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Pasqua: primavera della vita

di Mario Carrera

C’è un versetto del libro del Siracide che spesso mi ritorna all’orecchio perché mi indica un punto fermo cui far riferimento nella mia missione: «Ricorderò le opere del Signore e descriverò quanto ho visto». In occasione della Pasqua riemerge un ricordo impresso nella mia anima e che sorregge il cammino della mia fede. All’interno del sepolcro di Gerusalemme i miei occhi hanno impresso uno straordinario atteggiamento di fede. Devo premettere che tra i grandi doni che Dio mi ha concesso c’è una serie di esperienze che mi hanno fatto scoprire la «terra santa» come una bibbia scritta con la luce su quella terra benedetta.

Era febbraio. Un mattino gelido. Le chiassose stradine di Gerusalemme erano ancora immerse nel buio della notte. La basilica del Santo Sepolcro era stata aperta da pochi minuti. Regnava un silenzio tombale. Entrai nel Santo Sepolcro e stetti a pregare. Ero solo inginocchiato davanti a quella pietra fredda, testimone secolare della calda potenza dello Spirito che ha ridato la vita a Gesù, quando arrivò un’anziana donna vestita di nero; s’inginocchiò accanto a me. In quel momento mi sembrò di rivedere la profetessa Anna, quell’anziana donna che aveva riconosciuto Gesù alla presentazione al tempio. Terminata la sua silenziosa preghiera, con la punta delle tre dita della mano destra toccò la pietra e portò le dita agli occhi, quasi per immagazzinare lo splendore di luce del Cristo risorto. Quel gesto risuonò dentro di me come una folgorazione: ho capito che la mia vita doveva essere letta alla luce della Resurrezione, perché nell’esplosione della vita nuova di Gesù, Dio aveva ultimato la creazione. Le azioni di Dio, incominciate nel primo giorno della creazione con la luce, sono terminate nel giorno di Pasqua con il passaggio definitivo sul panorama di cieli e terre nuove dove l’ultima nemica dell’uomo, la morte, è morta definitivamente. Nell’Esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» papa Francesco scrive: «La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali». Non possiamo negare che la gramigna del male si diffonde generando ingiustizie, cattiverie, indifferenza, rivalità. A volte siamo tentati dal dubbio, sottovoce e con tremore diciamo: «Tutto in questa vita sembra urlare a un Dio assente». Tuttavia, noi con il germe della resurrezione nell’anima continuiamo a essere la perenne primavera della storia umana. Siamo nati per vivere l’immortalità. Il battesimo ci ha rigenerati per comunicare immortalità e perenne resurrezione. Siamo in cammino in una storia semplice, minuta, casalinga, personale, quotidiana per portare nel nostro viaggio - che comunque passerà per le strettoie della morte - la pienezza della resurrezione nel creato. Più che lo sforzo di portare la morte di Gesù, maturata in una sofferenza per amore, l’anima carica di luce porta la resurrezione. La «Via crucis» termina sul Calvario, la «Via lucis» parte dal sepolcro vuoto. La fede è un atto di fiducia verso Gesù, il Figlio di Dio, che ci ama nonostante le nostre freddezze ed «è capace di intervenire misteriosamente – scrive ancora papa Francesco -, non ci abbandona, trae il bene dal male con la sua potenza e con la sua infinita creatività». Giovanni Paolo II diceva: «Non abbiate paura» e papa Francesco ci esorta alla fiducia, perché Gesù è il vittorioso, «è il buon seme che cresce in mezzo alla zizzania e ci può sempre sorprendere in modo gradito... Non rimaniamo al margine di questo cammino della speranza viva!». Buona Pasqua di Risurrezione!

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