisogno.
Il punto di partenza sarà questo seme di speranza e di gioia che ho nel cuore, ennesimo dono di Dio per mezzo di Chiara ed Enrico.
Saranno quei “piccoli passi possibili” che ci ha insegnato questa coppia benedetta. Rendo grazie a Dio per questo dono immenso.
“è bello avere degli esempi di vita che ti ricordano che si può pretendere il massimo della felicità, già qui su questa terra, con DIO come guida… Fidati, ne vale la pena…”, scrive Chiara nella sua lettera al figlio Francesco di un anno.
è vero anche per me e per ciascuno di noi, è bello avere te come esempio che ci aiuta a fidarci di Dio ancora di più. Con il tuo sorriso costante e la tua serenità anche in punto di morte ci hai convinti che davvero vale la pena chiedere a Dio il dono della santità e la forza di viverla.

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