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La vicenda di Paolo di Tarso è strettamente collegata a quella di Pietro, anche se i loro percorsi furono inizialmente molto diversi. Paolo, cittadino romano, ebreo persecutore dei cristiani, dopo la conversione divenne l’Apostolo delle genti, colui che diffuse la nuova novella tra i gentili, i non ebrei. Anche lui giunse a Roma, dove subì pure lui il martirio. Secondo il  Martirologio Romano, i  Sinassari delle Chiese orientali e il Decretum Gelasianum del sec. V, la data del suo martirio sarebbe il 29 giugno 67, contestualmente a quella di Pietro. Ancor oggi il 29 giugno, memoria dei Santi Pietro e Paolo, a Roma è festa! San Paolo è ricordato nell’Urbe in due luoghi principali, entrambi lontani dal centro storico: San Paolo alle Tre Fontane e San Paolo fuori le mura. Con l’indicazione “fuori le mura” si distinguevano infatti le chiese che sorgevano fuori dalla cinta delle Mura Aureliane, che si sviluppano per km.18, fatte costruire dall’imperatore Aureliano (270-275)  e ancor oggi in buona parte integre. Nel cuore della città c’è San Paolo alla Regola, una chiesa seicentesca che sorge, nel rione Regola, sul luogo dove sarebbe stata la casa nella quale il Santo avrebbe abitato. 
San Paolo alle Tre Fontane è un’abbazia che sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, Paolo fu decapitato e la sua testa, rimbalzando tre volte, avrebbe fatto scaturire altrettante fontane. Vi furono innalzate tre chiese, in seguito abbandonate perché la zona era malarica. Nel 1868 i Trappisti acquistarono il terreno, restaurarono le tre chiese e bonificarono la zona, piantando un bosco di eucalipti tutt’ora rigoglioso. Da quest’albero i monaci distillano un noto liquore. La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, la più grande e antica, risale al secolo VII. Santa Maria Scala Coeli, costruita da Giacomo Della Porta (1500), è una struttura a pianta ottagonale che sorge sul luogo dove, sotto Diocleziano, subirono il martirio 10203 legionari cristiani. La chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, risalente al secolo V e rifatta dal Della Porta, contiene tre edicole con le fontane ed una colonna alla quale il Santo sarebbe stato legato.
San Paolo fuori le mura, detta anche Basilica Ostiense, con l’annesso convento, sorge sul sepolcro dell’Apostolo. Tutta la zona era in antico adibita a cimitero ed ancor oggi vi sono una necropoli e le Catacombe di Commodilla. La costruzione, al posto della primitiva cella, fu iniziata da Costantino e ampliata da Teodosio. Ricca di affreschi e mosaici, subì un terribile incendio nel 1823, cui seguì un restauro radicale. L’attuale Basilica si presenta nelle originarie forme paleocristiane ed è preceduta da un grandioso quadriportico con 146 colonne. La facciata è arricchita da mosaici moderni che riprendono lo schema di quelli antichi andati distrutti. L’interno è a cinque navate e, lungo la centrale, corre un fregio con tondi entro i quali sono i ritratti di tutti i Pontefici. L’abside è ornata di splendidi mosaici dell’epoca di Onorio III (1220 c.) con al centro una colossale immagine di Cristo Benedicente. L’altare maggiore è sovrastato da un elegante ciborio di Arnolfo di Cambio (1285), presso il quale è il bellissimo candelabro marmoreo, porta cero pasquale, dei Vassalletto. A questa famiglia di celeberrimi marmorari, attivi nei secoli XII-XIII, si deve anche l’elegantissimo chiostro con colonnine binate di pregevolissima fattura.
Ricordiamo infine San Paolo dentro le mura, sulla centralissima Via Nazionale, chiesa protestante eretta, nel 1879, in stile romanico, con mosaici di Edward Burne Jones. Del resto non è forse San Paolo l’Apostolo delle genti?
 
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