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di Ottavio De Bertolis

Il senso di questa pagina stupenda del vangelo di Giovanni è che non siamo più sotto la legge, simboleggiata dalle sei giare di pietra per le purificazioni dei Giudei, ma sotto la grazia, cioè nell’impero dell’amore: Cristo infatti è il vero sposo, colui che ci regala la dote della giustizia e della fedeltà, ci dona quel che ci manca, e che la legge non può che denunciare. E così i nostri cuori cessano di essere cuori di pietra, proprio come le giare, e possono diventare cuori di carne, cuori cioè mossi dallo Spirito, dall’amore, e non dal timore e dalla legge: così San Paolo ci dice che non abbiamo ricevuto uno Spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma uno Spirito da figli, per mezzo del quale gridiamo “abbà, Padre”.

E in tal senso ecco che l’acqua della nostra vita smette di essere acqua sciapita, incolore e insapore, ma questa viene trasformata nel vino nuovo, saporoso e portatore di gioia, della nuova Alleanza. I tempi messianici infatti sono quelli nei quali, secondo la profezia, vino nuovo scorrerà dalle colline, e infatti dalle giare di Cana sgorgano torrenti di vino nuovo: esso è anche prefigurazione dell’Eucaristia, perché lo Sposo che viene, Cristo Signore, consumerà il suo mistico matrimonio con la Chiesa offrendo se stesso, il suo stesso corpo, sulla croce, che sarà per lui come un torchio che preme questo grappolo, donatoci dal Padre.

Contemplando questa scena chiediamo a Maria di aiutarci ad entrare nella nuova Alleanza, di non rimanere nella logica vecchia, quella della legge; chiediamo di essere inebriati da questo nuovo vino, perché solo in questa santa ebbrezza possiamo fare cose più grandi della legge. In altri termini, chiediamo di non essere più solo degli “osservanti” della legge, divina ed ecclesiastica, ma dei veri innamorati di Cristo, che seguono lo Sposo dove lui li porta: e sappiamo che coloro che seguono l’Agnello lo scortano fino al calvario, salendo con lui sulla croce. Per questo così pochi dei presenti a Cana lo furono anche sul Golgota, è facile avere amici quando si fa festa, ma è molto più difficile trovarli nella fatica e nel dolore. Chiediamo dunque di essere veri e completi amici suoi: stupiti dalla gratuità del dono totale della sua vita, del mistero per cui egli fa di noi peccatori la sua vera sposa, consumandosi per essa, possiamo entrare in una religione fatta non di prescrizioni umane, ma spinta dallo Spirito, capace di offrire senza riserva le nostre persone alla fatica e alla sequela.

Del resto, possiamo contemplare, sullo sfondo di questa scena, la Madre di Dio che vede la mancanza di vino, lo spegnersi della gioia alla mensa; attenta ai bisogni degli uomini, chiede lei stessa l’intervento del suo Figlio. Preghiamola di vedere i nostri bisogni, la mancanza di gioia, cioè del vino nuovo, in tante vite; chiediamole di aiutarci a fare quello che Lui ci dirà. Chiediamo la grazia di obbedire a Maria, di ascoltare la sua voce, perché lei certamente anche oggi ci guida, ci spinge, ci sostiene; nella sua voce c’è la stessa voce del Figlio suo. La nostra vita, la vita di tante persone, è spenta, ridotta come acqua senza sapore alcuno, perché non crediamo all’amore: del resto, noi abbiamo creduto all’amore solo perché il Figlio ce lo ha rivelato, altrimenti certo sembrerebbe un’illusione. Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, Dio ci si rivela per quel che è: “chi vede me, vede il Padre”. Ma bisogna non amare l’acqua scipita più che il vino che Dio ci dona, cioè bisogna non amare il mondo e quello che esso offre se vogliamo gustare le cose di Dio, e il senso di una vita rinnovata. Non possiamo neanche servire a Dio e a Mammona, cioè un po’ bere da una coppa, e un poco da un’altra, perché non si può servire a due padroni.

Chiediamo quindi a Maria di intercedere per noi, per avere non più quel cuore di pietra, indurito nel peccato o nella superficialità o semplicemente nelle nostre abitudini, anche buone, ma di avere un cuore di carne, sensibile alle mozioni interiori dello Spirito santo, e anche ai bisogni dei poveri, delle persone che sono prive di aiuto e di gioia, proprio come gli sposi di Cana, e che attendono da noi un segno di attenzione e di vicinanza. Preghiamo per quanto, anche oggi “non hanno più vino”: perché Gesù sia per noi la gioia ritrovata.

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