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Margherita Maria Alacoque

di Gabriele Cantaluppi

Morta ad Annecy nel 1690, Santa Margherita Maria Alacoque fu beatificata quasi due secoli dopo nel 1864 e canonizzata nel 1920, tanto da far dire ai promotori del processo di beatificazione che: “ci vogliono più formalità per far dichiarare un Santo, che per farsi santi”. La ragione di tanto ritardo sta nell' opposizione alla devozione al Sacro Cuore da parte dei giansenisti e di qualche gruppo cattolico. Ancora oggi la “grande promessa” rivelatale da Gesù non riscuote simpatia da parte di alcuni: “Ti prometto, nell'eccessiva misericordia del mio Cuore, che a coloro che si accosteranno alla sacra mensa per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì del mese, l'onnipotente amore del mio Cuore concederà il dono della penitenza finale: non moriranno in stato di peccato, né senza ricevere i santi sacramenti e il mio Cuore in quegli ultimi istanti sarà per loro sicuro asilo”.

A lei il Cuore di Gesù aveva confidato che ciò che gradiva maggiormente in un’anima consacrata è lo spirito di obbedienza e Margherita aveva sempre confidato alla Superiora di turno nella sua comunità tutto quello che quel Cuore le chiedeva, attenendosi alla sua approvazione o meno. Ciò proprio perché le grazie di cui era depositaria le facevano sempre temere, a volte con vera angoscia, di essere vittima di un inganno del demonio. La Comunione dei primi nove venerdì del mese, non va intesa come una polizza di assicurazione per il Paradiso, ma come volontà di vivere nel sacramento dell’Eucaristia il desiderio di immolazione di Gesù Crocifisso e riparare i peccati del mondo: è dunque un impegno di conversione quotidiana, che non ci fa trovare impreparati davanti alla morte. Quinta figlia di Claudio, notaio e avvocato di Luigi XIV e di Filiberta Lamyne, Margherita nacque a Lauthecourt nel centro della Francia il 22 luglio 1647, ricevendo il battesimo due giorni dopo.

A nove anni, cosa eccezionale per quei tempi, fu ammessa alla Prima Comunione, grazie all’educazione alla fede ricevuta da una madrina a cui era stata affidata e poi in un collegio diretto dalle suore clarisse di Charolles. Il Santissimo Sacramento e il Rosario divennero le sue grandi devozioni, tanto che scriverà: “La Santissima Vergine si è sempre presa una gran cura di me; ricorrevo a lei in tutte le necessità, e lei mi ha tirato fuori da grandi pericoli”. La croce cominciò presto a pesare sulle sue spalle. Una lunga malattia la costrinse a letto per quattro anni, dai dieci ai quattordici, e anche quelli seguenti furono difficili, perché perse una sorella e il papà appena quarantenne e i parenti, che la mamma aveva chiamato per amministrare i loro beni, le privarono di ogni libertà, trattandole come delle serve. Quando, per esempio, Margherita chiedeva un vestito decoroso per andare a messa, glielo rifiutavano ed era costretta a farselo prestare da un’amica.

Vincendo le resistenze della mamma e della famiglia, che l’avrebbero voluta sposa a un buon partito, ricevuta la Cresima a 22 anni aggiungendo al suo nome di battesimo quello di Maria, poté coronare il sogno di farsi suora, presso il monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, il 25 maggio 1671. «Mettiti davanti a Nostro Signore, come una tela in attesa del pittore» fu il consiglio ricevuto dalla maestra delle novizie alla sua richiesta di insegnarle a pregare. Prese sul serio questa raccomandazione trascorrendo in preghiera davanti al Santissimo Sacramento molte più ore di quelle richieste dalla regola e le sue consorelle cominciarono a guardarla con diffidenza, pensando che volesse mettersi in mostra. Per tenerla “coi piedi per terra” le affidavano i lavori più umili e a volte era costretta a soffrire per la durezza con cui le superiore la trattavano, ma cercava di superare ogni ripugnanza e di essere obbediente in ogni piccola cosa. Il 27 dicembre 1673 per la prima volta Gesù si rivelò a lei: “«Il mio divino Cuore è tanto appassionato d’amore per gli uomini che, non potendo più contenere in sé stesso le fiamme del suo ardente amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo”. Altre volte le suggerì pratiche religiose e altre promesse, invitandola a farle conoscere al mondo, fino a chiedere che venisse istituita la festa del Sacro Cuore il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. Ma lei non sapeva come fare, circondata dalla diffidenza delle consorelle, che non le permettevano neppure di farsi un’immagine del Sacro Cuore e di esporla pubblicamente.

Le venne in aiuto la Provvidenza, nella persona del padre gesuita Claude La Colombière, che fu per molti anni il suo direttore spirituale e, riconoscendo come ispirate veramente da Dio le rivelazioni ricevute, la incoraggiò, sostenne la sua causa presso le superiore della Visitazione e si fece egli stesso apostolo della devozione al Sacro Cuore. Negli ultimi paragrafi dell'autobiografia, scritta per obbedienza, la Santa descrive i doni ricevuti dal Cuore di Gesù di farla partecipe più intimamente della sua passione: viveva la sofferenza sempre nella gioia e nella chiara consapevolezza della presenza del Signore. A poco a poco, prima il suo monastero, poi alcune famiglie, infine moltissimi fedeli aderirono alla devozione al Sacro Cuore, che conobbe una diffusione straordinaria. A meno di cento anni dalla sua morte, Clemente XIII, sollecitato a istituire per tutta la Chiesa una festa del Sacro Cuore, apprese con stupore che nel mondo esistevano già 1.090 confraternite ad esso consacrate e si convinse a concedere questa festa il 6 febbraio del 1765. Don Guanella volle che le sue Opere fossero poste interamente sotto la tutela del Cuore di Gesù: “Le nostre Opere sono sgorgate dal Cuore augustissimo di Dio, che le ha fecondate e le sostiene, e noi non possiamo meglio farle prosperare e accendere in noi il fuoco della carità che unendoci al Cuore di Gesù Cristo, apprendendone le virtù e attingendone i favori”. (Lett. Circ. IV,1397).

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