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La Chiesa di Santa Maria d’Aracoeli sorge, come indica il nome, nel luogo in cui la Sibilla avrebbe predetto ad Ottaviano Augusto che sarebbe sorto un altare del Figlio di Dio: Haec est ara filii Dei. Non a caso la chiesa è sull’arce, la cima più alta del Campidoglio, il colle sacro dell’antica Roma e rimasto nei secoli il cuore anche amministrativo della città. Sul Campidoglio sorgevano i templi di Giove, di Giunone e della Virtus, la Zecca e il Tabularium, dove erano custodite le leggi, scolpite nella pietra perché non potessero essere alterate. Non conosciamo la data della prima costruzione della chiesa, ma la sua presenza è documentata già nel VII secolo. Nel X secolo divenne abbazia benedettina e nel 1250 passò ai Frati Minori Francescani, che ancora oggi l’officiano. Questi procedettero alla ricostruzione, in stile romanico-gotico, terminata attorno al 1320. Si accede alla chiesa percorrendo una ripida scalinata di 122 gradini, iniziata nel 1348. Questa scalinata, alla base, è quasi tangente alla celebre cordonata di Michelangelo che porta sulla Piazza del Campidoglio. La facciata dell’Aracoeli è in mattoni, con coronamento orizzontale, leggermente aggettante nella parte superiore, tipico del Romanico romano. L’interno, ampio e solenne, è a tre navate sostenute da 22 colonne antiche e diverse tra loro. Degno di nota è il pavimento cosmatesco. Vengono così chiamati i pavimenti di marmo, tipici del Medioevo romano, fatti riutilizzando marmi antichi che, allo scopo, venivano tagliati così da realizzare articolate composizioni geometriche. L’aggettivo deriva dal nome proprio Cosma, ricorrente tra le maestranze. Due teorie di cappelle laterali contengono capolavori come gli affreschi del Pinturicchio (1486 c.) e le opere scultoree di Andrea Sansovino, Lorenzo di Cosma e Andrea Bregno. Nel transetto sinistro sorge una elegante edicola a colonne, che sovrasta un’urna di porfido, con i resti dei Santi Elena, Abbondio e Abbondanzio, sotto la quale è un altare con, in rilievo, l’apparizione della Vergine ad Augusto. Tale altare è posto sul luogo dove sarebbe stato l’altare costruito da Augusto a seguito della profezia. Sull’altare maggiore è una icona della Vergine risalente al X secolo. In una piccola cappella è venerato il Santo Bambino; la statuetta originaria, caratterizzata dai preziosi ex voto, è stata trafugata e sostituita dall’attuale che ne riprende le fattezze. Al fondo della navata destra, attraverso una porta, si esce sul lato destro della chiesa. 
Su tale lato è il portico, eretto dal Vignola nel 1500, che costituiva l’ingresso all’antico convento dei francescani. Di qui, attraverso alcune scale, si accede direttamente alla Piazza del Campidoglio. La Piazza, disegnata da Michelangelo, ha forma di trapezio, con, ai lati, i Palazzi “gemelli” dei Conservatori e dei Musei Capitolini, al fondo il Palazzo Senatorio e, sul lato opposto, la cordonata. Sul pavimento è un articolato disegno a stella con al centro la bronzea statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio, copia dell’originale ora ai Musei Capitolini. Il disegno del pavimento, universalmente considerato perfetto per il luogo, è stato scelto come emblema della Regione Lazio.
I Romani antichi erano profondamente religiosi, per questo sul Campidoglio ponevano i templi delle maggiori divinità e gli istituti più importati per amministrare lo stato. Ancora oggi, stando alla base delle due scalinate, si nota che, pur divergendo in alto, esse abbracciano chiesa e potere civile, a sottolineare che al cittadino entrambi sono indispensabili.  
 
Stefania Severi
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