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di Ottavio De Bertolis

Siamo arrivati alla fine del Decalogo, e uniamo gli ultimi due comandamenti, o parole, quelli che tradizionalmente vanno sotto una sorta di duplicazione: “non desiderare la donna d’altri”, e “non desiderare la roba d’altri”. Li unifichiamo in un unico “non desiderare”, che è una sorta di minimo comune denominatore.
Per iniziare a chiarirci il senso di questa Parola, dobbiamo innanzi tutto distinguere tra “desideri” e “voglie”, o capricci. Il desiderio è qualcosa di profondo, che scolpisce la nostra identità e che costituisce ciò per cui Iddio ci ha creati: così uno può desiderare studiare fisica, o fare l’astronauta, o diventare papà, o consacrarsi a Dio. Questi tipi di desideri dicono la nostra vocazione stessa: ogni altro tipo di esperienza sarà meno significativo e importante per chi li vive, e verosimilmente questi desideri rimarranno profondamente radicati in noi, superando ogni prova contraria o avversa. Potrà essere difficile restarvi fedeli, ma non è impossibile, e la fatica fatta in questo senso contribuirà a farci sentire noi stessi, autori e protagonisti delle nostre scelte. Il vero desiderio è indelebile, proprio perché, in ultima analisi, viene da Dio.

Le voglie, o capricci, sono per natura più superficiali, e toccano le nostre emozioni: in questo senso, possono essere più violente dei desideri, più profondi e dunque più tranquilli, e a volte anche metterci molto alla prova. L’esempio classico è di uno che si vuole consacrare a Dio, ma sente fortissimo l’istinto sessuale; oppure, più semplicemente, di uno che vorrebbe studiare lettere, ma è spinto dalla voglia di denaro o carriera a studiare qualche cosa di più “utile” in questo senso, come ad esempio giurisprudenza o economia. Ecco perché le voglie o capricci possono scuotere i nostri desideri: in fondo, servono per renderci veramente conto di se e fino a che punto desideriamo qualcosa, se siamo o no veramente disposti a desiderare con tutto il cuore, e non solo in parte, ciò che sentiamo “nostro”.
Il comandamento dunque non è volto a distoglierci dai nostri desideri, ma dalle nostre voglie, o capricci, che del resto sono quasi sempre delle illusioni o inganni. In fondo, il Salmo che dice: “cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”, potrebbe essere il miglior modo di commentare questo comandamento, come se Dio ci volesse dire: “non lasciarti disorientare dalle voglie che fanno parte della parte bassa di te stesso, ma persegui quel che sai e senti essere vero e profondo in te”, o “fai quello che veramente desideri”, e non quello che la mentalità del mondo o gli altri vorrebbero che tu desiderassi.
E per un credente non c’è modo migliore per esaudire i propri desideri che amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, sapendo che ogni nostro desiderio viene da Lui, e che quindi solo da Lui sarà esaudito e appagato. Pertanto, l’ultimo comandamento ci rinvia al primo, come ricorderete, e così il cerchio si chiude: amare Dio riconoscendo i suoi benefici significa rimanere in Lui, senza lasciarci distogliere dalle illusioni della vita, i beni creati, di qualunque genere essi siano. In fondo, amare Dio è essere veramente se stessi, perché da Lui noi siamo quel che siamo.
Possiamo dunque rimanere in pace, anche se non abbiamo i beni che i nostri capricci, o la parte più bassa di noi, desidera: avremo comunque, per parafrasare il Vangelo, “la parte migliore”, che nessuno potrà toglierci “A chi possiede Dio nulla serve – dice santa Teresa di Gesù – perché Dio solo basta”. Certo, imparare a fare bastare Dio solo non è semplice, perché a volte la nostra superficialità ci può fare lasciare ammaliare da molte sirene.
Ma ancora ci viene in aiuto la Scrittura, e in particolare il salmo 37, che vi invito a leggere, almeno nei primi dodici versetti, che qui riporto solo all’inizio: “Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori; come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato. Confida nel Signore e fa il bene, abita la terra e vivi con fede; cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”.
Alla fine, possiamo ben dire che i dieci Comandamenti disegnano un uomo ben preciso: Gesù Cristo. è Lui che viene tratteggiato nell’Antico testamento, ed è in Lui che queste parole si compiono. E così la nostra osservanza di questi non avviene nel segno della legge – i Comandamenti, come abbiamo visto, non sono una legge – ma della grazia. è lo Spirito Santo che forma in noi i medesimi sentimenti che sono in Cristo, che ci rende simili a Lui. E noi chiediamo lo Spirito per vivere secondo lo Spirito, desiderando per noi quel che Gesù per sé ha scelto e desiderato.

 

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