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Un anno abbracciati dalla tenerezza di Dio

di Graziella Fons

Nel cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, il giorno dell’Immacolata Concezione, la mamma di Gesù aprirà la «porta della misericordia» e ci inviterà a oltrepassare quella soglia per «sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza». Gesù prima di consumare nella sua carne mortale l’ultimo frammento di amore, nella persona di Giovanni, il discepolo prediletto, ha consegnato l’umanità redenta a Maria: «Donna, ecco tuo figlio»; da quel momento Maria Vergine partecipa all’azione misericordiosa del Figlio Risorto.

 

Nella Bolla di indizione dal titolo «Il volto della misericordia», papa Francesco afferma che la misericordia è «l’architrave che sorregge la vita della Chiesa». Il Papa ha desiderato aprire la porta della misericordia, affinché nessuno sia escluso dall’abbraccio misericordioso di Gesù. Il cuore compassionevole di Gesù è il ponte, la via che unisce Dio e l’uomo, aprendo il cuore alla speranza di essere amati e per sempre, nonostante il limite del nostro peccato. L’apertura della Porta Santa della Basilica Vaticana, si legge nella Bolla, avverrà l’8 dicembre prossimo, Solennità dell’Immacolata Concezione e in coincidenza con il 50.mo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II.

Un evento, come ha scritto il Papa, che «ha abbattuto le muraglie che per troppo tempo avevano richiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata», invitandola ad annunciare il Vangelo in modo nuovo. L’Anno della misericordia dura poco meno di un anno solare, infatti si chiuderà nella solennità di Cristo Re il 20 novembre 2016. Per allargare la possibilità che tutti abbiano l’opportunità di godere dell’indulgenza plenaria, papa Francesco ha stabilito che anche in ogni chiesa cattedrale e, secondo le indicazioni del vescovo diocesano, anche nei Santuari più significativi, si apra, per tutto l’Anno Santo, una «Porta della Misericordia», affinché il Giubileo possa essere celebrato anche a livello locale, «quale segno di comunione di tutta la Chiesa». La misericordia, come architrave che sorregge il cammino della Chiesa, diventa un «ideale di vita e criterio di credibilità per la nostra fede». Quest’architrave è stato a volte sottovalutato o dimenticato, ma è la strada maestra che porta a vivere l’anima e le intuizioni pastorali del Concilio Vaticano II.

L’indulgenza non può essere considerata una specie di condono, ma è una manifestazione concreta della qualità dell’onnipotenza del Signore, è l’unità di misura, il criterio per capire chi sono i veri figli di Dio, capaci di essere a loro volta misericordiosi, poiché a loro è stata usata questa misericordia. Giustizia e misericordia non sono due aspetti in contrasto tra loro, ma due dimensioni di un’unica realtà. Il Papa ricorda che: «Non è l’osservanza della legge che salva, ma è la fede in Gesù Cristo». Questo non vuol dire «rendere superflua la giustizia, al contrario: chi sbaglia, dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono». L’esperienza del perdono ci impegna a vivere di misericordia perché «a noi per primi è stata usata misericordia». L’essere rivitalizzati dal perdono «è un imperativo da cui i cristiani non possono prescindere» se si vuole costruire un futuro di giustizia, di pace e di fraternità. Sappiamo per esperienza quanto difficile sia perdonare, tuttavia è un passaggio obbligato poiché «il perdono è lo strumento posto nelle fragili mani dell’uomo per raggiungere la serenità del cuore per vivere felici».

Paolo VI parlava della «civiltà dell’amore» che non è un’utopia, ma il sogno di Dio per la nostra umanità; la strada dell’amore, infatti, sarà il sentiero obbligato, la frontiera dove incontreremo il Giudice che ci conferirà in pienezza il diritto di cittadinanza. «La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole […] Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile… Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre». La giustizia non può essere assente nel ruolo della misericordia.

La compassione del cuore riesce a spezzare la barriera d’indifferenza che avvolge le periferie esistenziali della nostra società. Nella seconda parte della Bolla, papa Francesco offre alcune indicazioni pratiche per vivere il Giubileo straordinario in pienezza spirituale: compiere un pellegrinaggio, perché «la misericordia è una meta da raggiungere che richiede impegno e sacrificio; non giudicare e non condannare, restando lontani da gelosie e invidie» diventando, così, strumenti del perdono; aprire il cuore alle periferie esistenziali, portando consolazione e solidarietà a quanti, nel mondo di oggi, vivono come precari, nell’indifferenza, privati della dignità, nella solitaria sofferenza e senza alcun diritto. Tra le mete dell’Anno della misericordia c’è anche l’incontro con le religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; affinché «ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione».

Papa Francesco ha desiderato iniziare l’Anno della Misericordia nella festa dell’Immacolata. La Bolla d’indizione si chiude con un richiamo a Maria, “Madre della Misericordia”, “Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini”, Colei che “attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti”, senza esclusioni e che il futuro dell’umanità «sia intriso di misericordia».

 

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